Home Comunità Cristiane di Base Il Vangelo ci renderà liberi: dal 9° Incontro delle Cdb europee

Il Vangelo ci renderà liberi: dal 9° Incontro delle Cdb europee

A Buizingen dal 19 al 21 settembre presso la Parrocchia Don Bosco si è svolto il 9 ° Incontro Europeo delle comunità cristiane di base intitolato

IL VANGELO CI RENDERÀ LIBERI
Esperienze, impegni e  risposte delle CdB contro il sistema neoliberale

All’incontro hanno partecipato circa 140 persone provenienti da diversi paesi europei: Austria, Belgio francofono, Fiandre, Francia, Italia, Olanda, Spagna, Svizzera che si sono confrontate su

  • Gli effetti economici e sociali del neoliberismo non finiscono di destabilizzare i paesi europei.
  • E noi, comunità cristiane di base, come lo viviamo?
  • Come reagiamo?
  • Come possiamo emanciparci dal pensiero unico neo-liberale?
  • Quali sono le nostre esperienze, i nostri impegni, le nostre risposte al sistema?

L’incontro è inziato il venerdì sera con una una variegata  presentazione delle diverse  delegazioni partecipanti. Dopo molti anni erano presenti anche le CdB olandesi. (1)

Otto i partecipanti dall’Italia tra cui tre donne del gruppo “Thea-Teologia al femminile” di Trento

I lavori sono stati aperti il sabato mattina da una relazione di Elke Vandeperre (educatrice in campo socio/culturale) (2)  Sfuggire il pensiero unico. Emancipazione nel tempo del neoliberismo”

L’incontro è proseguito nei 7 laboratori proposti da ciascuna delle nazioni partecipanti (3)

Austria  “Il Vangelo ci renderà liberi : populismo e xenofobia”

Belgio francofono “Lo spirito di concorrenza e di competizione”

Fiandre  “Perspectivecafé” Organizzato da Karel Ceule (Bezield Verband)

Francia  “La crisi e le nostre paure”

Italia  “Chiesa di Roma, che presiede alla carità”

Spagna   “Il denaro al servizio di una società più giusta e più solidale” Laboratorio sulla finanza etica 

Svizzera   “La diversità è liberatrice” (ad esempio l’ecumenismo)

(in allegato le presentazioni dei vari laboratori)

L’incontro è proseguito la domenica mattina con la celebrazione eucaristica assieme ai parrocchiani della parrocchia “don Bosco” che ha ospitato l’incontro nei propri spazi parrocchiali.

Tutte le attività dell’incontro si sono svolte negli spazi parrocchiali, ivi compresi i pasti.

Una parte dei partecipanti è stato ospitato nei dormitori stabili e ben attrezzati della stessa parrocchia.

L’incontro ha rappresentato per chi ha partecipato un momento importante e coinvolgente “un’esperienza significativa che mi ha permesso di valutare il grado di salute delle CdB europee” (Giuseppe Bettenzoli) che ancora una volta ci ha consentito di verificare il valore della nostra esperienza postconciliare ancora viva e in cammino.

In conclusione, dopo un breve resoconto dei laboratori, è stato approvato il seguente manifesto finale dell’incontro.

 

«Uscire dal pensiero unico neoliberale»

22 settembre 2014

«Uscire dal pensiero unico neoliberale è l’unica uscita giusta dalla crisi europea». Questo il titolo del manifesto approvato a Buizingen, nelle Fiandre, a conclusione del IX Incontro europeo delle Cdb che si è svolto dal 19 al 21 settembre e ha visto al presenza di un centinaio di persone provenienti da Austria, Germania, Francia, Belgio (Fiandre e Vallonia), Svizzera, Italia e Spagna (Aragona, Andalusia, Paese Basco).

«Il Vangelo ci farà liberi» è il tema del nostro IX Inconto europeo delle Cdb. Sollecitati dalla questa verità, pensiamo che il neoliberismo e il pensiero unico, come forme moderne del capitalismo, sono all’origine dell’impoverimento e della morte di milioni di persone e dello stesso pianeta, precisamente nel giorno nel quale milioni di persone si mobilitano per ricordare ai governi la nostra responsabilità nel cambiamento del clima.

«L’attuale sistema economico è ingiusto e, nella sua radice, uccide», afferma papa Francesco. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (salmo 11). «Non si opprimeranno gli uni gli altri» (Levitico, 25).

Il pensiero unico stabilito dal Sistema è responsabile di gran parte dei mali della gente. Nel 1995 Ignacio Ramonet lo definì come «…una visione sociale, una ideologia che si pretende esclusiva, naturale, non discutibile, e che sostiene – tra le altre – queste tesi:

1) L’egemonia assoluta dell’economia sul resto della realtà sociale;

2) il mercato come mano invisibile capace di correggere qualsiasi tipo di disfunzione sociale;

3) l’importanza della competizione, quando quelli che dominano sono gli oligopòli e le lobbies;

4) il mercato libero, un libero scambio senza limiti;

5) la mondializzazione, nella sua accezione economico-finanziaria;

6) la divisione mondiale del lavoro;

7) la deregolazione sistematica di ogni attività sociale;

8) la privatizzazione del pubblico»

Come persone credenti in Gesù di Nazareth siamo convinte che, per imboccare una uscita diversa da questa crisi che ci domina, abbiamo l’obbligo di denunciare questi demoni del capitalismo, ivi compreso quello della guerra – strumento scelto per dominare il Sistema – perché non possiamo continuare a tacere, né a guardare dall’altra parte («il silenzio dei buoni» che tanto temeva Martin Luther King), né accettare l’uscita che ci propongono i tecnocrati e i capitalisti a costo delle sofferenze della gente.

La paura, la disinformazione, il controllo dei mass media, la manipolazione del linguaggio e il sequesto dei valori del Regno di Dio, ci addormentano e ci immobilizzano per non uscire da questo pensiero unico.

Le alternative, senza dubbio, sono chiare. Oltre a non continuare silenti, né accomodati/e nell’individuaismo borghese, né rifugiati/e in una spiritualità rilassata e immobilizzante, abbiamo il dovere di recuperare la denuncia profetica, l’evangelica correzione fraterna e l’impegno per la causa delle persone più sfruttate dal Sistema, e abbandonate ai margini: è il mandato che ci dà Gesù di Nazareth.

E, partendo dalla Teologia della liberazione, nostro compito è lottare per la liberazione delle persone oppresse, specialmente le donne che doppiamente soffrono per questa crisi, così come per la libertà e la solidarietà di tutti i popoli e di tutte le culture e identità. Perché la nostra lotta per lo sradicamento della povertà, deve poi divenire una lotta senza quartiere né tolleranza contro l’accumulazione della ricchezza e per una migliore distribuzione dei beni di questo mondo.

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Allegati

1 –  Power Point della presentazione italiana

2 –  testo della relazione disponibile in inglese e francese

3 –  testo in italiano delle tracce di riflessione proposte; quello austriaco in francese

4 – – partecipazione per paese

 

Austria 3
Belgio francofono 24
Fiandre 32
Francia 28
Italia 8
Olanda 6
Spagna 30
Svizzera 9
totale 140

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Ateliers- laboratori – work groups

 

ITALIA “Chiesa di Roma, che presiede alla carità” (sintesi)

Fin dalla sera della sua elezione, papa Francesco ha posto in evidenza che la sua missione qualificante era il suo essere “vescovo di Roma”, e non già “pontefice della Chiesa universale”.

Non che, nel dispiegarsi del suo ministero, abbia negato questa seconda qualifica, ma l’asse della sua responsabilità ecclesiale – ha ribadito – è l’essere vescovo di Roma.

E allora, si deve approfondire:

1 – che significa “vescovo di Roma”?

2 – quale il rapporto tra la Chiesa di Roma – che all’alba del secondo secolo Ignazio di Antiochia definiva come “la Chiesa che presiede alla carità” – e l’insieme delle altre Chiese sorelle?

Lo sviluppo concreto e programmatico di un papa che si proclama “vescovo di Roma” ha – potenzialmente – conseguenze decisive sia per l’insieme della Chiesa cattolica romana, e per il rapporto primato papale/collegialità episcopale, sia per l’ecumenismo e la ricerca dell’unità visibile e della comunione eucaristica tra tutte le Chiese oggi divise e, talora, contrapposte

 

Le Cdb di fronte alla “Chiesa di Roma che presiede alla carità”

Il giorno della sua elezione, il 13 marzo 2013, Francesco si è presentato al mondo – in qualche modo rappresentato dalle migliaia di persone convenute in piazza san Pietro dopo la “fumata bianca” del camino della cappella Sistina – non come “papa”, ma come “vescovo di Roma”. Una “ovvietà” e, insieme, una piccola “rivoluzione”.

E’ noto, da sempre, che il papa è il vescovo di Roma, e che proprio in quanto tale – secondo la teologia cattolica – egli è il cardine dell’unità della Chiesa e il capo del collegio episcopale. Questa verità, però, si è andata via via oscurando, nei secoli, in quanto i pontefici sempre più hanno sottolineato il loro essere “papa” piuttosto che il loro essere “vescovo di Roma”. Questa scelta è stata rafforzata dal fatto che, almeno nell’ultimo millennio, e fino a Giovanni XXIII, i papi “non” esercitavano il loro ministero pastorale di vescovi di Roma, non visitavano le parrocchie della diocesi, non conoscevano il loro clero. La cura pastorale di Roma era delegata al cardinale vicario che, in pratica, era il vero vescovo di Roma, pur non essendolo affatto.

Eppure all’inizio della Chiesa non era così. Ignazio di Antiochia (secondo secolo) definisce la Chiesa di Roma come quella che “presiede alla carità”. Dunque, non è solamente il vescovo di quella città, ma l’intera sua Chiesa chiamata a “presiedere”. Questa prospettiva – che presupponeva una teologia che considerava ogni Chiesa locale, a cominciare da quella di Roma, un corpo vivo e multiforme, ricco di carismi e di ministeri – non ignorava certamente il vescovo, il “padre” di quella Chiesa, ma lo vedeva inserito in essa. Poco alla volta la prospettiva espressa da Ignazio si è però persa, e dalla centralità della Chiesa locale si è passati a sottolineare solamente la centralità del vescovo di quella Chiesa. Isolato dalla sua Chiesa, il vescovo di Roma è andato sempre più presentandosi quasi (quasi) come il super-vescovo dell’intera Chiesa cattolica romana, e perciò come “papa”, cioè capo supremo dell’intera Chiesa. Il Concilio Vaticano I, definendo – nel 1870 – i dogmi del primato pontificio e dell’infallibilità papale, già nel titolo della sua definizione sottolineava il ruolo del papa come “pontefice”, e oscurava quello di “vescovo di Roma”. Al Vaticano II, la costituzione Lumen gentium ha corretto, in parte, questa impostazione, e tuttavia non parla mai del “vescovo di Roma”, ma solamente del “pontefice romano”. Tuttavia, a partire da papa Giovanni, tutti i successivi pontefici hanno iniziato ad evidenziare il loro ruolo di “vescovo di Roma”, visitando alcune parrocchie e incontrando, almeno una volta all’anno, il loro clero.

Invece, Jorge Mario Bergoglio proprio all’alba della sua elezione a “romano pontefice” si è presentato semplicemente come “vescovo di Roma”. Coerentemente tradotta in pratica, questa scelta teologica porterebbe a importantissimi cambiamenti sia nel “modo di esercizio” del primato papale che nell’attuazione della collegialità episcopale, affermata dal Vaticano II ma, finora, non veramente concretizzata. La scelta di Francesco ha, poi, una conseguenza ecumenica rilevante, perché potrebbe aprire la strada ad un ripensamento del ruolo papale così che il servizio del vescovo di Roma all’unità e alla pace tra tutte le Chiese assumesse una nuova luce e, forse, un nuovo volto, comprensibile e – in prospettiva futura – forse (forse!) accettabile da parte delle Chiese ortodosse e di quelle legate alla Riforma.

Ma la scelta di Francesco ha anche un’altra, e per noi decisiva, conseguenza nell’autocomprensione della Chiesa romana. Infatti, data tale “variazione”, una comunità cristiana di base a Roma si situa adesso in un contesto teologico, storico e pastorale assai diverso da quello del passato: essa, infatti, non deve più rapportarsi al “papa”, ma al “vescovo di Roma”. E, essendo non il “papa”, ma la “Chiesa di Roma” che presiede alla carità, essere una Cdb a Roma, oggi, dovrebbe significare avere coscienza di fare parte, seppure in modo dialettico, di questa Chiesa che, nella sua interezza, secondo la teologia cattolica, è collocata al primo posto nella fraternità e nella sororità tra le Chiese. Quindi, pur ben conscia della sua pochezza e della sua inadeguatezza, la Cdb di san Paolo (quella alla quale appartengo, e che vive ed opera a Roma da oltre quarant’anni) deve confrontarsi con questo nuovo orizzonte dischiuso da Francesco. E, in questo scenario, noi possiamo portare alcuni significativi doni alla Chiesa di Roma, e cioè proposte, esperienze e orizzonti che includono il ripensamento dei ministeri, la critica radicale al “sacerdozio”, la concretizzazione del significato del primato del “popolo di Dio”, la piena partecipazione delle donne a tutti i ministeri ecclesiali, l’attuazione dell’antico principio ecclesiale “ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere trattato”.

Siamo solo all’inizio di un’epocale svolta ecclesiale; ma non sappiamo se essa sarà veramente portata avanti, o se si esaurirà, sepolta dalle enormi contraddizioni che gravano sui vertici della Chiesa romana e delle sue strutture. Del resto, la mia opinione personale è che, senza un nuovo Concilio (aperto anche a presbiteri, e a laici, uomini e donne), non si arriverà alla meta desiderata. Comunque, noi vogliamo sperare che, all’alba intravista, segua una giornata radiosa, e non un’improvvisa gelata. In ogni caso, ritengo che noi dovremmo tenacemente continuare ad impegnarci, con umiltà e con coraggio, a dare il nostro contributo perché si avveri il sogno di una Chiesa romana radicalmente riformata secondo l’Evangelo, “affinché il mondo creda”.

 

 FIANDRE “Perspectivecafé” – Organizzato da Karel Ceule (Bezield Verband)

Dall’esperienza della rete fiamminga “Verband Bezield”, questo workshop introduce il concetto di “caffè prospettiva.” Per gruppi da 15 a 100 persone, questo metodo crea una buona base tra i partecipanti e li introduce a nuove prospettive. Nel migliore dei casi, fornisce ai partecipanti le informazioni necessarie per attuare i cambiamenti di prospettiva nella loro vita quotidiana e sviluppare nuove iniziative vivificanti.

Utilizzando due sfide concrete – una delle quali legate al neoliberismo – i partecipanti stessi possono esercitare a questo metodo.

 

FRANCIA “La crisi e le nostre paure” – Seminario proposto dal coordinamento francese

“L’attuale crisi ha assunto dimensioni finanziarie, economiche, sociali, politiche, culturali e ambientale.

Quali sono gli effetti della crisi su di noi?

Considerate questa domanda a partire dalle realtà locali o concrete: come questa crisi e dei suoi effetti ha cambiare i nostri modi di essere?

Tra l’ altro cose, essa risveglia (o intensifica) paure, le nostre paure

Cosa fare per  ritrovare: Fiducia, Iniziative e democrazia? ”

 

SPAGNA  “Il denaro al servizio di una società più giusta e più solidale”  Laboratorio sulla finanza etica

1 Presentazione del laboratorio  nell’ambito di questo incontro.

Obiettivi:

Riflettere sull’importanza (considerare l’importanza) del denaro nella nostra società.

introdurre strumenti di finanza etica.

Condividere esperienze etiche in Europa, in particolare nei paesi partecipanti.

Impostare sfide future

Contenuto:

La nostra esperienza sul denaro

Il ruolo del denaro nella nostra società.

Riflessione su “Per chi lavora il nostro danaro?

Strumenti di finanza etica per una società più giusta e solidale.

Esperienze di finanze etiche dal punto di vista dell’impegno cristiano in diversi paesi.

Sfide economiche dal punto di vista del Vangelo

Bibliografia e link di interesse

Valutazione del laboratorio

 

 BELGIO FRANCOFONO  “Lo spirito di concorrenza e di competizione”

La forza liberatrice del Vangelo si trova nella persona di Gesù. Egli  è radicalmente libero nei suoi atteggiamenti, nel suo comportamento, nel suo messaggio.

Così le prescrizioni  giuridiche  imposte dai farisei (che vogliono essere i più puri, i più perfetti) vengono vilipese e Gesù si permette di infrangerle: guariva in giorno di sabato e autorizza gli Apostoli a spigolare per calmare la loro fame. I regolamenti che la Chiesa ha talvolta voluto  imporre, non possono più talvolta che  essere ignorati a favore dell’ amore, e del rispetto per l’essere umano.

Fin dall’infanzia, e più aancora a  scuola,noi  vogliamo camminare più velocemente rispetto agli altri, essere il primo della classe, ma Gesù disse: “I primi saranno ultimi e gli ultimi saranno i primi”.

Cerchiamo una professione la più brillante e la meglio pagata? Eppure Gesù rimprovera gli Apostoli che stavano parlando su chi era il più grande?

Noi non vediamo una tendenza a fare delle donne dei cittadini donne di seconda classe; però

Gesù ha ammirato la “Siro-fenicia”  e ha elogiato la donna che gli ha unto i piedi. Ha  rivelato messaggi importanti alle donne: alla Samaritana, a Maria Maddalena (la prima a constatare la resurrezione e ad annunciarla gli apostoli).

Come sono tenuti in conto nelle nostre società e nelle nostre  politiche i  poveri, i senza fissa dimora, i senza tetto, i disoccupati, gli stranieri? Gesù li avvicinò, li guarì, a volte affidò loro dei compiti: qual è stato il suo criterio per la scelta degli Apostoli.

E nei confronti dei peccatori, ha sempre avuto uno sguardo di misericordia e di incoraggiamento (Zaccheo, la donna adultera)

Gesù parla di talenti da far fruttare, ma critica chi accumula  una fortuna per se stesso e non teme di pagare il lavoratore dell’utima ora altrettanto che quello della prima ora. Egli ordina gli Apostoli “Date loro  da mangiare”

E’ seguendo Gesù, che noi ci liberiamo  dall’ accanimento di guadagnare sempre di più , di essere il migliore, il più potente  e di  tutto ciò che nuoce alla solidarietà e alla convivialità, col  rischio di corruzione e di sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Fortunatamente noi adottiamo delle alternative per  l’accettazione  dei membri delle comunità di base e di altri amici amici rispettosi dell’ essere umano: siamo invitati a firmare petizioni, per sostenere iniziative come i gruppi di acquisto, lo scambio di conoscenze, commercio equo e banche alternative (Nuove  Banche), ecc
E abbiamo la possibilità di liberarci dal sistema neo-capitalista, ma l’inversione sarà lenta.

 

SVIZZERA   “La diversità è liberatrice” (ad esempio l’ecumenismo)

Il sistema neoliberista è in primo luogo un sistema che non vuole più vincoli, più frontiere e si basa sul “pensiero unico”.

La diversità è pertanto contro questo sistema.

L’obiettivo di questo workshop è quello di riflettere e condividere sull’argomento, e lo scopo di questa presentazione è offrire alcuni spunti di riflessione.

Per i sostenitori del neoliberismo, si tratta promuovere un rinnovato liberalismo, basato su due pilastri principali: il monetarismo (nessuna influenza dello Stato sulla moneta) e l’economia della offerta (nessun freno fiscale).

Per coloro che lo denunciano (il termine è spesso usato a sinistra, ma è anche parte del vocabolario della “destra conservatrice”) il “neoliberismo”” aumenta le disuguaglianze sociali riduce la sovranità statale e mina la crescita dei paesi in via di sviluppo.

Come può la diversità contrastare questo sistema?

Una delle piste è l’esperienza ecumenica di diverse CdB della Svizzera.

Mi baso sulla esperienza della comunità di Nyon a cui appartengo.

Abbiamo lavorato per quasi 10 anni con un sacerdote e un pastore che celebravano a turno.

Dopo la partenza del sacerdote, e molte discussioni, abbiamo deciso di celebrare con il pastore (officiante) alternativamente all’insieme della comunità.

Il dialogo cattolico / protestante è fatto sulle nostre esperienze di vita piuttosto che sulla riflessione teorica. In questo senso la diversità è stata costruttiva.

Nei nostri momenti di confronto sulla Bibbia e sul Vangelo noi percepiamo le nostre diverse

sensibilità, ma queste arricchiscono le nostre discussioni, piuttosto che bloccarle.

Prendiamo  un altro esempio dal mondo finanziario.

Nella moltitudine di istituti bancari ce ne sono molti in Europa che hanno scelto opzioni sociali o ambientali come l’la Banca Svizzera Alternativa (BAS).

L’opacità degli investimenti e delle fonti di finanziamento del sistema  bancario e finanziario attuale  presenta un grave rischio per la stabilità dell’economia mondiale.

Favorisce la sottrazione/evasione di  un  ammontare di imposte colossali nondimeno   necessarie per il funzionamento degli stati. Con questo tipo di banca di utilità pubblica, con un organo di controllo etico,  un senso sociale sviluppato, investimenti mirati secondo criteri ecologici, il cittadino ha una scelta ed è la diversità che lo permette.

Un riferimento al Vangelo per cambiare i punti di vista: la moltiplicazione dei pani narrata dai quattro Evangelisti, due episodi in Matteo e Marco.

I suoi miracoli ci parlano oggi della ricchezza della condivisione, dell’effetto moltiplicatore della divisione dei pani e dei pesci. Il pane condiviso è anche la parola di Dio condivisa.

Questi miracoli sono anche in relazione alla storia di Mosè che alimenta il popolo liberato dalla schiavitù con la manna  piovuta dal cielo (la manna in ebraico significa “che cosa è?” ed è anche attraverso la discussione che si mangia).

E la diversità in tutto questo(?): ebbene è attraverso la condivisione che troviamo la diversità e che possiamo addomesticarla, renderla umana. Pensate anche all Pentecoste e alla venuta dello Spirito che si manifesta all’umanità in tutta la sua diversità (At. 2, da 1a 13) descritta nel dettaglio elencando tutti i popoli conosciuti.

La diversità deve essere al servizio dell’unità. Il mondo è “UNO” e l’economia deve essere al servizio di tutta l’umanità e non nuocere  a una parte per il beneficio dell’altra.

San Paolo parla del corpo di Cristo. Molto spesso leggiamo questo testo pensando alla Chiesa come istituzione, ma dovremmo  leggerlo  pensando a tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Nell’Apocalisse, san Giovanni dà una visione del mondo nuovo che scende dal cielo. Questo mondo è un sogno che può essere raggiunto solo con il concorso del mondo intero e che  stabilirà il “Regno di Dio” sulla terra.

 

 AUSTRIA L’Evangile nous rendra libres : populisme et xénophobie

C’est avant les élections européennes que nous avons décidé, lors d’une réunion des communautés de base de la région de Vienne, de choisir le thème “populisme et xénophobie’’. Les élections ont malheureusement montré l’importance croissante de cette question dans presque tous les pays européens.

De plus en plus de gens ne se préoccupent plus guère de chercher les racines des inégalités et des injustices dans notre société d’abondance et ils ne sont plus disposés à lutter contre cela par des actions de solidarité. Au contraire, ils se laissent aller à croire qu’ils seraient en sécurité et mieux protégés en se séparant de tous les étrangers, et en faisant de l’Europe une forteresse. Ils se déchargent de leurs frustratiuons sur les personnes qui ne sont pas comme eux.

Nous connaissons tous les résultats – et ils apparaissent à la fois dans les stratégies des gouvernements et des sociétés, ainsi que dans le comportement des groupes et des individus. «Je», «nous» d’abord – c’est ce que presque tout le monde pense :

  • la procédure d’asile peut être prolongée indéfiniment
  • le traitement dégradant des étrangers et des demandeurs d’asile par le personnel des départements qui en ont la responsabilité
  • les demandeurs d’asile ne sont pas autorisés depuis des années à avoir un travail rémunéré ou à recevoir une formation
  • la police va parfois jusqu’à battre à mort ou blesser gravement des demandeurs d’asile, elle procède par mesures d‘éloignement, et souvent n’est pas tenue pour responsable
  • les Roms et les Sintis sont chassés de leur emplacement de camping ou de logement, même s‘ils viennent des pays de l’UE, bien qu’ils soient citoyens de l’UE, et ils sont séparés par des murs du reste de la population
  • les partis politiques s’adressent aux plus bas instincts pour faire croire à une partie significative de la population que la criminalité et le trafic de drogue n’existent presque exclusivement que chez les «étrangers», utilisant cette propagande xénophobe à leur profit
  • des gens sont humiliés à cause de leur religion ou de leur origine sur les affiches électorales (sans que quiconque intervienne)
  • à la moindre détérioration de la situation économique, les gouvernements diminuent les moyens de l’aide au développement (l‘Autriche le fait particulièrement bien)
  • quand l’islamophobie conduit à ce que les femmes qui portent le foulard soient victimes d‘insultes sans fondement et d’exclusion sur le lieu de travail, ou quand des manifestations violentes sont organisées pour empêcher la construction d‘une mosquée
  • les mendiants sont pourchassés et traités avec un mépris impitoyable ; on interdit la mendicité parce qu’on ne veut pas voir la pauvreté
  • quand les pays européens laissent tomber les pays du tiers-monde d’où viennent beaucoup de réfugiés qui sont rejetés

Chacune et chacun d’entre nous pourrait certainement continuer cette liste.

Il n’est pas difficile de voir à qui profitent ces choses:

  • Les groupes et les partis populistes qui gagnent de cette façon des électeurs.
  • Les riches et les puissants qui sont heureux quand les gens ne s’intéressnt pas aux vraies causes de leurs problèmes, le statu quo n’est pas remis pas en question, mais à la place on cherche plutôt des boucs émissaires
  • les gouvernements n’en profitent pas directement, mais ils sont contraints par ces mouvements populistes à en tenir compte parce qu’ils craignent de perdre des électeurs.

La question que nous devons affronter est : pourquoi tant de gens dans toute l’Europe se sentent-ils attirés par ces idées populistes de droite?

Dans une large mesure, il y a ceux qui n’ont pas d’estime de soi, qui n’ont pas connu la réussite, qui ne se sentent pas valorisés et respectés, et qui sont le plus souvent peu formés. Le fait que ces personnes aient besoin de quelqu’un qu‘ils puissent regarder de haut, qu‘ils puissent maltraiter est assez logique. Aussi dans les Etats du Sud de l‘Amérique, ce sont les Blancs pauvres et incultes qui sont les pires racistes.

Mais est-ce tout ?

N’est-il pas déjà arrivé que des gens qui ont l’air assez agréable et raisonnable, qui ont un bon travail, un bel appartement et une belle famille, qui vont peut-être à l’église tous les dimanches, et vous pensez peut-être qu’ils sont vos amis, tout d’un coup et tout à fait naturellement ces gens se montrent xénophobes de manière flagrante?  Pourquoi? De quoi ont-ils peur? De partager?  De manquer?  De justice? Que veulent-ils protéger?

Tu n’opprimeras pas l’émigré ; vous connaissez vous-mêmes la vie de l’émigré, car vous avez été émigrés au pays d’Egypte. (Ex., 23,9)

Le droit de l’Ancien Testament à propos des étrangers propose des mesures humaines décentes : la bénédiction, la tolérance, la solidarité, la joie. Le courage et l’imagination sont nécessaires pour concevoir un modèle de vivre ensemble pour l‘immigration. La bénédiction et le repos existent quand une résidence fixe et des droits de séjour sont assurés. La tolérance grandit, si on abandonne les exigences d‘accueil et d’intégration abandonné et qu’on reconnaît la diversité des cultures. Solidarité fait ses preuves dans l’égalité de traitement et l’égalité des droits pour tous sur la terre des vivants. Dans ces conditions, la joie prévaudra pour tous.

Tu ne livreras pas un esclave à son maître s’il s’est sauvé de chez son maître auprès de toi ;c’est avec toi qu’il habitera, au milieu de toi, dans le lieu qu’il aura choisi dans l’une de tes villes, pour son bonheur. Tu ne l’exploiteras pas.“(Deutéronome 23, 16)

Et dans le Nouveau Testament?  On a conservé une déclaration xénophobe de Jésus lui-même.

“… Parti de là, Jésus se rendit dans le territoire de Tyr. Il entra dans une maison et il ne voulait pas qu’on le sache, mais il ne put rester ignoré. Tout de suite, une femme dont la fille avait un esprit impur entendit parler de lui et vint se jeter à ses pieds. Cette femme était païenne, syro-phénicienne de naissance. Elle demandait à Jésus de chasser le démon hors de sa fille. Jésus lui disait : Laisse d’abord les enfants se rassasier, car ce n’est pas bien de prendre le pain des enfants pour le jeter aux petits chiens. Elle lui répondit : C’est vrai, Seigneur, mais les petits chiens, sous la table, mangent des miettes des enfants. Il lui dit : A cause de cette parole, va, le démon est sorti de ta fille.  (Mc 7, 24-29)

Mais il était au moins prêt à apprendre, et plus tard il y a suffisamment d’exemples positifs, comme la Samaritaine au puits de Jacob. Les marginalisés, les exclus, il se sentait lié à eux,  il a pris parti pour eux.

Avec la xénophobie c‘est en fin de compte de misanthropie qu’il est question. Elle ne blesse pas  seulement la dignité humaine, elle empêche aussi une vie décenteet une vie dans la liberté pour tous, aussi pour ceux qui sont contaminés par la misanthropie. En fin de compte la xénophobie blesse la dignité de Dieu, dont l’homme est le représentant.

 

Propositions de discussion dans les ateliers :

Quelles sont les raisons pour lesquelles les gens «normaux» se font embrigader par les populistes?

Jusqu’où sommes-nous libérés, et les groupes dans lesquels nous évoluons, de la xénophobie et des préjugés?

Quelles expériences avons-nous d‘un traitement des étrangers marqué par la xénophobie et le populisme?

Qu’est-ce qui fonctionne, qu’est-ce qui pourrait changer?

La pratique future des communautés de base et des églises. Quels souhaits par exemple.

Exigences vis-à-vis de la société et de la politique.

 

Une suggestion pour le manifeste final

La vérité que nous partageons en tant que chemin pluraliste de toutes les religions et mouvements humanistes nous rendra libres. Cela se réalisera si c’est une réponse sincère face à la réalité commune de cette terre brisée par l’inégalité et la domination. Elle ne nous rendra pas libres si nous la considérons comme un pouvoir ou un privilège qui condamnent d’autres personnes à la pauvreté ou à l’erreur. Plus jamais de dogmes irréfutables, que ce soit mon Dieu ou le peuple élu. Nous devrions écouter toutes les voix. Nous devrions boire à toutes les sources. Pas de frontières.

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