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La buona novella è annunciata ai poveri

CdB di San Paolo (Roma)

Chi sono i poveri? Vecchie e nuove povertà. Mito e realtà nell’annuncio della buona novella. Quale significato oggi?

Questo laboratorio si propone di approfondire, senza alcuna pretesa di completezza o assolutezza, il tema del convegno in concomitanza con la ricerche affini di tutti gli altri gruppi di lavoro.

In particolare, l’ambito a noi specificamente assegnato sembra potersi dividere in due settori, connessi ma distinti:

A) l’individuazione per quanto possibile ricca e articolata, non limitata al livello sociologico o politico, delle “vecchie e nuove povertà”, delle cause che le determinano, delle modalità con cui si manifestano nei vari contesti e fasce d’età e delle realistiche possibilità di superamento.

B) la riflessione su come e quanto, nell’annuncio della buona novella, siano intervenute letture e interpretazioni strumentali del messaggio originale di Gesù di Nazareth e dei segni e simboli fondanti della nostra fede.

A tal fine (punto B) sarebbe utile, per una maggiore conoscenza e una più efficace testimonianza, approfondire il rapporto fra termini che, basandosi sullo stesso “annuncio”, portano a interpretazioni opposte, come “regno di Dio/paradiso”; ma si potrebbero esaminare anche altri esempi, come: “mensa eucaristica/altare”; “croce-violenza e croce-sacrificio”, ecc.

La mancanza di consapevolezza su questi temi si è trasformata nei secoli in una sorta di “povertà ecclesiale” che ha favorito l’affermarsi crescente del divario tra clero e laici, tra uomini e donne, tra assemblea (ecclesia) ed istituzione. Le CdB hanno sempre considerato tra le ragioni fondanti del proprio essere il tentativo di “riappropriazione” da parte del popolo d Dio di quella pari dignità e presenza attiva nella vita della chiesa di cui per tanto tempo era stato deprivato.

Ma, dopo aver portato avanti questa necessaria opera critica, quale è in definitiva, oggi, la “buona novella da annunciare? E come può l’annuncio di una “buona novella” venire incontro alle attese dei poveri? E con quali mezzi, linguaggi, testimonianze è possibile agire?

Più in generale, può dirsi che l’ignoranza è una condizione di povertà che favorisce il persistere di sistemi di dominio e limita la capacità di liberazione?

Crediamo che partendo dalla nostra piccola storia di comunità cristiane di base si possano raccontare le visioni che abbiamo avuto sul significato dell’”annuncio” e le esperienze che abbiamo vissuto nel corso dei nostri più di quarant’anni di vita e anche considerare e confrontare l’ evoluzione del nostro modo di pensare e delle nostre prassi nel tempo. E da qui partire per cercare di capire cosa significhi oggi “annunciare la buona novella ai poveri”.

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