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Al Cern con Fabiola di V.Galassi

Vanna Galassi
www.womenews.net

Conoscevo già Fabiola Gianotti e l’ho anche presentata durante qualcuna delle mie ultime conferenze sulle donne e la scienza come esempio di eccellenza femminile italiana nella scienza, nonostante non si discosti dallo stereotipo classico della scienziata senza marito, né figli, “suora” laica dedita alla ricerca scientifica. Non ama neanche che la sua qualifica professionale sia declinata al femminile (dice “fisico” di se stessa, anziché “fisica”). Eppure, come donne e italiane, non si può fare a meno di essere orgogliose di lei.

Devo dire che la cosa che mi ha più colpito di lei dall’inizio è stata la sua determinazione nel coinvolgere nei suoi risultati tutti i suoi collaboratori, senza mai pretendere di essere da più di loro. Mi scandalizzai un poco quando, al tempo della famosa prima conferenza stampa in cui annunciava la scoperta del bosone di Higgs, alla radio italiana la presentarono come “portavoce” del progetto, invece che come “capo progetto”, traducendo in maniera letterale (e stupida) la parola inglese “spokeswoman”. Ma poi ho pensato che anche quella fosse stata una sua scelta.

Non trovo strano che sia una donna italiana ad essere la prima a capo di una istituzione scientifica così prestigiosa come il Cern (Centro europeo di ricerca mucleare). Fino a pochi decenni fà la presenza femminile nella scienza è stata segnata fortemente dall’Italia; italiane sono le prime donne scienziate che hanno ottenuto riconoscimenti accademici, e in Italia, nonostante i forti condizionamenti sociali, non è mai stato “proibito” ufficialmente alle donne lo studio delle scienze, al contrario di quello che è avvenuto nei paesi anglosassoni e che ancora oggi condiziona le scelte educative di tante giovani donne nel mondo.

La scelta di “condividere” i suoi meriti con collaboratrici e collaboratori mi sembra in linea con la tendenza di molte donne a non “mettersi a capo” bensì “mettersi a disposizione” della comunità. E non secondario mi sembra mettere in evidenza il programma da lei illustrato in quattro parole per il suo prossimo mandato: scienza, tecnologia, educazione e pace. Parole che rimarranno a mio avviso nella storia della scienza, collegate alla sua personalità.

Da qui tutta la giustificazione alla nostra lotta per aumentare il numero di donne nelle posizioni “di potere”, al fine di migliorare i destini delle nostre figlie e dei nostri figli.

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