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Papa Francesco e le due laicità di A.Tempestini

Attilio Tempestini
www.italialaica.it

I toni dell’attuale papa, meno rigidi di quelli del suo predecessore, non vengono per ciò che riguarda i contrasti fra posizioni laiche e Chiesa cattolica a toccare entrambi i piani cui questi contrasti mi paiono, riconducibili.

Un primo piano cioè è quello in cui si ha a che fare con tale Chiesa, nella sua dimensione di organizzazione. È il caso di quando la Chiesa cattolica entra nella scuola pubblica, con un insegnamento della religione che rimane soggetto all’autorità ecclesiastica. Di quando, a questa Chiesa, sono riservati trattamenti fiscali agevolati. Di quando infine (per venire al culmine ed alla sintesi, del piano in discorso), la Chiesa cattolica si erge a controparte dello Stato in un Concordato; per di più, richiamato nella Costituzione italiana.

Su tale piano, allora, la laicità si presenta come appello ad una par condicio fra i vari soggetti -si tratti di chiese, o di gruppi informali come le persone non credenti- in cui una società si articola per ciò che riguarda la religione.

Un secondo piano è quello, in cui si ha a che fare con la Chiesa nella sua dimensione di dottrina. Si tratta della Chiesa, che prende posizione contro il divorzio; contro l’aborto; contro l’omosessualità; contro le unioni di fatto… Prese di posizione le quali comportano sì pressioni sullo Stato, perché le sue leggi si allineino a tale dottrina: ma, più direttamente, prescrivono alle singole persone di comportarsi in determinati modi su certe questioni (questioni che si porrebbero, perfino se la Chiesa come organizzazione addirittura non esistesse).

Su questo piano, allora, la laicità si presenta come appello all’autodeterminazione delle persone, in un quadro legislativo che a tale autodeterminazione dia spazio.

Ebbene, i toni meno rigidi rinvenibili nell’attuale pontefice si pongono tutti, su quest’ultimo piano -anche se ciò non vuol dire che siano rinvenibili per tutte le questioni, relative al medesimo: così, sull’aborto il discorso viene ribadito nei classici termini, classici anche nel senso che quel diritto alla vita, il quale porta a condannare l’aborto, non porta ad una altrettanto radicale condanna della pena di morte-.

Riservarli, toni meno rigidi, a tale secondo piano avrà forse a che fare con la circostanza che è il piano per cui le istanze laiche hanno un cammino più facile? In effetti, mirare (per esempio) ad una legge la quale introduca il divorzio consente di far leva, nella società, su esigenze che evidentemente sarebbe più difficile far emergere per una iniziativa, mirante ad abolire il Concordato.

Cosicché le novità, che giungono dal vertice della S. Sede, ben potrebbero semplicemente proporsi una captatio benevolentiae nei confronti sia del mondo esterno alla Chiesa; sia di quello, interno alla medesima ma tiepido. D’altra parte appare plausibile attendersi che queste novità, essendovi pur sempre un nesso fra dottrina ed organizzazione, verranno dosate per non correre il rischio di ripercussioni su quest’ultima.

Senza contare che anche sul versante, organizzativo-istituzionale, vi era stata alcuni decenni fa col Concilio vaticano II una notevole innovazione nei confronti di un passato più rigido. Il documento conciliare Gaudium et spes affermava, in un passo assai noto, che “la Chiesa… non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall’autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza”.

Ma chi potrà sostenere che dopo questo Concilio, a tali “rinunzie” (e per rinunzia si intende, un gesto spontaneo) la Chiesa abbia, almeno in Italia, proceduto?

Mi sembra dunque probabile, che valori “non negoziabili” continueranno ad avere un notevole peso vuoi sulla Chiesa come organizzazione, vuoi sulla Chiesa come dottrina. Un peso, ovviamente, per la cui incidenza nel nostro paese conterà quanto lo Stato, da parte sua, riterrà non negoziabile il valore della laicità.

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