Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia L’ideologia Gender? Non esiste. L’omofobia invece sì! di Eretica

L’ideologia Gender? Non esiste. L’omofobia invece sì! di Eretica

Eretica
www.ilfattoquotidiano.it

La faccenda inizia con chi si oppone al fatto che l’omofobia sia considerata movente di discriminazione, bullismo, nelle scuole o tra adulti. C’è chi vuole avere la libertà di dire che un gay è malato e una trans coltiva perversioni. Tutta brutta gente da tenere a distanza perché potrebbe nuocere ai bambini. La campagna, da parte di varie organizzazioni cattoliche, è talmente massiccia da fare impallidire gli islamisti che parlano di impiccagioni ai froci. Non va bene formare gli insegnanti con appositi corsi che insegnino cos’è l’educazione al rispetto dei generi. Non va bene insegnare agli insegnanti a non sottovalutare segnali di bullismo: quando si insulta un bimbo perché è sovrappeso, disabile, o perché ritiene di essere altro rispetto a quel che il riflesso del corpo gli dice di sé.

Cosa c’è di male a fare in modo che i figli non picchino altri figli, che i bambini imparino a rispettarsi gli uni con gli altri? Non è forse il cattolicesimo che dovrebbe insegnare la tolleranza? E dove sono questi cattolici tolleranti se io vedo persone che si definiscono tali e che ultimamente sputano su chiunque sia diverso da loro? Dove sono questi genitori pietosi e caritatevoli, che difendono il sacro valore della famiglia, se poi se ne fregano del destino di bambini che vanno tutelati? E perché mai un genitore di un figlio gay o lesbica o con disforia di genere, non dovrebbe ottenere che gli insegnanti facciano di tutto purché quel figlio non soffra mai di alcuna discriminazione?

Ma cosa siete diventati, voi, che brandite la croce per giustificare il vostro razzismo e la vostra omotransfobia. Cosa siete diventati voi che volete rinchiudere in un ghetto i figli dei musulmani e quelli che hanno genitori omosessuali o che si riconoscono in identità diverse? Cosa vorreste, in questa nuova stagione di apartheid, da chi paga le tasse per popolare le stesse scuole che attraversano i figli dei cattolici? Il vostro Cristo appeso al muro di una classe non rappresenta tutti. Io l’ho dovuto sopportare, per esempio, ho dovuto pregare, in ginocchio, un Dio nel quale non credo e ho dovuto fare inchini, partecipare a riti, confessioni di peccati che non consideravo tali, sposalizi con Gesù che mi sarebbe stato bene solo in carne ed ossa. E perché mai la gente come me, e tanti figli che vengono cresciuti secondo valori differenti, devono essere destinati a nuovi campi (scolastici) di concentramento? E poi che altro ci riserverà il futuro? Quale moderna camera a gas potrà saziare il vostro appetito discriminatorio?

E per finire, dopo aver letto un sacco di idiozie, a partire da chi immagina che parlare di rispetto dei generi a scuola significhi far masturbare in classe i bimbi, o insegnargli a usare i preservativi, o, addirittura, a indossare un tanga, tutti pensieri che spiegano quanto morbosa sia l’immaginazione di chi li pronuncia piuttosto che di chi vi si oppone, leggo ora di un altro scandalo che affliggerebbe la nostra scuola pubblica.

Alcuni bimbi, con l’accordo dei genitori, si sono scambiati i vestiti, per gioco. I bambini diventavano streghe e le bambine diventavano cavalieri. Tutto nell’ambito di un progetto che si chiama “Il gioco del rispetto” secondo il quale i bambini possono immaginare le professioni che vorranno svolgere da grandi, a prescindere dal loro sesso. Che male c’è a rappresentare la realtà immaginando una inversione di ruoli? Dove sta lo scandalo? Allora, mi rivolgo soprattutto alle giovani donne e ai giovani uomini, a chi ritiene di averne piene le scatole di ruoli imposti, le donne a fare alcune cose e gli uomini altre, mi rivolgo a chi pensa che il genere è un costrutto culturale, che la biologia non spiega il perché le donne debbano pulire casa e gli uomini andare in miniera. Non è più così che va il mondo, e questo progresso coincide con un vantaggio che vale per tutti. Non siete forse voi, uomini, che dite di voler essere più vicini affettivamente ai figli? E come pretendereste di poter assumere un ruolo che è sempre stato assegnato alle madri se non combattete contro gli stereotipi sessisti? Non siete voi, signore, che dite di averne abbastanza di fare figli, di svolgere ruoli di cura? E come vorreste condividere le mansioni che normalmente vi vengono assegnate se non si parla di una nuova cultura che riconosce come interscambiabili i ruoli delle persone?

Allora ditemi: è un progresso o un regresso il fatto che figure politiche di destra si oppongano al capovolgimento e alla decostruzione di stereotipi che addomesticano bambini e bambine per farli crescere a misura di una ideologica integralista e conservatrice? Perché mai le bambine devono ancora essere costrette a giocare con materiale rosa, genderizzato, e i bimbi devono essere sommersi da materiale azzurro? E se una bambina volesse diventare un cavaliere e un bambino volesse diventare una strega, sul serio, voi, genitori, potreste impedirglielo?

La verità è che questa balla della teoria gender, diffusa a piene mani da chi vuole seminare paura nei confronti di chi pensa in modo diverso, è diventato un pretesto per fare politica perfino usando quel che succede negli asili, che per alcuni dovrebbero essere frequentati soltanto da bimbi “italiani”, “etero” e “cattolici”. Io so per certo che l’imposizione ideologia che riguarda le scuole ha un’ispirazione certa, che arriva dal ventennio. Ma i bimbi non possono più essere educati con una Bibbia in una mano e il Mein Kampf nell’altra. E’ il 2015, maledizione, e dovreste svegliarvi. Rassegnatevi e andate oltre, perché il mondo non si ferma solo perché voi siete rimasti indietro.

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L’inesistente “ideologia gender” e i veri problemi della scuola italiana

http://narrazionidifferenti.altervista.org

Dicono che nelle scuole italiane ci sia un pericolo. Lo chiamano “ideologia gender”. Nessun* l’ha mai visto, non si sa di preciso cosa sia. Ma secondo questo video se dovesse mai trionfare le donne guideranno i camion.

Si organizzano petizioni, si creano video con attori che non sanno poi recitare così bene, si ottengono spazi su importanti giornali, tutto questo per combattere un qualcosa che non esiste.

Mentre si rincorre questo nemico, l’”ideologia gender”, che sembra minacciare bambin* e ragazz* nelle scuole italiane più dei fragili soffitti sopra le loro teste e dei tagli all’istruzione di vecchi e nuovi governi, si perdono di vista nemici più pericolosi, che sono tali già per il solo fatto di esistere veramente.

Un po’ di mesi fa si cercava di far passare come una minaccia per gli/le studenti un libro dove due pinguini maschi covavano un uovo, mentre si ignorava l’accordo tra il Miur e Poste Italiane che trasformava la carta Io studio, rivolta a studenti e studentesse dai 14 ai 18 anni, in “Io pago”, ovvero prepagata legata al circuito Visa.

Mentre si agita lo spauracchio dell’”ideologia gender” nelle scuole italiane, in silenzio si aprono le porte a investitori privati che sopperiscono alle mancanze di fondi e investimenti nell’istruzione, ma che non lo fanno per generosità, perché, come si dice, nessun* ti regala niente.

Oggi in una scuola, una qualsiasi, non è entrata la pericolosa ideologia gender, è entrata la banca, ha distribuito ai più meritevoli buoni per partecipare ad un grande evento, un evento internazionale per costruire il quale son servite tante tangenti e mazzette, una grande kermesse dove altri studenti e altre studentesse lavoreranno gratis, per arricchire il loro curriculum e per prepararsi al mondo del lavoro, perché poi non si aspettino un compenso.

Per i meno meritevoli una carta prepagata. Perchè tutt*, non solo gli studenti modello, hanno diritto ad essere onesti consumatori!

L’ideologia gender non esiste, esistono il lavoro di qualche coraggios* insegnante e quello di associazioni che si adoperano tra mille difficoltà per una scuola inclusiva, per una scuola che educhi alle differenze, ma che smetta di riproporre quella di classe.
Esiste, o forse no, un decreto legge o disegno di legge, che chiamano “la buona scuola”, che svende la scuola pubblica promettendo assunzioni di insegnanti precari. In questi giorni l’inganno della stabilizzazione dei precari non ha retto, assunzioni sfumate, rimane solo la distruzione della scuola pubblica.

Una scuola dove lavorano soprattutto donne. La femminilizzazione dell’insegnamento è cresciuta di pari passo con la sua precarizzazione. Un carico di lavoro sempre più grande, sempre meno pagato, la retorica della vocazione e della missione, il lavoro dell’insegnante sempre più simile a quello di cura, riservato tradizionalmente alle donne. Più è femminile, più è svalorizzato.

Nella scuola/azienda del governo Renzi l’insegnamento sarà sempre più precario, sarà un lavoro sempre più svalutato, sempre più femminile, di conseguenza più sacrificabile.
La maggiore autonomia riservata a presidi e associazioni di genitori insieme ai fondi alle scuole paritarie, quasi tutte cattoliche, favoriranno la prosecuzione della crociata omofoba contro insistenti ideologie; i soffitti continueranno a cadere, non più solo sulle teste ma anche sugli Ipad, gentilmente offerti dall’azienda tal dei tali in cambio della libertà d’istruzione; le banche arriveranno a distribuire tra i banchi carte prepagate a minorenni, o forse questo è già accaduto.

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