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Un po’ di Istituzione non guasta

Marcello Vigli

Il dibattito, talvolta diventato chiacchiericcio, che si sta sviluppando intorno a papa Francesco ha in questi giorni coinvolto nelle nostre Comunità anche chi presta poca attenzione alle dinamiche interne all’istituzione ecclesiastica.

Sono quelli fra noi che, convinti della sua irriformabilità, restano indifferenti alle iniziative per modernizzarne la gestione interna, alle diatribe teologiche, alle tensioni fra le sue gerarchie, ai rapporti fra queste e i fedeli.

Sensibili ai tentativi di convertire questi in cittadini del Popolo di dio proclamato dal Concilio, attenti alle ricerche bibliche e impegnati nella azione anticoncordataria, non si lasciano coinvolgere nelle discussioni sull’elezione dei vescovi, sul celibato dei preti, sul sacerdozio alle donne, sullo status dei divorziati ….

Alcuni di loro non hanno condiviso la scelta di aderire, a nome delle Comunità cristiane di base, all’appello di sostegno al papa proposto da Paolo Farinella e sottoscritto, insieme ad altri, da Noi Siamo Chiesa e Beati i costruttori di pace, dalle Cdb di San Paolo e Oregina, da Ciotti, Santoro e Antonelli, dal Coordinamento delle Teologhe Italiane, in polemica con Vittorio Messori che aveva, in un articolo sul Corriere della Sera, lanciato una requisitoria contro papa Francesco dichiarandolo imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato con i suoi elettori.

In verità questa scelta ha un carattere di eccezionalità se il pastore Raffaele Volpe, Presidente del’Unione Battista italiana, ha dichiarato a Riforma: Per la proprietà transitiva se noi evangelici italiani siamo amici del cattolici di base italiani e i cattolici di base italiani difendono il papa, anche a noi evangelici tocca difendere il papa.

Una svolta? Una contraddizione?

L’intervento di Messori in realtà s’inserisce in un crescendo di aperte e significative critiche all’azione di papa Francesco che, in Curia e in alcuni settori dell’episcopato mondiale, si sono sostituite, nelle ultime settimane specie dopo la denuncia delle quindici malattie che infestano la Curia, alla resistenza silenziosa dei primi tempi del pontificato.

Le diffidenze iniziali, originate dalle sue pur modeste innovazioni nei metodi e nelle nomine, si sono radicalizzate fino a diventare opposizione aperta nel Sinodo straordinario e nelle critiche sulle scelte dei nuovi cardinali.

Astuto conservatore o illuminato progressista, vuole cambiare la struttura o solo aggiornarla? Rispondere a questa domanda, confluita nella contrapposizione Messori /Farinella, non è un esercizio retorico.

Fermo restando l’assunto che solo l’ impegno alla fedeltà al Vangelo e la comunione, con quanti si sono autoconvocati per lo stesso obbiettivo, reggono lo stare insieme delle Cdb italiane e che al loro interno possono sussistere valutazioni diverse e, di conseguenza, diversi atteggiamenti, sulle dinamiche interne dell’Istituzione ecclesiastica, a me sembra che un attacco ad un papa diverso, proprio per la sua diversità, meritasse una convergenza nello smascherare i papisti più rigorosi nella loro pretesa di essere giudici dell’operato del papa.

Senza essere un rivoluzionario – un papa non potrà mai essere rivoluzionario – papa Francesco cerca a suo modo di adeguare la Chiesa Istituzione, che gli è stata affidata, alla funzione di perpetuare la presenza dell’evangelo fin qui garantita attraverso i secoli per offrirlo oggi al mondo globalizzato senza tradire nella sostanza quello uscito dal cenacolo di Gerusalemme.

Sarebbe lungo e forse superfluo scandire l’elenco degli eventi storici che hanno segnato le tappe della diffusione di tale presenza avviata dalle prime comunità cristiane e continuata, nel bene e nel male, fino oggi dalle chiese, fra le quali la più longeva e strutturata è proprio la cattolica apostolica romana.

Grazie ad essa, nel bene e nel male, il suo annuncio è passato dalle catacombe alle piazze, dai pulpiti agli schermi televisivi, dalle pergamene agli e-book trovando sempre uomini e donne disposti ad esserne testimoni, mentre tante insulse controversie teologiche, dispute esegetiche, questioni canoniche, prassi liturgiche sono finite sepolte sotto le ceneri del tempo travolte dalle trasformazioni sociali e politiche prima ancora che da decisioni papali!

Lo Spirito soffia dove vuole, anche nelle strutture istituzionali… ma non solo.

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