Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Se il papa fa il papa e dice cose banali sui gender di C.Lalli

Se il papa fa il papa e dice cose banali sui gender di C.Lalli

Chiara Lalli
http://www.wired.it/

Bergoglio un pontefice innovativo? Forse. Ma non aspettiamoci aperture che rompano gli schemi della dottrina. Il discorso sulla “teoria del gender” nella forma poteva essere più raffinato, nella sostanza non poteva essere altro.

Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa. Così rischiamo un passo indietro, la rimozione della differenza infatti è il problema non la soluzione, per risolvere i loro problemi di relazione l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Siamo fatti per ascoltarci a vicenda, e senza l’arricchimento e reciproco in questa relazione i due non possono nemmeno capire fino in fondo cosa significhi essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi di libertà e profondità per l’arricchimento della comprensione di queste differenze, ma anche molti dubbi e scetticismo”.   Così Bergoglio ha parlato ieri nel corso dell’udienza del mercoledì.

Il livello di involuzione concettuale sulla “teoria del gender” (“ideologia del gender” o perfino “dittatura del gender”) comincia ad assumere un aspetto particolarmente complesso, come anelli impazziti di un albero secolare.
Ci si domanda se qualcosa che non esiste possa essere l’espressione di un sintomo psicoanalitico e di una specie di spleen adolescenziale o addirittura infantile. Se non so confrontarmi ti cancello: una specie di “non mi meritiesistenziale e di genere, la rimozione dell’altro-diverso-da-me come reazione di paura e soggezione (un altro passo e sprofondiamo nella totale insensatezza lacaniana).

Se è innegabile che il Papa faccia il Papa e non possa dire altro che cose da Papa, forse ci si potrebbe aspettare che le dicesse in un modo meno sciatto e approssimativo.
La riduzione del bersaglio a un fantoccio è una strategia retorica precisa, ma a volte rischia di trasformarsi in un boomerang se l’operazione è troppo grossolana. Non si potrebbe provare a costruire argomenti papali un po’ più raffinati? Non ci si potrebbe sforzare di scrivergli un discorso teologicamente e filosoficamente più sostanzioso? Insomma è pur sempre la più alta autorità cattolica.

Nessuno vuole rimuovere la differenza tra uomo e donna, almeno nessuno dei promotori o dei sostenitori di quello che verosimilmente è il vero nemico di chi blatera contro la “cosiddetta teoria del gender” (che poi i gender studies sono un dominio così ricco e complesso che solo un mago molto bravo potrebbe ridurre a una simile caricatura; oppure si può barare come ha fatto ieri La Stampa, cioè copiare da Le Manif Pour Tous Italia – un’associazione spaventata dalla propria ombra e che vuole “preservare l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre” – alla sezione FAQ, ove si trovano meravigliose allucinazioni come: “Nonostante le teorie di genere siano smentite dalla mole di evidenze scientifiche che ci raccontano l’assoluta naturalità di un sistema incardinato sulla complementarietà dei sessi maschile e femminile, fortemente caratterizzati ancor prima della nascita anche quanto al loro svolgersi psico-attitudinale,  esse vengono oggi brandite in ambito politico nelle battaglie per i ‘diritti’ e per l’iuguaglianza”’ si tratta dunque di una vera e propria nuova ideologia”.

La Stampa si dà un tono e trasforma: “Cosa dice la scienza. Le teorie di genere sono smentite dalla scienza. Gli studi scientifici sostengono che la differenza tra il maschile e il femminile caratterizza ogni singola cellula, fin dal concepimento con i cromosomi XX per le femmine e XY per i maschi. Queste differenze si esprimono in peculiari differenze fisiche, cerebrali, ormonali e relazionali prima di qualsiasi influenza sociale o ambientale”. Per chi non ci crede e ha bisogno di prove come Tommaso, qui c’è una collazione delle due versioni. Non ne dicono una giusta nemmeno per sbaglio.

Poi verso mezzanotte La Stampa cancella e sostituisce con un altro articolo che inizia con un’altra ingenuità – meno grave di quelle che hanno rimpiazzato, ma altrettanto visionaria – ovvero, riferendosi al commento papale: “Una presa di posizione che stupisce chi, all’interno del movimento lgbt, vedeva in Francesco un rinnovatore e un innovatore, ricordando tra le altre cose la sua ormai famosa frase sugli omosessuali: ‘chi sono io per giudicare?’”. Lo stupore è tutto per chi si stupisce che il Papa faccia il Papa e non sa leggere oltre una frasetta di comodo, che di certo non ha alcun potere né intenzione di eliminare le fondamenta rigide e inaccessibili del verbo clericale. Sembra che anche Il Corriere della Sera avesse fatto un’operazione simile, per poi correggere però più tempestivamente dopo un po’ di commenti giustamente critici).

Che cosa vorrebbe dire poi eliminare la differenza tra uomo e donna? Niente, ma in effetti si finisce per credere a qualsiasi scemenza se viene ripetuta abbastanza volte e da interlocutori percepiti come autorevoli. E se funziona con “l’ha detto la tv” o “l’ho letto sull’internet” figuriamoci con “l’ha detto il Papa”.

Si finisce perfino per perdere il primo livello di accesso alla comprensione: chi potrebbe sostenere qualcosa di tanto insensato e perché? Persone verosimilmente prive di senso o che studiano cose prive di senso, che non meritano di essere ascoltate e che fanno cose insensate (e siamo tornati al via).

2 comments

Bruno Antonio Prof.Bellerate venerdì, 15 Maggio 2015 at 18:00

La prima impressione (almeno!) è quella del cane che si morde la coda… Infatti, per poterlo più facilmente distruggere, ci si costruisce un “nemico fantoccio”, su misura, ignorando non solo le regole ermeneutiche, ma anche quelle del rispetto dovuto ai nostri simili, per cui, prima di parlarne, occorre dovutamente pensare ciò che si sta per dire o, ancor più, per scrivere. Questo vale per gli umani, ma molto meno per le loro “teorie”, che, assai spesso, non meritano neppure tale nome. Esistono fondazioni “scientifiche” di questo invadente “gender”?… Questo senza compromettere quella “relatività”, che, inevitabilmente, connota tutto ciò che è umano? Mi pare che… molti non dubitino minimamente di quelle che ritengono le loro “certezze”! Ciò con tutto il rispetto per il… “peccatore”, non però per il “peccato”!

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Valeria Fusetti martedì, 19 Maggio 2015 at 09:48

Come cristiana evangelica sottoscrivo senza riserve quanto detto dal Vescovo di Roma Bergoglio, e lo dico come donna che, data l’età, ha una lunga esperienza di vita: Un matrimonio fallito in 6 anni per stupido orgoglio e narcisismo da entrambe le parti, e che ha avuto effetti devastanti soprattutto sui miei figli. Ovviamente, dato che i nostri peccati (chiamiamoli con il loro nome, anziché definirli pudicamente ed ipocritamente “errori”) ricadono anche su altri, e si infligge dolore a chi ci è stato affidato. Mentre il secondo matrimonio vive bene dopo quaranta anni.E non per caso, ma per aver scelto di percorrere la Via che il Vangelo insegna,visto che se non ci si pente del proprio peccato si è condannati a ripeterlo. Che il Vescovo Bergoglio usi un linguaggio poco raffinato, comprensibile a tutti, è una dei metodi pastorali del suo ministero più apprezzabili.Mi pare che anche Gesù sia stato criticato perché il suo argomentare non rifletteva nessuna scuola rabbinica, per cui ricalcare le orme di Gesù va sempre bene. E le persone che hanno fatto un idolo della loro ragione che portino pazienza,le loro argomentazioni più o meno intelligenti, più o meno comprensibili, vengono sempre dopo l’insegnamento di Gesù,accolto come è stato offerto, senza troppe interpretazioni astruse, senza arrampicarsi sugli specchi del metodo storico critico, magari “semplicemente” con un po’ di fede in Colui che non ha considerato rapina prendere la nostra carne, che ha umilmente donato la Sua divinità e la Sua umanità per la nostra salvezza e che vive come Signore, nostro.

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