Home Europa e Mondo Si’, podemos! Yes, we can! Si’… possiamo? di P.Basurto

Si’, podemos! Yes, we can! Si’… possiamo? di P.Basurto

Paolo Basurto
(testo giunto tramite e-mail)

L’indignazione non basta

Il nome non brilla per originalità, ma lo slogan portò bene ad Obama e sta portando bene anche a Podemos se gli autorevoli sondaggi de El Mundo lo dànno sorprendentemente al primo posto tra tutti i partiti di Spagna. Si dice che i suoi fondatori provengano dal movimento degli Indignados, che pure tante speranze aveva fatto nascere grazie alla sua dimostrata capacità di mobilitazione. Ma ormai le grandi illusioni provocate dai movimenti spontanei (Occupy Wall Street; Democracia ya; Indignados; per non parlare delle primavere arabe) sono diventate tutte grandi delusioni. Delusione per molti, è stata anche quella prodotta dal Movimento 5 Stelle, che pur non essendo mai stato un movimento di base aveva fatto tanto sperare che lo diventasse. Quelli di Podemos sembrano ben consapevoli dei limiti degli esperimenti movimentisti e fin dal primo momento hanno dichiarato che l’indignazione non basta, bisogna saperla trasformare in un cambio politico (intervista di P. Iglesias al Diario- 14 genn.2014). Questo è del resto il tema del Manifesto politico firmato da una trentina di intellettuali, scrittori, professori di Università e altre personalità del mondo culturale, politico e sindacale; manifesto che prelude alla fondazione di Podemos, che avviene poco dopo, nella seconda metà del gennaio 2014 e che consente alla nuova formazione politica di presentarsi alle elezioni europee.

Sia i firmatari del Manifesto che i fondatori di Podemos provengono dalla sinistra. Gli ispiratori e promotori iniziali sono quasi tutti militanti o simpatizzanti di Izquierda Anticapitalista, un raggruppamento politico che nasce agli inizi degli anni ’90 in alternativa al Partito socialista, rispetto al quale si pongono ancora più a sinistra. I loro risultati elettorali sono piuttosto scarsi e la loro proposta non riesce a fare presa sull’opinione spagnola. La matrice, mai rinnegata finora, è chiaramente di sinistra ma sin dagli inizi Podemos vuole allontanarsi dai dogmi ideologici di qualsiasi natura e cerca esplicitamente di aprirsi alla partecipazione popolare più ampia possibile e di offrire al suo potenziale elettorato obbiettivi concreti.

Le elezioni europee

Le elezioni europee del 2014 sono la prima prova elettorale di Podemos. Tra i candidati non c’è quasi nessuno dei firmatari del Manifesto che aveva avviato il processo. Dimostrando un intenzionale pragmatismo, vengono individuati candidati con almeno tre requisiti ritenuti indispensabili: preparazione professionale, abilità telematica, buon risultato con i mezzi di comunicazione di massa. Viene prescelto capolista Pablo Iglesias. Iglesias (36 anni) è professore di Scienze politiche alla Complutense di Madrid, e ha anche una certa esperienza nel campo televisivo dove ha spesso partecipato a programmi come analista politico. Oggi è il Segretario Generale del partito ed ha saputo conquistarsi, grazie anche alla sua bella presenza mediatica, un consenso che cresce rapidamente in piena sintonia con il progressivo favore che, soprattutto i giovani, stanno tributando a questa nuova esperienza politica. E’ un uomo di indubbia intelligenza, che sembra sapere dove vuole andare. Convince pacatamente e cerca di dimostrare con il suo aspetto e i suoi modi sereni ed aperti, la distanza che separa il nuovo corso della politica che lui propone dagli estremismi e dai pregiudizi ideologici tanto caratteristici della sinistra da cui certamente proviene.

Nessuno avrebbe scommesso sulle reali possibilità di Podemos di conquistare qualche seggio al Parlamento europeo. Invece, inaspettatamente, i seggi conquistati sono stati ben cinque. Più di un milione di persone hanno votato per Podemos che ha così ottenuto un 8% di suffragi e si è collocato, in quell’occasione, come quarta forza politica spagnola. Fatto singolare, nella storia del Parlamento europeo, per la prima volta un raggruppamento politico nazionale non è rappresentato nel Parlamento del suo Paese. Podemos non aveva fatto a tempo a partecipare a nessuna elezione legislativa né nazionale né regionale.

Questo successo è l’inizio di un’ascesa vertiginosa e rapida che colloca oggi, a distanza di solo qualche mese dalle europee, il nuovo Partito al primo posto nei favori dell’elettorato nazionale. Un fatto sconvolgente per tutto lo scenario politico spagnolo, dove i due partiti maggiori che finora si sono avvicendati al potere, il Partito Socialista (PSOE) e quello di destra attualmente al Governo (Partito Popolare-PP) si ritrovano spiazzati e obbligati a costruire nuove opzioni strategiche per le quali non stanno dimostrando nessuna capacità.

Somiglianze e differenze col Movimento di Grillo

Il successo inaspettato e l’entusiasmo crescente che raccoglie Podemos soprattutto tra i giovani (ma non solo), ha fatto subito pensare al Movimento 5 Stelle di Grillo. Nessuno si sarebbe immaginato che il M5S avrebbe raccolto alle ultime elezioni politiche più del 27 per cento, collocandosi alla pari del PD. Anche in quel caso si trattava di un primo test a livello nazionale; un test ancor più significativo trattandosi delle legislative. Il M5S aveva presentato liste sue nelle precedenti due elezioni regionali e in molte elezioni comunali. Le percentuali più consistenti le aveva raccolte in Emilia Romagna, dove aveva ottenuto quasi l’8 per cento, ma nella maggioranza dei casi era rimasto tra un 2 e un 4 per cento.

Grillo volle chiamare Tsunami il travolgente exploit del suo Movimento. In quell’occasione promise che avrebbe aperto e svuotato il Parlamento come si fa con una scatoletta di tonno. Fu allora che il trionfalismo grillesco cominciò anche ad assumere toni vagamente mussoliniani, inaugurando una deriva di destra che dura ancora oggi e che ha avvelenato la vita di molti suoi seguaci della prima ora. Perché anche i militanti del M5S, alla sua nascita, provenivano, come quelli di Podemos, quasi tutti da esperienze di sinistra. Esperienze deludenti che cercavano il riscatto nelle promesse visionarie e suggestive che Grillo sapeva sbandierare con la forza della sua satira geniale ed aggressiva.

Un altro tratto comune tra i due fenomeni, quello italiano e quello spagnolo, è il carattere di alternativa alla politica tradizionale. Alternativa che raccoglie il diffuso malcontento che la prolungata crisi economica e il persistente e avvilente emergere della corruzione rendono disponibile a qualsiasi proposta di cambio purchè sia presentata da gente nuova e in modo nuovo.

Programma e struttura organizzativa

Nel caso del M5S la proposta programmatica si è presto dimostrata priva di consistenza operativa. I parlamentari grillini si sono ritrovati in Parlamento, incapaci di articolare una strategia coerente, completamente dipendenti dagli ordini indiscutibili del loro leader e fondatore, sempre più staccati da una base che avrebbe invece dovuto alimentarli in modo costante e diretto. In conseguenza, pur essendo la seconda forza politica, si sono praticamente isolati, intrappolati dall’utopico sogno di Grillo di ‘volere tutto’ e di rifiutare ogni alleanza.

Podemos , al contrario, si è, in pochi mesi, dato una struttura programmatica e organizzativa che ha permesso sin dall’inizio di definire con chiarezza obiettivi a medio e lungo termine e di consentire il funzionamento di una macchina, articolata secondo regole condivise, abbastanza chiare per chiunque, e, soprattutto, garantite da appositi organi di controllo collegiali ed eletti.

Il M5S ripete spesso di non essere un Partito ma è stato finora incapace di definire meglio la sua diversità che, pur essendo evidente, rimane fumosa, ambigua e legata ad una sola cosa certa: chi comanda è Grillo, lui è il Capo politico che detta la linea con i suoi comunicati sul suo Blog.

L’attuale, e primo, Segretario generale di Podemos, Pablo Iglesias, è anche lui una figura certamente carismatica. Ma fa di tutto per smorzare il necessario aspetto esecutivo e decisionale della sua carica, ribadendo tutte le volte che può, che lui è stato scelto attraverso delle primarie e che le sue decisioni sono sempre condivise attraverso ogni modo possibile: riunioni presenziali, web e altri sistemi di comunicazione digitale che, sebbene in via sperimentale, sono stati già ampiamente usati, finora senza serie contestazioni.

A parte la Piattaforma Operativa, come la chiama pomposamente il compare di Grillo, Casaleggio, che la controlla, e dove il popolo grillino vota a comando e senza garanzia di trasparenza, il M5S non ha nessuna struttura che organizzi la base e la renda effettivamente partecipe, consentendo anche la progressiva definizione di un’identità comune nella quale riconoscersi. Oltre Grillo non c’è nulla. Lui è tutto: fondatore, garante, segretario politico; luce e duce che inventa il programma sulla marcia secondo il vento che tira, sterzando ora a destra ora a sinistra, cercando di saccheggiare dov’è meglio, un elettorato frustrato e furioso.

Le prospettive

Alle origini del M5S e prima ancora che nascesse, i simpatizzanti di Grillo si ritrovavano sul web attraverso un social network, sperimentato in America con ottimi risultati e diventato famoso con il nome di meet up.

Sarebbe stata la base naturale del Movimento, ma l’istinto anarchico di Grillo ha sempre impedito ogni tentativo di amalgamare questi gruppi attraverso regole comuni. Questo istinto, male assimilato, ha ucciso la vocazione popolare del M5S che oggi si dibatte tra fanatismo, realismo politico, e recupero dello spirito originario fatalmente perduto. Il suo futuro è incerto, le sue proposte improvvisate e senza un serio riferimento programmatico, il suo potenziale rimane tutto ancora nella presa dell’aggressiva satira di Grillo su quella parte di elettorato sempre in crescita, frustrato, rabbioso e, giustamente, assetato di cambio. Ma il grande alleato di Grillo rimane il sistema politico tradizionale con la sua evidente incapacità di offrire alternative valide.

Podemos è oggi in testa negli ultimi sondaggi e parteciperà per la prima volta alle elezioni nazionali alla fine del 2015. Le probabilità che ricopra posti di responsabilità istituzionale sono molte a meno che i due partiti che si sono aspramente confrontati fino ad oggi (Socialisti e Popolari di destra) non raggiungano un’intesa sulle orme del fruttuoso e pluriennale esperimento tedesco.

L’organizzazione di Podemos si è resa quasi definitiva alla fine del 2014 ed è piuttosto impressionante la struttura articolata che è stata messa in piedi ottenendo risultati concreti in termini di partecipazione e legittimazione da parte delle persone che in molte centinaia di migliaia sostengono il movimento in tutto il Paese.

Un’ Assemblea Ciudadana si è riunita il 15 novembre dello scorso anno completando un processo durato sette mesi, alla fine del quale è stato eletto un Segretario generale (Pablo Iglesias), un Consiglio di 62 membri, e una Commissione di Garanti di 10 membri.

Quattro documenti guida, intitolati: Etico, Politico, Organizzativo e Programmatico, sono stati discussi e approvati, dopo essere stati prescelti tra altri quattro documenti per ciascuna categoria, elaborati nei precedenti mesi e presentati da gruppi liberamente costituitisi nei Circoli di base sparsi per tutta la Spagna.

Più di novanta risoluzioni sono state discusse e approvate con consensi variabili. Quelle che hanno ottenuto più voti riguardano: l’educazione pubblica; la lotta alla corruzione; le misure contro gli abusi della speculazione finanziaria; il diritto alla salute; la ristrutturazione del debito.

La cellula minima dell’organizzazione di Podemos sono i Circoli. Nel settembre dello scorso anno se ne contavano almeno 1000. E’ una galassia in continuo movimento e, per ora, in continua crescita. Alcune regole di base ne garantiscono la coerenza allo spirito del Movimento e il loro rispetto è controllato dagli organi di garanzia. Tuttavia la loro autonomia è assai grande e la partecipazione è libera. E’ da questa base che nascono le iniziative che si confrontano in riunioni sia presenziali che virtuali. Ed è forse questo il livello dove più problemi si riscontrano a causa dell’eterogeneità che il principio delle porte aperte comporta.

I fondi si raccolgono su progetti specifici e la contabilità è pubblicata su un sito appropriato chiamato Crowdfunding.

Gli strumenti di partecipazione ai vari livelli (propositivo, discussione, risoluzione e decisione) sono per ora definiti e illustrati in un apposito spazio virtuale (ma è disponibile anche un Manuale cartaceo).

Come si vede la struttura è complessa e ci si può anche perdere. Ma tutto è ancora in fase sperimentale e, cosa che conta non poco, le regole per questa sperimentazione sono abbastanza trasparenti e funzionali.

Conclusione

L’entusiasmo, che Podemos sta suscitando in Spagna, provoca inevitabilmente anche molta retorica e non mancano le prime polemiche interne, finora risolte abbastanza democraticamente.

E’ comunque indiscutibile la serietà delle intenzioni, la relativa buona preparazione dei promotori, e i risultati abbastanza soddisfacenti che in questa prima fase si sono potuti registrare in termini di partecipazione cittadina.

Il confronto duro con i fatti della politica farà certamente rifluire l’entusiasmo a dimensioni più ridotte ma c’è fondatamente da sperare che le delusioni inferte in Italia dal M5S non saranno quelle di Podemos.

Sarà importante seguire da vicino questo esperimento che già comincia a far proseliti in tutta Europa e studiare un po’ meglio ciò che funzionerà e ciò che non funzionerà, per capire se una via di perfezionamento dei nostri degenerati sistemi democratici si sta finalmente aprendo.

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