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Riflessioni di una comunità di laici per il Sinodo della famiglia di ComunitàFrancescoSaverio

Le famiglie di oggi e di domani.  Riflessioni di una comunità di laici per il Sinodo della famiglia

Comunità di S. Francesco Saverio (Trento)

La famiglia fra natura e cultura

La Comunità di S. Francesco Saverio un anno fa ha risposto con fiducia alle sollecitazioni del vescovo di Roma ad esprimere le proprie opinioni in vista del Sinodo sulla famiglia, elaborando il documento “La fede attraverso l’amore (e la laicità)”.
Oggi, interpellati dalle nuove domande allegate alla Relatio Synodi, abbiamo apprezzato il fatto che per la prima volta si parli con rispetto e attenzione di matrimonio civile, convivenze e divorzio, situazioni un tempo definite semplicemente “irregolari”. Abbiamo però l’impressione che la Relatio riproponga la dottrina tradizionale del magistero sulla famiglia, e si limiti a chiedere ai fedeli le modalità migliori per farla capire ed accettare. Per questo abbiamo deciso di soffermarci solo sulla “Domanda previa”, che chiede se “la descrizione della realtà della famiglia presentata nella Relatio corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società oggi”. La nostra risposta è negativa, perché, come abbiamo scritto nel nostro primo documento, siamo convinti che la famiglia non sia un “dato di natura”, ma un “fatto di cultura”, che cambia nella storia. Oggi non è più accettata, ad esempio, la sottomissione della moglie al marito, che fino a qualche tempo fa era dottrina ufficiale.
Il sacramento presuppone la dimensione umana, i suoi valori di base, come onestà, fedeltà, giustizia. Ad essi va data la priorità. L’incontro tra due persone che si riconoscono e vivono nell’amore, potrà dar luogo a una armonia di coppia, a una relazione capace di unire due persone nello spirito e nel corpo.
Pensiamo che il Vangelo non sia una dottrina ma un annuncio profetico e che i comandamenti di Gesù vadano interpretati come tali. Ad esempio “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”, oppure “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”, oppure “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”, non sono delle leggi giuridiche: sono imperativi profetici che ammettono una realizzazione progressiva e anche indefinita nel tempo. Alla perfezione di Dio non potremo mai attingere, ma l’orientamento evangelico può guidare la nostra vita, come l’orizzonte a cui tendere.
Tra le diverse confessioni cristiane, solo quella cattolica ha una posizione rigidamente dogmatica sulla famiglia. Alle origini la Chiesa ammetteva eccezioni alla disciplina del matrimonio per
venire incontro alle difficoltà delle coppie. Anche l’ecumenismo, quindi,ci invita a considerare la disciplina coniugale alla luce della regolamentazione vigente nelle altre Chiese cristiane.

Da “chiesa domestica” a “piccola città”

Come cristiani consideriamo la famiglia il cammino arduo di donne e uomini che, aiutate/i anche dallo Spirito, cercano di realizzare la convivenza delle differenze, senza sopraffazione. Oggi nel mondo secolarizzato e globalizzato la famiglia non è tanto una “chiesa domestica”, quanto piuttosto una “piccola città”, in cui devono convivere differenze di genere e di generazioni, ma anche di culture e di religioni. E’ necessario che in essa la condivisione sostituisca l’imposizione, e relazioni amorevoli consentano di sentirsi pienamente accolte/i, creando lo spazio per la crescita di rapporti profondi e creativi, che favoriscono la testimonianza dell’annuncio evangelico.
Come abbiamo superato l’idea di stato cristiano, dovremo superare l’idea di famiglia cristiana: le istituzioni sociali sono laiche e pluraliste. I cristiani testimoniano e annunciano la fede anche nelle relazioni familiari, come sono capaci. E quando in una famiglia le differenze faticano a comporsi, o sfociano in fallimenti, dobbiamo rispettare la ricerca e le sconfitte, sapendo che nella coppia bisogna anche essere fedeli a un progetto di realizzazione individuale. La proposta evangelica non è fatta di norme o schemi a cui adeguarsi, ma è piuttosto una spinta a ricercare e creare relazioni umane profonde, libere, autentiche.
Dal Vangelo non si può dedurre una ‘dottrina’ sulla famiglia, ma indicazioni di ideali cui tendere: fedeltà e responsabilità, rispetto degli altri e del creato, amore reciproco, generosità nell’accoglienza di figli biologici e di figli adottivi, apertura alla più grande famiglia umana, valori propri anche dell’etica laica, arricchita, per il credente, dall’annuncio delle Beatitudini.
Se pretendiamo di dedurre dalle Scritture una ‘dottrina’ valida per tutte le situazioni, ci si mette nella condizione di essere smentiti dalla storia. L’enciclica ’Humanae vitae è emblematica: la definizione di Paolo VI della contraccezione come indegna della persona umana ha causato sofferenze e allontanamenti dalla Chiesa, e l’enciclica ha conosciuto una disapplicazione di massa, tanto che il cardinale Suenens paragonò la condanna della contraccezione al caso Galileo.
Il dualismo tra ‘dottrina’ e ‘pastorale’ , inoltre, introduce quel regime di “doppia verità” di cui parlava Pietro Scoppola, in cui la “norma intransigente” convive nella Chiesa con una “prassi tollerante”. L’incoerenza però educa all’ipocrisia: è l’accusa che la cultura laica muove alla cultura cattolica dai tempi della Controriforma. Ma anche dal punto di vista ecclesiale, come può essere segno di amore fra Dio e l’umanità, fra Cristo e la Chiesa, una vita vissuta nell’incoerenza quotidiana?

Le nuove domande

Se il Sinodo sapesse cogliere nel vangelo non rigide leggi, ma ideali da perseguire, potremmo guardare con un altro sguardo ai temi controversi:
– la comunione ai divorziati risposati sarebbe la piena accoglienza nella comunità di persone che cercano di costruire un nuovo amore duraturo
– le convivenze e i matrimoni civili non sarebbero modalità di vita ‘nel peccato’, ma forme di famiglia, su cui, per il credente, un giorno può innestarsi la grazia
– l’ orientamento omosessuale da ‘intrinsecamente disordinato’ diventerebbe una forma in cui l’amore può manifestarsi
– la contraccezione non sarebbe più indegna della persona umana, ma uno dei modi in cui i coniugi
esercitano la genitorialità responsabile.
– la vocazione alla famiglia non dovrebbe essere alternativa alla vocazione sacerdotale: uomini e donne sposati dovrebbero poter accedere al sacerdozio. In particolare, per superare ogni discriminazione, va riconosciuta la dignità delle donne e la loro totale parità non solo nel rapporto coniugale ma anche nella società e nelle istituzioni, comprese quelle religiose
– anche il celibato dei presbiteri non dovrebbe essere considerato un obbligo, ma una libera scelta
– i matrimoni misti non dovrebbero essere considerati con diffidenza o come problema, ma come
occasione di dialogo ecumenico e fra le religioni
– le nuove tecnologie applicate alla fecondazione e alla formazione della vita umana non
dovrebbero essere viste come globalmente negative, ma, pur nella consapevolezza di possibili
rischi, apprezzate per la possibilità che offrono a tante coppie di vivere la genitorialità.
-anche il “fine vita”è tema familiare e sinodale. La famiglia non è solo luogo di gioia per la nascita dei figli, ma anche luogo di dolore per la malattia e per la morte dei propri cari: la Chiesa dovrebbe riflettere su modalità serie per concludere la propria esistenza in modo dignitoso e il meno doloroso possibile.
Il punto finale della Relatio riguarda “la sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’educazione”. A tal proposito, come comunità di credenti e di persone in ricerca auspichiamo :
– il superamento del matrimonio concordatario per favorire una scelta consapevole dei
coniugi ed evitare confusione di ruoli fra Stato e Chiesa
– il superamento dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, da sostituire, in uno Stato laico e sempre più multiculturale, con l’insegnamento delle religioni
– la possibilità di scelta in merito all’età del battesimo, che potrebbe essere decisa non dai genitori ma dai figli quando raggiungono la consapevolezza di voler aderire alla Chiesa.

Alcuni di noi, da anni impegnati nei gruppi famiglia parrocchiali e nel cammino di preparazione dei
giovani al matrimonio, ricordano che, a partire dal Vaticano II, c’è stato un fiorire di iniziative per dare impulso alla rivitalizzazione della coppia e della famiglia, partendo da una umanità più ricca, ispirandosi, con atteggiamento critico ma costruttivo, al Vangelo. Ritengono però che la Chiesa ufficiale non abbia valorizzato a sufficienza la ricchezza di queste esperienze di “evangelizzazione e promozione umana” ed auspicano per il futuro un riconoscimento e una collaborazione maggiori.

In conclusione, abbiamo apprezzato la volontà del Sinodo di interpellare i laici sui temi in discussione, ma vorremmo un loro maggior coinvolgimento, in quanto il tema della famiglia non può essere affrontato e deciso solo da presbiteri celibatari. Il nostro auspicio, infine, è che il documento finale cui il Sinodo giungerà sia luce e conforto per tutte le famiglie del mondo.

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