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Etica pubblica, non etica di stato! di L.Menapace

Lidia Menapace
www.italialaica.it

Non si può normare tutto, tipo quante volte al giorno bisogna soffiarsi il naso, se si deve mangiare di magro il venerdì, a che ora si può accendere o spegnere la luce in casa, se sui davanzali e balconi si possono tenere gerani o altre piante ornamentali.

A mia sorella piacerebbe, perché chi si mette le dita nel naso le fa ribrezzo e quando era in chiesa e dicevano “scambiatevi un segno di pace” ,che é appunto una stretta di mano (ti faccio vedere che non porto spada e non voglio sbudellarti) lei stava un po’ ai margini dei banchi e appena prima dello scambio si infilava, dopo aver attentamente osservato che nessuno/a si fosse messo le dita nel naso. Ma non poteva tenere i guanti? non si dà la mano guantata a chi ti porge la mano nuda, se non dicendo “scusi il guanto”, e in chiesa non si può parlare, sicché non c’era altra via.

Impossibile generalizzare sanzionare controllare questa pratica di mia sorella con legge, perché appartiene a quella sfera di umana attività, che potremmo chiamare “buona educazione”.

La buona educazione, e nelle sue forme più sofisticate, l’etichetta, può essere considerata il primo scalino dell’etica pubblica. E’ una attività pratica, agibile a volontà, utile per lubrificare -dirò così- le relazioni sociali semplici: chi passa primo/a da una porta, chi ha diritto di attraversare una strada trafficata, chi saluta per primo, chi decide la lunghezza delle gonne, delle maniche ecc. ecc., quasi tutto il vestiario sta sotto il segno della buona educazione: vestirsi ordinatamente, con abiti lavati e stirati, che rispettano le usanze sulla opportunità di esporre alla vista parti più o meno vaste del proprio corpo ecc. ecc.

Siccome la vista dei corpi trasmette anche un piacere estetico e una emozione sessuale, qui incontriamo già una questione complessa in una materia di tenue valore. E’ utile mettersi d’accordo e ciascuna istituzione ha il diritto di stabilire come ci si veste (in chiesa non si entra se non come dicono gli organizzatori del culto; a scuola non si va vestiti/e in modo da favorire la distrazione invece che una semplice e non forzata attenzione), (cioé il velo è troppo e il bikini troppo poco).

Chi non lo capisce non ha buon gusto e siamo già nell’ineffabile, conviene fermarsi alla generalità dei casi, lasciando quelli difficili o estremi o nuovi a singoli dibattiti (mi ricordo quello accesissimo sulla minigonna ; non ce ne é stato mai uno sul torso nudo dei maschi);(quello contro il nudo maschile integrale dei dipinti o delle statue ha generato un dibattito comico).

Se però si debbono dichiarare regole sui comportamenti di facile risoluzione, vuol dire che la buona educazione è scarsa. Ad esempio i treni ad alta velocità richiedono che una voce dell’istituzione chieda a ogni fermata che chi sale parli a voce bassa e abbassi il tono del telefonino per non disturbare chi già è in treno. E’ anche vero che i grandi spazi affollati rivelano che i treni ad alta velocità sono stati concepiti in modo più attento ai profitti di chi gestisce il mezzo che alla tranquillità di chi lo usa. Ieri sono arrivata a Bolzano con una freccia da Roma e -dato che sono tollerante rispetto ai bambini e alle bambine maleducate- ho commentato:”Abbiamo fatto un grande allenamento per poter sopportare il Grillo urlante”.

Ho accennato a questioni di varia grandezza, ma tutte molto diffuse, sicché stabilire modi di comportamento diffusi accettati e controllati -come si dice- dal basso serve, muta, costruisce qualcosa di niente affatto insignificante.

Si può avviare su queste basi una politica, lasciando perdere le lamentazioni o i rimpianti delle grandi forme politiche che furono. E’ vero che il partito politico di massa é stato una forma straordinaria per agire, ma conviene accorgersi che è finito e non può essere imbalsamato e messo in vetrina come se fosse redivivo, ne’ rimesso insieme in modo volontaristico e soggettivistico (che non vuol dire soggettivo e volontario).

Ci tornerò, per ora basta e avanza così.

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