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Bene la Misericordia, e contro la guerra cosa facciamo? di G.Sarubbi

Giovanni Sarubbi
www.ildialogo.org

Caro Papa Francesco,

innanzitutto scusami se anche io ti scrivo. Da quando sei stato eletto Papa è stato un susseguirsi di lettere aperte a te rivolte su vari temi. Molti ti hanno scritto perché i tuoi primi gesti e le tue parole hanno suscitato speranza, quella speranza che sembra oramai mancare agli uomini e alle donne di questa nostra umanità che sempre più si sta avvitando nel baratro della propria autodistruzione. Ma più delle parole, ed alcune di esse sono state molto importanti, hanno contato i gesti e i fatti concreti che tu hai fatto. Fra questi, ho potuto verificare come l’apertura del servizio docce e la mensa per i poveri in San Pietro sia stata molto apprezzata, soprattutto tra i giovani.

Non ho, ovviamente, alcuna velleità di insegnarti a fare il Papa, come pure ho letto tra le righe delle molte lettere che ti sono state indirizzate, sia quelle benevoli sia quelle malevoli. Quello del Papa è un “mestiere”, e scusami la parola, che non mi piace, per il quale non provo alcuna invidia e che personalmente abolirei subito perché, dice il Vangelo, chi vuol essere primo serva, e ai servitori non competono i primi posti né nelle sinagoghe né nelle istituzioni civili né alcun tipo di onore e potere. Ne, d’altro lato, credo sia giusto appiattirsi completamente su ciò che tu dici o fai, come stanno facendo tantissimi cattolici che fino alla tua elezione erano fortemente critici con i papi che ti hanno preceduto e con la stessa istituzione del Papato.
Ti scrivo, come osservatore attento alle realtà religiose del nostro tempo e alla realtà della chiesa cattolica che, nel nostro paese, ha un peso sociale e politico non indifferente con cui fare i conti. Ti scrivo perché tu oggettivamente hai svolto, da quando sei stato eletto, un ruolo importante e per molti versi fondamentale nella crisi generale di valori sociali, morali, umani, culturali che stiamo attraversando da quando le società, del cosiddetto mondo occidentale, hanno abbracciato e sponsorizzato in ogni modo possibile l’ideologia neoliberista, che sta distruggendo qualsiasi valore sociale insieme allo stesso ecosistema.

Ho letto quasi di getto la tua lettera di indizione del “Giubileo della Misericordia”. Chi bene inizia è alla metà dell’opera, dice un vecchio proverbio. Ti confesso che già l’inizio della tua lettera ha raffreddato le mie aspettative. Essa inizia come un testo di teologia dogmatica, con Gesù presentato come una sorta di “aspirina”, buono a lenire tutti i dolori e da guardare nell’alto dei cieli, e non presentato invece come nostro fratello, da seguire lungo la via da lui indicata e da incontrare, come i due discepoli di Emmaus, in tutti coloro che fanno la nostra stessa strada e con cui condividere il pane, la fatica di tutti i giorni, le ingiustizie da cui liberarsi, l’impegno per la pace e la giustizia sociale. Tutto è sfumato in teologia dogmatica che è, dal mio punto di vista, il grande male di tutte le chiese cristiane esistenti, la grande palla al piede che blocca proprio l’esercizio della misericordia che tu hai messo al centro della tua iniziativa.

Anche il richiamo al racconto evangelico del Samaritano, che secondo Papa Paolo VI è “stato il paradigma della spiritualità del Concilio Vaticano II” che ha avuto lo scopo principalre di “servire l’uomo”, è stato sfumato in chiave di teologia dogmatica ed inserito in una visione che vede ancora una volta la Chiesa innalzare la “fiaccola della verità cattolica” ma, contemporaneamente, mostrarsi “madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati”. Ma se queste parole, pronunciate da Papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II potevano avere un senso 55 anni fa, in una situazione sociale, culturale, religiosa profondamente diversa da quella attuale, oggi esse suonano anacronistiche, rappresentano un ritorno all’antico, ad una concezione e ad una pratica della chiesa caratterizzata da un lato dal potere mondano e dall’altro dalla dispensazione di grazie spirituali che aprono ai fedeli le vie del paradiso con la fruizione delle indulgenze.

Ma non è di questo che voglio parlarti. Non voglio insegnarti a fare il Papa. Avrò modo di approfondire tutti gli aspetti della tua lettera e così spero facciano tutti i cattolici del mondo. Ti scrivo perché della tua lettera mi hanno colpito due aspetti, uno negativo ed uno positivo. Parto dal positivo.

Ho accolto con grande piacere ed interesse l’annuncio di una iniziativa congiunta, all’inizio del giubileo, tra l’università lateranense e gli sciiti, una delle due componenti della religione islamica. Mi auguro che anche i sunniti possano partecipare attivamente a questo incontro che è positivo in se. Questa iniziativa nasce dal riconoscimento della misericordia, come scrivi nella tua lettera, come una “valenza che va oltre i confini della chiesa” e che riguarda sia l’Ebraismo che l’Islam. Nella tua lettera hai riconosciuto sia che la misericordia è intrisa nelle pagine dell’Antico Testamento e nella spiritualità ebraica, sia che essa è allo stesso modo profondamente inserita nella spiritualità musulmana che annovera fra i nomi “attribuiti al Creatore quello di Misericordioso e clemente”. Bene! Tutto ciò che fa avanzare il dialogo fra le religioni è un passo in più sulla via della pace e di questo voglio ringraziarti.

L’altro aspetto, quello negativo, riguarda il tema estremamente grave di quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui proprio tu hai parlato e contro la quale ti sei speso anche con importanti parole ed alcune importanti iniziative. Mi riferisco al discorso che hai tenuto al sacrario di Redipuglia, dove hai detto parole chiarissime ed inequivocabili contro la guerra ed i mercanti di morte. Mi riferisco sia all’incontro in Vaticano per la pace in medio oriente, sia alla giornata mondiale di preghiera per la pace in Siria che impedì alle grandi potenze schierate attorno agli USA di intervenire direttamente contro quel paese.

Mi ha stupito e molto preoccupato il fatto che, nella tua lettera per il giubileo, la parola guerra non compaia neppure una volta e che non ci sia alcuna riflessione sulla guerra mondiale nella quale siamo immersi e nella quale il giubileo della misericordia si svolgerà. Cosa devono fare i cristiani in questo anno di misericordia sul tema della guerra? Ha senso conquistare il paradiso per se ed accedere alla misericordia divina in un mondo pieno zeppo di armi nucleari, chimiche, batteriologiche e dove il commercio delle armi è arrivato alla strabiliante cifra di circa 1800 miliardi di dollari, circa 5 miliardi di dollari al giorno, e dove ci sono una quarantina di conflitti armati in corso? Può esserci misericordia in un mondo in guerra? Che senso può avere per ognuno di noi “lucrare le indulgenze”, come si dice in gergo ecclesiastico, se poi ai nostri figli e ai figli dei nostri figli lasciamo un mondo distrutto sul piano sociale e materiale e ancor più sul piano spirituale?

Da cosa potremo distinguere chi avrà scelto di praticare la misericordia sul piano sociale, politico o imprenditoriale? Quanti imprenditori, che ipocritamente si dicono cristiani e buoni cattolici sceglieranno, in nome della misericordia, di cambiare il loro sfruttamento selvaggio del lavoro che attualmente praticano? Ci sarà qualcosa in merito nelle norme che la Penitenzieria Vaticana emetterà per il giubileo? Da cosa misureremo che la società italiana e mondiale sarà effettivamente cambiata in meglio alla fine dell’anno santo?

Ecco allora, caro Papa Francesco, che l’assenza del tema della guerra è per me un vero colpo al cuore, un colpo mortale soprattutto se associato alle parole di questi giorni da Te pronunciate sui martiri cristiani e sul silenzio dell’occidente su questi martiri. Parole che non dicono nulla di buono e che, non a caso, i guerrafondai hanno rilanciato.

I cristiani uccisi sono forse diversi e più meritevoli di difesa e di onore degli altri esseri umani, donne vecchie bambini, uccisi per causa delle guerre e del terrorismo che della guerra moderna è parte integrante? Quello stesso mondo occidentale, che sarebbe sordo muto e cieco di fronte ai martiri cristiani, non è forse lo stesso che produce armamenti e li vende nel mondo fornendo le armi a chi uccide i martiri cristiani insieme a tutti gli altri innocenti? E come dimenticare che fra gli operai produttori di tali armi ci sono senz’altro persone che si dicono cristiane e che magari frequentano settimanalmente una chiesa? Fare appello a questo occidente non coincide forse con un sostanziale appoggio alla guerra, a chi dal 2001 sta usando l’attacco ai cristiani da parte dei “feroci musulmani”, per soffiare sulla guerra e per favorire la propria vendita di armi e garantirsi il proprio stile di vita sulla pelle dei poveri del mondo?

La guerra è follia, hai detto a Redipuglia riprendendo le parole della Pacem in Terris. La guerra uccide indiscriminatamente cristiani, musulmani, ebrei, atei, induisti, buddisti, animisti, animali incolpevoli di tutto. La guerra è il nemico che bisogna fermare. La guerra è la negazione di qualsiasi misericordia e di qualsiasi umanità.

Sono il giornalista che a Napoli, durante la tua visita, si trovò per puro caso nella chiesa di San Francesco di Paola mentre tu salutavi i vescovi della Campania ed i rappresentati delle altre religioni e chiese cristiane. Quando ebbi l’opportunità di stringerti la mano, non ho perso tempo a dirti chi ero e che cosa facessi e perché ero li. Ti dissi solo che c’era bisogno di una grande iniziativa mondiale per la pace come quella già realizzata, con successo, sulla Siria.

Per questo, caro Papa Francesco ti scrivo. Tu sei l’unico capo di stato al mondo, oltre che leader religioso, che hai detto parole chiare contro la guerra. Ti prego non cambiare posizione su tale questione. Ti prego rimetti al centro tale questione per il giubileo della misericordia. Fai diventare tale anno un anno di impegno costante per la pace nel mondo, per l’incontro tra le religioni (su cui hai detto parole chiare), per la salvaguardia del creato. Credo che senza tale aspetto fondamentale, questo giubileo diventerà l’ennesimo momento di esercizio di quel grave peccato antico che è la simonia, con preti, vescovi, monaci e monache impegnate a lucrare soldi sui pellegrinaggi, insieme ad imprenditori impegnati in attività alberghiere, o in lavori pubblici che nulla hanno a che vedere con la misericordia, né con quella di Dio né con quella degli uomini.

Con grande stima e fraterna amicizia
Giovanni Sarubbi

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