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Terrorismo e autocoscienza

Beppe Pavan
Comunità cristiana di base Viottoli – Pinerolo (To)

“Terrorismo/terroristi”: è il giudizio unilaterale dato da chi non pratica l’autocoscienza; fa il paio con “loro sono l’impero del male”. E non fa autocoscienza neppure chi ascolta pronunciare questi giudizi e vi si adegua per sottomissione. Bush, lanciando la guerra all’Iraq, non solo l’aveva giustificata con una menzogna sulle armi di distruzione di massa, ma aveva anche proclamato che “noi non accetteremo di cambiare il nostro modo di vivere”…

Dopo di che, come sempre e ogni volta, abbiamo visto chi possiede davvero armi di distruzione di massa: è chi accusa di terrorismo i figli e le figlie delle proprie vittime, che, dopo aver subito ogni sorta di violenza nel tentativo di fuggire dai luoghi del loro terrore, sopravvivono nelle periferie degradate delle metropoli; per renderle luoghi di vita – non solo di sopravvivenza – non ci sono mai le risorse, mentre i terroristi finanziari ammassano miliardi nei caveau delle banche svizzere e nei paradisi fiscali…

Scriveva Domenico Quirico su La Stampa di qualche giorno fa: “I ragazzi di banlieu hanno cominciato a partire per la guerra santa quando si combatteva contro Bush, in Iraq. Allora la prospettiva era il martirio, oggi si battono per il califfato”.

Sappiamo bene che “violenza chiama violenza”: in questo nessuno – chi pratica e chi tace – è innocente. Tutte sono presentate come “guerre sante”. Tutti siamo reciprocamente “il male”.

Ma abbiamo la possibilità di uscire da questo tragico circolo vizioso; sono le donne che ancora una volta ci aprono gli occhi: la jihad, a pagina 64 del libro Femminismo islamico di Renata Pepicelli, viene presentata così: è lo “sforzo interiore necessario ad avvicinarsi il più possibile al senso di giustizia prescritto dal Corano e sforzo esteriore di lotta contro il patriarcato per stabilire l’uguaglianza di genere nel pensiero e nella pratica musulmana. Per lei [Amina Wadud] l’uguaglianza di genere è un pilastro di quella giustizia sociale che rappresenta lo spirito ultimo dell’islam”. Altro che guerra santa!

Di fronte alla cieca determinazione con cui i governi del “cristiano” Occidente stanno soffocando il mondo con guerre e rapine, non abbiamo che due strade principali per invertire la deriva:

1. Dedicare tutto il tempo necessario a ricostruire storicamente la causa scatenante di questa faida mondiale: chi ha scagliato la prima pietra? Ci vorrebbe un ONU efficiente… Personalmente, comunque, suggerisco la brama di ricchezza e di materie prime, che ha scatenato da almeno 3-4 secoli l’imperialismo e il colonialismo, cominciando dallo schiavismo ai danni della prima “materia prima”, la forza-lavoro. E’ la deriva economicistica della cultura patriarcale.

2. L’altra è abbandonare consapevolmente la legge del taglione a “partire da sé”: non si tratta di porgere l’altra guancia, ma di smettere per primi di schiaffeggiare. Prenderemo verosimilmente ancora qualche sberla, ma se non reagiamo più la faida cesserà. Tutti coloro che danno schiaffi sono colpevoli di violenza, ma la violenza finirà solo se saremo noi a smettere per primi; non serve pretendere che siano “loro”… posso solo cominciare da me: dal nostro parlamento, dal nostro governo, dalle nostre istituzioni.

Se è vero, come abbiamo detto al recente convegno nazionale delle Comunità di Base, che la causa strutturale della povertà – che a sua volta è incubatrice di violenza – è la cultura patriarcale, allora ha senso sostenere, dire pubblicamente e praticare, ciascuno/a a partire da sé, che dobbiamo “trasformare il maschile per una nuova civiltà delle relazioni”.

Ma non resti uno slogan! Mentre i terroristi di Stato e i “lupi solitari” continuano a spargere terrore, noi non limitiamoci alle manifestazioni di solidarietà: continuiamo ogni giorno, con tenacia e coerenza, a trasformare noi stessi/e; saremo sempre più credibili nelle nostre pratiche di semina, con le parole e l’esempio di vita. E dal basso, con piccoli gesti quotidiani di coraggio, potremo far crescere la forza sufficiente a fermare questo tsunami di violenza guerrafondaia.

Non vedo altre strade possibili, anche rileggendo quello che Matteo fa dire a Gesù al cap. 5, 38-48 del suo Vangelo: Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle.
Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.

A me sembrano pratiche decisamente politiche, non misticheggianti. Ma non servirà a nulla gridarle dai tetti se prima non saranno diventate pratiche quotidiane nella nostra vita. E’ credibile, ai miei occhi, chi ieri ha dichiarato “je suis Charlie” se oggi dichiara anche di essere quei migranti morti di freddo nella traversata del Mediterraneo, l’altro ieri quei pescatori del Kerala impallinati dai nostri eroici fucilieri, e le donne quotidianamente uccise da mano maschile… e via elencando: le vittime di Boko Haram in Nigeria, quelle del World Trade Center, il mezzo milione di irakeni/e, le centinaia di migliaia di afghani/e e pakistani/e, le decine di migliaia di libici/he, yemeniti/e, palestinesi, le centinaia di migliaia di persone uccise in Siria… (1).

La quasi totalità delle vittime del terrorismo appartiene alle popolazioni non occidentali: Medio Oriente, Africa, Asia. A noi occidentali tocca praticare l’autocoscienza. Con convinzione e serietà.

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(1) Questi dati li ho trovati sul n° 2/2015 di Quelli che Solidarietà, bollettino periodico del Coordinamento provinciale di Viterbo dell’Associazione Italia-Nicaragua (www.itanicaviterbo.org)

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