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Al-Azhar: l’islam si oppone all’Isis

Redazione Confronti
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L’università cairota di al-Azhar in dicembre ha organizzato una conferenza – presenti anche personalità cristiane – per denunciare la strumentalizzazione che il «califfato» dell’Isis fa del Corano per giustificare la sua inaudita violenza. In Occidente, salvo eccezioni, non è stato dato risalto a questa importante presa di posizione; l’ha pienamente colta, invece, il patriarca melkita (greco cattolico) Gregorio III Laham. Ma alle parole dovrebbero ora seguire i fatti, perché in molti paesi musulmani la libertà religiosa è sistematicamente violata.

La voce solenne dell’università egiziana di al-Azhar – il più importante centro teologico, a livello mondiale, dell’islam sunnita – si è levata per condannare in modo inequivocabile la nefasta strumentalizzazione della religione da parte dell’Isis (l’autodefinitosi Stato islamico dell’Iraq e del Levante, che ha proclamato il cosiddetto «califfato», e che nei territori da esso dominati compie atrocità inaudite giustificandole con riferimenti al Corano). Ma è stata ascoltata, questa voce?

Il 3 e 4 dicembre, convocata appunto da al-Azhar, si è svolta al Cairo una conferenza internazionale sul terrorismo e l’estremismo: convenute settecento persone, in massima parte musulmane ma con una significativa presenza cristiana, provenienti da paesi nord-africani, sub-sahariani e del sud-est asiatico. Aprendo i lavori, il Grande imam dell’università, Ahmed al Tayyeb – e con lui co-presiedeva l’incontro il patriarca copto Tawadros II – ha definito «crimini barbarici» quelli compiuti dall’Isis, denunciato le sue tattiche «per dividere la nazione islamica», e auspicato che «una coalizione internazionale dia tutto il suo appoggio materiale e morale per sradicare il terrorismo». Parole simili ha detto il gran mufti dell’Arabia Saudita, Abdul Aziz al-Sheikh, che mesi fa aveva definito al-Qaeda e l’Isis come «il nemico numero uno dell’islam». E, nel dibattito, continuamente si è ripetuto che l’islam è una religione di pace, e che è una torbida mistificazione farsi scudo della parola di Allah rivelata nel Corano per compiere efferatezze.

Forte e chiara la dichiarazione finale della conferenza: «Terrorizzare chi è inerme, uccidere l’innocente, assaltare le proprietà e i luoghi sacri, sono crimini contro l’umanità che l’islam condanna senza eccezioni… Assalire i cristiani e i credenti di altre fedi adducendo false motivazioni religiose rappresenta un tradimento degli autentici insegnamenti dell’islam… Oltre che essere totalmente immotivati, tali crimini offendono la vera religione dell’islam, una religione di pace e unità, di giustizia e di amore, e di umana fraternità… Musulmani e cristiani in Oriente sono fratelli, essi appartengono alla stessa civiltà e alla stessa nazione; hanno vissuto insieme per secoli, e dovrebbero continuare a vivere insieme in Stati nazionali, sovrani e liberi, ove vi sia uguaglianza di tutti i cittadini e rispetto della libertà».

Proclamate da al-Azhar, queste parole sono ponderose, teologicamente e politicamente; e, tuttavia, salvo eccezioni, esse nei media occidentali non hanno avuto il rilievo che era lecito attendersi. Per farle conoscere, l’università cairota dovrà forse acquistare qualche pagina sui maggiori giornali nazionali perché, anche in Italia, la gente sappia che l’islam rivendicato dal «califfato» è una bestiale caricatura della religione praticata da centinaia di milioni di persone? D’altronde, in questi mesi molte già erano state le prese di posizione – in Medio Oriente e in Occidente – di personalità e comunità musulmane durissime contro l’Isis; parole, però, di solito ignorate dai media, non raramente inclini a dire, o a suggerire: «Isis=islam, islam=Isis».

Il capo dei melkiti (greco-cattolici), Gregorio III Laham – che ha sede a Damasco, e unico patriarca non residente in Egitto che ha partecipato all’incontro cairota – ha definito la conferenza «un evento fondamentale, perché finora non c’era mai stato un pronunciamento di tale livello contro l’estremismo e il terrorismo di marca islamista… L’intento della conferenza [ha spiegato il prelato all’agenzia Fides], era quello di esprimere un rifiuto netto dell’ideologia dei gruppi jihadisti, e mostrare come questi gruppi manipolano le parole dell’islam per perseguire un progetto di potere che non ha nulla a che vedere con l’autentica fede islamica… L’incontro del Cairo è andato oltre il semplice appello in favore del dialogo islamo-cristiano. Stavolta, l’accento è caduto sulla necessità di resistere insieme ad un’ideologia che fa male a tutti, sia cristiani che musulmani».

Ovviamente, se le impegnative affermazioni di al-Azhar dovrebbero far riflettere l’Occidente, dovrebbero anche impegnare il mondo musulmano. Perché in paesi come l’Arabia Saudita la libertà religiosa è programmaticamente violata; e, in altri paesi – vedi il Pakistan – il solo essere cristiano può esporre al pericolo di morte. E, sempre in Pakistan, brutali violenze intra-sunnite e attentati terroristici mirati fanno migliaia di vittime musulmane, ivi compresi – come a Peshawar, a metà dicembre – bambini e ragazzi delle scuole.

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