Home Incontri nazionali CdB Povertà evangelica, memoria “creativa”, nuove sfide. Il 35° incontro nazionale delle Cdb di V.Gigante

Povertà evangelica, memoria “creativa”, nuove sfide. Il 35° incontro nazionale delle Cdb di V.Gigante

Valerio Gigante
Adista notizie n°45 del 20/12/2014

Se non un vero “bilancio”, ci sono alcune riflessioni che si possono senz’altro fare a conclusione del XXXV Incontro Nazionale delle Comunità Cristiane di Base, svoltosi a Roma dal 6 all’8 dicembre scorsi. La prima è che il movimento continua a godere di buona salute. La partecipazione, sia in termini numerici che per la qualità del dibattito, è stata senz’altro buona. La presenza di oltre 150 persone – provenienti da una quindicina di realtà locali – di questi tempi e considerata la crisi che ha fatto sì che diverse comunità inviassero delegazioni “ridotte”, testimonia quanto le CdB, all’interno del panorama ecclesiale di base, siano ancora tra le realtà più numerose e radicate. Certo, manca – e l’incontro di Roma lo ha dimostrato una volta di più – quel ricambio generazionale che pure era stato avviato per alcuni anni attraverso l’esperienza dei “Giovani delle CdB”, ma che non ha prodotto una strutturata presenza delle nuove generazioni nell’alveo della storia e della tradizione di impegno ecclesiale e civile del movimento.

La “memoria” di domani

Si può poi affermare che il “movimento” sembra aver acquisito una nuova maturità e consapevolezza di sé, raggiunta trovando una provvisoria sintesi di quel rapporto dialettico in cui si è sempre mosso, tra l’azione nella contemporaneità della società secolarizzata e globalizzata ed una storia che si è snodata attorno ad una identità faticosamente costruita attraverso elaborazioni e battaglie, dentro e fuori la Chiesa. Il trait d’union tra questi due poli è oggi rappresentato dall’impegno della memoria, dalla responsabilità cioè di documentare, catalogare, archiviare i mille percorsi che si sono intrecciati nel tempo e in tutta Italia affinché la preziosa eredità delle CdB, fatta di idee, di passioni, impegno non si disperda, ma possa invece essere consegnata ad altri, per essere rielaborata e per dare impulso a nuove iniziative. Va in questo senso la pubblicazione del libro collettivo Tracce di percorsi comunitari, una guida agli archivi delle Comunità di Base italiane, che si affianca a quella appena avvenuta di Isolotto, una comunità tra Vangelo e diritto canonico (Di Girolamo, 2014). Due testi diversi (cui si aggiunge quello recentemente scritto da Giovanni Franzoni, Autobiografia di un cattolico marginale, di cui si è discusso il pomeriggio del 7 dicembre) che raccontano però entrambi attraverso documenti, foto, registrazioni audio e video, la vicenda ricca ed articolata delle Comunità, di un passato fatto di speranze e fermenti che tuttora incide in un presente caratterizzato dalla crisi economica e sociale, ma che soprattutto intende prospettare un futuro diverso rispetto al panorama politico ed ecclesiale degli ultimi decenni. Attraverso la responsabilità della memoria sembra così essere stata anche elaborata, se non ancora risolta, quell’ansia per il futuro e per la mancanza di “ricambio” che si avvertiva negli ultimi anni, e le CdB escono dal loro incontro nazionale con una più solida coscienza di sé. «Molti pensano ogni giorno che la vita stia andando alla fine e che tutto stia crollando. Tra molto tempo si vedrà, forse, che è stato anche un inizio», è la frase di Etti Hillesum che – non casualmente – ha chiuso l’assemblea eucaristica.

Un “impegno” antico che si rinnova

Anche le relazioni del primo giorno dei lavori hanno rispecchiato questa permanente tensione tra storia e futuro, “tradizionali” percorsi ecclesiali e modelli interpretativi e nuove sfide contemporanee. Luigi Sandri, giornalista e saggista, tra gli animatori “storici” della Comunità di Base di S. Paolo, ha fatto un quadro della realtà delle Chiese cristiane oggi, evidenziando come gli elementi istituzionali e formali di queste strutture gerarchiche appaiano irrimediabilmente malate (pur in presenza di qualche segnale di speranza rappresentato nella Chiesa cattolica, a parere di Sandri, dal pontificato di Francesco). Il possibile riscatto verrebbe perciò soprattutto dalla possibilità che le Chiese invece di continuare a guardare se stesse inizino a leggere e comprendere la realtà attraverso il punto di vista dei poveri, delle vittime, dei giovani che non hanno futuro. Un altro segnale di trasformazione viene poi secondo Sandri dalle donne, dal ruolo che esse già ricoprono all’interno delle comunità ed in ciò che potranno progressivamente conquistare; e infine la speranza viene da quel processo di unità, nella povertà, delle Chiese cristiane, che prosegue e si arricchisce – almeno nell’esperienza di tante iniziative di base – nonostante i teologi e le gerarchie, spinto anche da quello che Sandri ha definito “l’ecumenismo dei martiri”, di quei cristiani cioè che nel mondo continuano a morire in virtù della loro fede.

Le Chiese non servono più, sono strutture monolitiche ed ammalate, ha detto invece Antonietta Potente, facendosi portavoce di un sentire che attraversa anche una parte di quel mondo ecclesiale di base che pure in passato tanto si è impegnato per una trasformazione, dal basso, delle strutture ecclesiastiche. Certo, ha detto Potente, papa Francesco dice oggi parole importanti, compie gesti significativi, ma sono anni, decenni, che nelle realtà di base, in Europa come in America Latina, migliaia di credenti hanno sostenuto, pagando spesso di persona, le medesime istanze. La Chiesa-istituzione, ha detto la teologa, arriva forse troppo tardi. Per questo, suggerisce Potente, è oggi necessario liberarsi da un immaginario costruito intorno al concetto di appartenenza, anche alle Chiese, per rivendicare la propria autonomia di ricerca e di giudizio. Disinteressarci, insomma, delle vicende vaticane ed istituzionali, della gerarchia ecclesiastica come del ceto politico, affrancarci dai modelli del passato (soprattutto quelli legati al patriarcato) che allontanano le nuove generazioni (che non li avvertono più come significativi), per ricercare il senso profondo di una solidarietà umana che si preoccupi della vita e delle relazioni, a prescindere dalle “identità”.

Nel dibattito che ha accompagnato le relazioni è emerso che i partecipanti, pur affascinati dallo slancio “profetico” di Potente, tendevano a riconoscersi piuttosto nelle battaglie storiche di sempre. Marcello Vigli ha sottolineato la fondamentale importanza di continuare l’impegno per la trasformazione della Chiesa, ripartendo dalla lotta anticoncordataria e contro i privilegi ecclesiastici, che sono il terreno su cui si radica ogni potere temporale che si opponga all’istanza evangelica della povertà. Franco Barbero ha richiamato l’esigenza di continuare a stare sulla “soglia”, attenti cioè a ciò che avviene dentro l’istituzione, sia essa politica o ecclesiastica, restare in dialogo con essa, ma evitando la tentazione dell’integrazione, che smorza inevitabilmente l’istanza profetica, che resta però sempre ancorata alla trasformazione del presente.

Tante voci, quanta voce?

Lunedì mattina, in conclusione dei lavori, le comunità si sono confrontate con gruppi e reti di cristiani impegnati nel recupero del messaggio conciliare di rinnovamento ecclesiale. Se Lilia Sebastiani (Fraternità degli Anawim) ed Enrico Peyretti (Il chicco di Senape) si sono maggiormente soffermati sulla storia ed i carismi delle loro rispettive realtà ecclesiali, Franco Ferrari (i Viandanti) si è invece confrontato con un tema che da tempo percorre i dibattiti ecclesiali di base: quello di un coordinamento o una rete o comunque una struttura in grado di superare la frammentazione degli ultimi decenni, che non ha permesso alla pluralità e ricchezza delle scelte e dei percorsi ecclesiali di parlare con una sola voce, superando così gli ambiti circoscritti in cui ciascun gruppo svolge la propria attività. Per Ferrari questo difficilmente può avvenire se non nella forma “leggera” di una rete (sul modello proprio dell’esperienza dei Viandanti) che lasci la possibilità a ciascuno di esprimere i propri specifici carismi. Vittorio Bellavite, al contrario (e non da oggi), ha proposto di superare la frammentazione attraverso forme più “strutturate” come già accade in Francia (Parvis), in Spagna (Redes cristianas) e in Germania (Initiative Kirche von unten), ma anche a livello europeo (European Network Church on the Move).

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