Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Unioni civili cercasi di M.DeFazio

Unioni civili cercasi di M.DeFazio

Matteo De Fazio
www.riforma.it

Mentre il comune di Roma sta discutendo di istituire il registro delle Unioni Civili, la discussione nazionale rallenta. Pochi giorni fa la commissione Giustizia del Senato ha discusso degli ultimi dettagli del provvedimento Cirinnà: se la discussione parlamentare non avrà intoppi, i promotori promettono la legge entro marzo, «un problema di coerenza del Pd e del premier Renzi che ha messo questo punto nel suo programma», dice l’avvocato Massimo Clara, cassazionista che ha fatto parte del collegio che ha sostenuto davanti alla Corte Costituzionale il diritto al matrimonio per le coppie del medesimo sesso.

A che livello è la discussione sulle unioni civili?

«Credo che ci sia una grossa resistenza, spesso anche sotto traccia, a dare un provvedimento che in realtà dovrebbe concretizzare una cosa che la Corte Costituzionale ha detto ormai 5 anni fa, nel 2010, e cioè che le coppie del medesimo sesso sono comunque una formazione sociale che deve avere un riconoscimento perché ha un valore costituzionale. Una vicenda analoga, con monito della Corte, avvenne in Portogallo, e dopo 6 mesi c’era una legge. Noi siamo alla vigilia dei 5 anni. C’è una grossa resistenza a voler riconoscere i diritti, mentre si continua a pensare che il matrimonio debba essere riservato a coppie di sesso diverso. Lo stesso progetto Cirinnà, che comunque sarebbe un passo in avanti, appare una soluzione di ripiego e discriminatoria, nel senso che sarebbe un matrimonio senza chiamarsi così, e inoltre nega la possibilità di adozione quando sappiamo che ci sono moltissime famiglie delle più varie tipologie, di persone del medesimo sesso, con figli, con figli di unioni precedenti. Queste famiglie di molti colori e molti tipi funzionano benissimo, come hanno confermato diverse sentenze».

La società civile fa leva verso un’apertura a queste unioni, il mondo politico verso una chiusura: è proprio così?

«La società civile è molto più avanti. I tribunali di Genova, Bologna, Milano, Roma, e certamente ne dimentico altri, hanno già detto che i bambini possono stare serenamente e benissimo con coppie di genitori del medesimo sesso, per esempio. Un altro aspetto è che i sindaci hanno fatto quanto hanno potuto con i registri delle unioni civili, che servono per le graduatorie comunali, per l’assegnazione delle case, per tutti i provvedimenti di welfare che un’amministrazione locale può dare, ma che non tutelano i diritti sostanziali di una coppia matrimoniale o di un’unione civile. Queste ultime sono tutelate per esempio nel caso di rottura, assegni, eredità, pensione, eccetera. Su questo l’istituzione è molto lenta, c’è sempre un timore di ledere qualche interesse. Credo che ci arriveremo e credo che arriveremo al matrimonio, perché non c’è motivo logico per discriminare coppie che si sono scelte, si amano, hanno un progetto di vita insieme e, francamente, come vivono il loro amore e la loro sessualità è un problema che non deve riguardare il legislatore».

Il progetto Cirinnà si concentra sui diritti delle coppie omosessuali: e delle unioni civili per le coppie etero?

«Come opinione personale, credo che una forma di matrimonio che potremmo chiamare “leggero”, contrattuale, sarebbe più auspicabile sia per le coppie del medesimo sesso che per quelle eterosessuali, salvo le garanzie ovvie per i minori. Mentre il progetto Cirinnà è riservato alle coppie del medesimo sesso con questo limite di negazione dell’adozione, che è una brutta pruderie, come se sotto-sotto trasmettesse il messaggio che gli omosessuali sono pedofili. I pedofili esistono, lo sappiamo, è una cosa tragica, ma esistono sia omosessuali che eterosessuali. C’è un retropensiero molto discriminatorio e un po’ volgare».

Non è un primo passo perché almeno ci sia qualche tutela?

«Sì, ma una buona legge è una legge che riduce i conflitti, nel limite del realistico, non una legge che deve indicare quali sono i valori morali, neppure della maggioranza. Se ognuno di noi si guarda intorno, scopre intorno a sé una molteplicità di famiglie. La retorica della costruzione pubblicitaria, madre, padre e due bambini è una gradevole ricostruzione ma non è vera nella società: quel modello è stato superato, poteva avere una sua logica sociale nel momento in cui il problema fondamentale era la riproduzione».

In queste settimane si è parlato della trascrizione delle coppie sposate all’estero, possiamo collegarlo al discorso del vuoto normativo sul tema?

«Sì, se ci fossero i matrimoni per tutti o quanto meno una legislazione che garantisse le unioni civili, non ci sarebbero tante coppie che devono andare all’estero per sposarsi, e che devono sottoporsi a questo meccanismo complesso e astruso delle trascrizioni. Bene hanno fatto i sindaci che hanno trascritto, pur dovendo mettere la chiosa che la trascrizione ha un valore dichiarativo, quindi non ha gli stessi effetti di un matrimonio eterosessuale contratto all’estero e poi trascritto negli uffici dell’anagrafe. Questo perché la Cassazione con la sentenza 4184 ha detto che i matrimoni non possono avere effetto giuridico come tali perché il matrimonio omosessuale non è necessario costituzionalmente».

Che ne dice della discussione politica a riguardo in questo momento?

«L’ostruzionismo ci sarà sicuramente, ma dico che andare avanti è un problema di coerenza del Pd e del premier Renzi che ha messo questo punto nel suo programma. Con un po’ di cinismo dico che è un punto a costo zero; ma il problema è di noi cittadini che dobbiamo far presente ai nostri partiti, alle nostre organizzazioni, alle associazioni, ai nostri deputati e senatori che questa cosa la vogliamo. Riciclando una bella frase di un grande magistrato di un po’ di anni fa: “insistere, insistere, insistere”, e ci arriveremo».

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