Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Per un discorso sereno sull’omosessualità

Per un discorso sereno sull’omosessualità

Christian Albini
www.vinonuovo.it

C’è una questione legislativa, c’è una questione etica e c’è una questione teologico/antropologica. Sono piani diversi da non confondere

Premessa necessaria: questo post è stato scritto prima del caso scoppiato ieri intorno a Vladimir Luxuria e Tv2000 e anche prima del nuovo monito del cardinale Bagnasco sui matrimoni gay, pronunciato lunedì durante la prolusione all’assemblea della Cei. Proprio alla luce di questi due fatti – però – quanto scrive Christian Albini può offrire lo spunto per una riflessione un po’ più ampia sulla questione del rapporto tra Chiesa e omosessualità.

Pochi giorni dopo il clamore del coming out di Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, che ha rivelato il proprio orientamento e ha definito l’omosessualità un dono di Dio, in Italia abbiamo avuto la polemica sull’insegnante che, su un bollettino parrocchiale, ha denunciato un fantomatico complotto Onu per promuovere omosessualità e pedofilia tra i bambini. Non è la prima volta che leggo sparate del genere e mi viene da chiedermi se sia possibile parlare di questi temi seriamente e serenamente da cattolici e tra cattolici.

Bisogna distinguere i piani. Un conto è il discorso legislativo, con il corrispondente dibattito, sui diritti delle coppie omosessuali e l’equiparazione al matrimonio. Un altro conto è la realtà delle persone e come ci si relaziona a essa, in una prospettiva di fede. Sembra che ci siano due fronti: da una parte i gay cattivi che vogliono distruggere la famiglia e dall’altra i difensori e bisogna schierarsi. Almeno, certi commenti e articoli danno questa rappresentazione. Eppure, basterebbe conoscere e frequentare delle persone omosessuali per capire che non è così.

Io non ho mai accettato le logiche di contrapposizione amico/nemico. Certamente non è una logica cristiana. Gesù scandalizzava proprio per le sue frequentazioni tra coloro che erano considerati peccatori ed eretici, di cui faceva emergere in primo luogo il positivo e la fede di cui erano capaci. È uno stile che andrebbe applicato anche a proposito delle persone omosessuali. Poi gli esagitati ci sono dappertutto, tra i cattolici, tra gli omosessuali, tra gli atei, tra i vegetariani… Ciò però non giustifica il fatto di cadere sempre, parlando di certi argomenti, in un dualismo oppositivo.

Il punto per me è: si può dire da cristiani una parola positiva sulle persone omosessuali e su una relazione affettiva omosessuale? Si può dire che ogni violenza verbale e fisica è sbagliata? Si può dire che considerare l’omosessualità una malattia non ha niente a che fare con la fede cristiana?

La Bibbia presenta una visione antropologica e teologica del rapporto tra uomo e donna che si esprime nel matrimonio. L’omosessualità non rientra in questo ambito. Questo la rende in toto una realtà malvagia e peccaminosa? Chi conosce delle coppie omosessuali può dire che non è così. Lo ha affermato di recente anche il cardinale Schönborn, un allievo di Ratzinger che è tra gli estensori del Catechismo. I passi biblici che fanno riferimento agli atti omosessuali non sono riportabili oggi senza una considerazione critica, perché ne parlano come se questi rapporti fossero solo una scelta deliberata di lussuria. Agli autori biblici era sconosciuta la nozione di identità, orientamento o condizione omosessuale e quindi non la si può valutare in base a quei testi. Una condizione innata è cosa ben diversa da una decisione esplicita, cosciente e colpevole di rifiuto di determinati valori. Il peccato si verifica in questo secondo caso.

Insomma, c’è una questione legislativa, c’è una questione etica e c’è una questione teologico/antropologica. Sono piani diversi da non confondere e su cui la riflessione deve proseguire, come diceva per esempio un teologo come Enrico Chiavacci.

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