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Io sono… di L.Menapace

Lidia Menapace
dalla mailinglist “Lidia Menapace”

Vedo che il motto usato dai parigini per manifestare contro l’uso dell’omicidio come espressione politica, ha dato luogo a molte prese di posizione, precisazioni, distinguo ecc.ecc.

Mi permetto di osservare che forse questa difficotà di “esporsi” dipende dall’età e segnala che chi non é d’accordo è giovane (il che é molto bello) ,ma anche un po’ smemorato/a (e questo è meno esaltante).

A me il motto ha subito fatto venire in mente un episodio famoso del ’68 francese: tra gli studenti ve era uno tedesco e di famiglia ebrea, ed era stato preso di mira (solo metaforicamente) da stupidi avversari e allora tutto il movimento per dimostrare che era in grado di andare oltre alcune motivazioni si riconobbe nel motto “siamo tutti ebrei tedeschi” siamo cioè quelli che non dimenticano di essere stati occupati dall’esercito del Reich, ma anche di aver avuto un governo collaborazionista (Petain), e che la strage degli Ebrei per quanto orribile non ha ancora spento l’antisemitismo.

Credo sia ancora nella memoria dei parigini e che dire che si è Charlie Ebdo non significa essere d’accordo sul tipo di sarcamo che il settimanale in questione usa programmaticamente, ma appunto se difendo la libertà di Charlie Hebdo di usare anche un sarcasmo che spesso mi disturba e che è di un tipo che non amo, lo posso e debbo dire, proprio quando protesto contro chi gli spara, altrimenti mi lascio condizionare dalle minacce alla libertà di espressione: sono libera di dire che spesso Charlie Hebdo non mi piace, proprio mentre protesto perchè e contro chi vuole impedirgli di dire.

Cari,care é la complessità , che non va ridotta, ma governata, gestita: si tratta di un necessario allenamento, difficile, ma non se ne può fare a meno: nell’Udi chiamavamo ciò gestire le differenze anche teoricamente non componibili.

E aggiungo che vale la pena di ripercorrere la memoria, dato che tutti e tutte noi abbiamo assistito senza parole a un motto che i soldati del Reich portavano sul cinturone e che è una delle bestemmie più sfrontate che mai si siano dette: Gott mit uns, dio è con noi. Ma per la verità siamo stati proprio noi cristiani a inventare le guerre sante e a usare la tortura per far confessare eretici e streghe, da quel frate via di testa che percorse l’Europa al grido Dieu le voult, dio lo vuole, facendo più vittime di tante crociate, senza nemmeno riuscire a raggiungere il mare, in avanti; solo Paolo VI ieri mattina pensò bene di restituire ai Turchi le bandiere catturate dalla flotta “cristiana” che sconfisse “gli Infedeli” a Lepanto, e di correggere il famoso motto “si vis pacem para bellum” nel razionale “si vis pacem para pacem“,via! un po’ di ripasso

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Identità

Lidia Menapace
dalla mailinglist “Lidia Menapace”

Dai lanci in tv sembra che Renzi sia stato invitato a inaugurare l’anno accademico a Bologna, riconoscimento eccezionale, presso la prima università al mondo.

Non ho il testo del discorso, ma vedo che insiste, almeno per ciò che ne dice la Tv, sull’identità, (la nostra di italiani/e,credo : o di europei/e, forse) che verrebbe minacciata dal “terrorismo islamico” (bisogna sempre dire “islamista”, il terrorismo che chiama a suo sostegno il Corano, è una interpretazione degenerativa del messaggio di Maometto, così come il sionismo lo é del messaggio dell’Antico testamento e il cristianismo (neologismo che conviene lanciare) o la cristianità è tipico dei cristiani che spingono il messaggio della Scrittura ad espressioni omofobe, a guerre sante, al rinvio delle donne ad occuparsi delle 4 kappa e a lasciar perdere il diritto al lavoro (le 4 kappa sono ancora quelle che nel Kulturkampf Bismark riconosceva alle donne, cioè Kirche, Kueche, Kinder, Kranken, ovvero la chiesa, la cucina, i bambini, gli ammalati).

Come si capisce, nell’attuale momento storico, se si lascia passare l’ipotesi -ad esempio- di Salvini, che i mussulmani stanno magari tranquillamente sul nostro stesso pianerottolo, ma sono sempre disposti a sgozzarci, non c’è niente altro da fare che rispondere cacciandoli, censurare la loro religione, violare la loro libertà di stampa e considerare provvidenziale ogni naufragio di immigrati/e da paesi di storica religione islamica. Una vera barbarie, che ha una sua logica, se la premessa è appunto quella di affibbiare in blocco a tutti i seguaci della religione dell’Islam la propensione al terrorismo. Se cioè si sceglie la barbarie, lo scontro di civiltà, il sonno della ragione.

E veniamo all’identità: prima viene l’identità di specie, siamo tutti e tutte umani; immediatamente attaccata all’identità di specie è l’identità di genere che non è una, ma maschile femminile transgender ecc. ecc.; segue l’identità culturale che comprende la lingua, la religione, la conoscenza e appartenenza alle culture in genere, qui si può mettere anche l’identità nazionale, ben sapendo che è un termine pericoloso, da maneggiare con cura, perché ogni nazionalità, se accettata acriticamente o lanciata in modo assoluto è causa di pericoli mortali (come l’Europa sa bene avendo prodotto nel secolo scorso i fenomeni del fascismo nazismo franchismo, del socialismo in un paese solo, e stalinismo ecc. ecc., delle culture in generale).

Ricordo un episodio famoso e uno domestico. Quando stare in Europa essendo ebrei diventò troppo pericoloso, Einstein emigrò negli Usa, per entrare nel cui territorio era tra l’altro necessario compilare un lungo questionario che includeva la domanda: razza? e Eistein rispose: umana.

L’episodio domestico riguarda mio padre, che fu preso come IMI (internato militare italiano) dalla Wehrmacht e mandato e tenuto in campo di concentramento 24 mesi, perché rifiutò, come quasi tutti gli 800.000 militari italiani, di aderire alla repubblica di Salò. Tornò nell’agosto del ’45, così malridotto, nonostante già fosse stato rifocillato dagli inglesi che liberarono il suo ultimo campo, che per un attimo mia madre non lo riconobbe. Bene: parlava malvolentieri di quel periodo e ci mise un paio d’anni a recuperare i suoi ritmi di vita e di lavoro, ma una cosa la disse subito e la considero giusta e difficile e necessaria. Ci disse: “qualunque cosa la Germania abbia fatto, ha pagato abbastanza, é tutta una rovina, dobbiamo imparare a vivere in pace, dalle guerre viene solo male, a lungo e profondo”.
Infatti ancora oggi, quando si scavano le fondamenta di una qualche costruzione lungo il corso dell’Adige, si trovano bombe inesplose: la guerra fa danni più di mezzo secolo dopo che è ufficialmente finita.

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