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C’è anche la teologia eco-femminista

Carla Galetto
Cdb Viottoli – Pinerolo (To)

Domenica 15 marzo abbiamo avuto la gioia di incontrarci, come Cdb del Piemonte, con la pastora valdese Letizia Tomassone, per continuare l’approfondimento del tema “eco-teologia”, dal punto di vista femminista.

Letizia ha pubblicato di recente il suo ultimo libro “Crisi ambientale ed etica. Un nuovo clima di giustizia” (Piccola Biblioteca teologica – Claudiana), che entra nel merito di questa problematica in cui siamo tutti e tutte coinvolte/i.

Molte teologhe hanno da tempo elaborato un pensiero “femminista” che spesso è portatore di una differenza di pratiche e di elaborazioni, rispetto a quello degli uomini. D’altra parte va detto che molti disastri causati in ambito ambientale sono attribuibili a un sistema patriarcale basato sul dominio e sul possesso, mentre le donne, in ogni parte del mondo, hanno continuato a dare la vita e a prendersi cura dei viventi e della natura.

“Le teologie eco-femministe recuperano la natura come un soggetto che interagisce con il soggetto umano, uscendo dalla relazione strumentale che rende la natura, come i corpi servili (schiavi, sottoposti, migranti, donne, lavoratori del Sud) puramente strumentali al benessere patriarcale, gerarchizzato su valori maschili” (Letizia).

Pertanto la relazione con il “creato” potrà essere solo di cura e di amore.

Un aspetto importante, che non ho trovato negli studi maschili, è che nella storia che noi conosciamo spesso la natura e la donna sono equiparate. E, insieme, diventano “oggetto” del pensiero maschile e della sua azione spesso possessiva, dominante e violenta. Il vero soggetto della storia e dell’universo è l’uomo (!).

Il pensiero, l’elaborazione e la ricerca delle donne scienziate spesso non sono né conosciute né prese in considerazione.

E allora, quando sento dire che l’antropocentrismo è stato la causa dei problemi della vita del creato, mi sembra più corretto parlare di “androcentrismo”, cioè è il maschio che si è posto come dominatore della natura e del mondo femminile.

Scrive Ina Praetorius: “L’attribuzione di determinate caratteristiche all’uno o all’altro sesso è parte integrante di un sistema di segni onnicomprensivo, di un ordine simbolico che rappresenta il mondo intero come una gerarchia, immaginandolo diviso in due sfere, l’una più alta e l’altra più bassa. Quella superiore è identificata con il maschile ed è apparentemente riferita a spirito, dio, cultura, teoria, libertà e simili; quindi a mercato, denaro, oggettività, scienza. La sfera inferiore è identificata con il femminile a comprendere: materia, mondo, natura, quotidianità, dipendenza; quindi, mondo domestico, amore, cura, soggettività, fede, opinione. Nel contempo, la sfera “alta” maschile diviene non soltanto l’umano per eccellenza, ma anche il divino. Non a caso quando teologi e filosofi parlano in generale dell’essere umano si riferiscono soltanto all’uomo bianco e adulto. Ciò significa universalizzare determinate modalità di esperienze facendole confluire in un essere umano presumibilmente privo di sesso: grande è la confusione che ne deriva. (…) Se vogliamo scardinare i meccanismi autodistruttivi della cultura occidentale, dobbiamo inevitabilmente spezzare l’ordine simbolico androcentrico in quanto tale. (Ina Praetorius, Penelope a Davos. Idee femministe per un’economia globale, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne di Milano, pp. 37-38)

Che cosa possiamo fare noi?

– Lavorare sugli immaginari di Dio: “Da duemila anni, parte integrante dell’ordine androcentrico è l’ormai consolidata identificazione del mistero divino con l’immagine maschile di Signore, Padre, Creatore. Le conseguenze non sono trascurabili. Forse proprio la convinzione che DIO sia una presenza spirituale maschile di ordine superiore rivela fino a che punto questa metafora sia lo snodo dal quale hanno preso origine innumerevoli aberrazioni culturali: dal concetto di guerra giusta fino allo sfruttamento autodistruttivo delle nostre risorse naturali. (…) Il processo che ha visto nascere il monoteismo patriarcale da un mondo che attribuiva al divino tanti nomi diversi è durato per secoli. Pertanto non si dissolverà dall’oggi al domani trasformandosi in qualcosa che non è ancora visibile, ma che speriamo nasca dal dialogo delle tante persone diverse che percepiscono e comprendono il divino in molti modi diversi: LUI/LEI/ESSO. Stiamo vivendo un tempo elettrizzante, un tempo in cerca di QUALCOSA che i nostri antenati e le nostre antenate ci assicurano che è e sarà sempre BUONO (Mt 19,17), ovvero l’AMORE (Gv 1,4 e 1,8) (ibidem, pp. 39-40).

– Riconoscere Dio come Amore, Vita, Energia in relazione (Carter Heyward parla di potenza in relazione), liberandolo dalle gabbie del patriarcato. Mi sembra di poter dire che anche il Dio di cui ci parla Gesù non è patriarcale e Gesù stesso vive le relazioni con le donne del suo tempo in modo decisamente “rivoluzionario” rispetto alle pratiche correnti (es. l’unzione di Betania, la donna siro-fenicia, l’adultera…). E se le prime comunità erano animate da uomini e donne, ciò è stato “tollerato” per ben poco tempo!

– Abbandonare la teologia e la dogmatica maschio-centrica, accogliendo i pensieri e le pratiche delle donne che, sicuramente, hanno maggiormente conservato e sviluppato capacità vitali per l’umanità intera.

– Lavorare sul simbolico: le teologie femministe non rivendicano una fetta di potere per le donne, ma propongono una trasformazione culturale e sociale (insieme al movimento mondiale femminista) per un mondo diverso, più accogliente e capace di rispettare sia gli uomini che le donne e non solo. Già nella Bibbia le strutture di pensiero sono patriarcali: bisogna riattraversare la tradizione in cerca di ciò che ci dona libertà e salute. Abbiamo bisogno di ciò che alcune teologhe definiscono “teofantasia”, mettendo le nostre esperienze in rapporto con la tradizione, per far nascere nuove parole, nuovi segni, riti e trame di senso.

– Ripensare in termini nuovi la relazione tra il “divino” e il mondo, unendo la liberazione e la guarigione del creato alla manifestazione della libertà delle figlie di Dio.

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