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La povertà continua ad interpellarci

E’ possibile vivere così

CdB di Pinerolo

La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli” (Atti 4.32-37).

1- Per anni abbiamo creduto che “fosse proprio così”, che quella prima comunità vivesse davvero in questo modo idilliaco… Poi abbiamo cominciato a pensare che fosse piuttosto una “idealizzazione”, la descrizione dell’irraggiungibile ideale evangelico a cui la comunità, i suoi uomini e le sue donne, in realtà tendeva, desiderando ardentemente di esserne capace. L’inizio del successivo capitolo 5, con l’episodio di Anania e Saffira, ci apre gli occhi, ci dice che davvero era una comunità di gente normale, di uomini e donne capaci anche di sotterfugi e di menzogne, per tutelare il proprio egoismo.

2- La buona notizia, la notizia evangelica, è che è possibile vivere così: in quella comunità uomini e donne cercavano di vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, che aveva predicato, praticato e insegnato cose che lui ben conosceva: modalità di relazioni che a lui erano state trasmesse da comunità di tipo matriarcale, che praticavano un culto religioso per la Madre Terra e ne rispettavano tutte le creature. Non concepivano la proprietà privata di case e di terreni e, grazie alla distribuzione equa dei beni e delle risorse disponibili, non c’erano tra di loro indigenti. Le società matriarcali di Heide Göttner-Abendroth ne documenta la diffusione ancora attuale nel momdo. Gesù è verosimilmente il traît-d’union tra le comunità matriarcali della Palestina e del Vicino Oriente e le comunità che si ispirano ai suoi insegnamenti: mette Dio Padre al posto della Dea Madre, ma per il resto non cambia nulla. tutta la sua vita e il suo insegnamento ci parlano di amore, di cooperazione, di condivisione…

3- Nel cristianesimo purtroppo non durerà a lungo: neanche un secolo… Per chi vorrà vivere così si apriranno le porte dei monasteri e delle clausure… Dunque, questo stile evangelico di vita non è verosimilmente un’invenzione del cristianesimo.

4- Il “segreto” non è un segreto (è tale solo per la cecità e sordità di stampo patriarcale): è possibile vivere in modo evangelico se riconosciamo la sovranità e la saggezza di donne che sanno governare senza impossessarsi della terra e delle risorse che ci mette a disposizione. Solo le donne vanno al mercato, nelle comunità matriarcali, e gestiscono gli scambi e il denaro… Per vivere così il Vangelo di Gesù ci chiede una rivoluzione culturale radicale, non semplicemente e banalmente mettere donne al posto degli uomini nei ruoli di governo. Anche uomini ne sono capaci: ad esempio Mujica, l’attuale presidente dell’Uruguay, che all’ONU ha detto, tra le altre cose: “Dobbiamo governare il mercato, non farci governare dal mercato”… e vive con grande sobrietà.

5- Adista ci sta documentando, da tempo, riflessioni teologiche e pratiche di “buen vivir” che si ispirano a questo ideale evangelico, che l’umanità conosce da sempre e che la cultura patriarcale cerca invano di cancellare. Anche nell’Europa “cristiana”, unico continente che non ospita più comunità matriarcali, esiste una miriade di donne e uomini che cercano di realizzare concretamente forme simili di vita e di relazioni. Proponiamo che le CdB entrino con convinzione in questa rete e vi partecipino attivamente, sostenendola anche con la ricerca, lo studio biblico e la preghiera.

1 comment

Claudio Giambelli domenica, 30 Novembre 2014 at 21:32

6. Il feticismo del denaro crea una moderna dittatura di un’economia apparentemente senza volto; tuttavia, per gli addetti ai lavori, i volti, i nomi e cognomi, gli interessi e le relazioni sono ben noti: il loro potere crea una cultura dominante e antagonista all’etica della cura e responsabilità condivise dell’ambiente naturale e dell’equità sociale. Le categorie del mercato prevalgono rispetto alle necessità della vita umana e naturale: la teoria della “ricaduta favorevole” delle briciole dalla mensa dei grandi profitti è una falsità a cui va tolto il velo anestetizzante. L’umanità non è fatta per sopravvivere accontentandosi delle briciole, ma è fatta per sedersi al tavolo grande della ricchezza naturale rispettata e conservata e della ricchezza sociale condivisa e comunitaria.

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