Home Europa e Mondo A Tunisi, un Forum Sociale Mondiale ‘liquido’ di C.Ventura

A Tunisi, un Forum Sociale Mondiale ‘liquido’ di C.Ventura

Christophe Ventura
CETRI Lovanio Nuova

Pioggia e notte ventosa a Tunisi non hanno vinto la 13° edizione del Forum Sociale Mondiale (FSM), svoltasi dal 24 al 28 marzo 2015. È stata la seconda volta – dopo il 2013 – che l’evento anti-globalizzazione si è svolto in Tunisia. Allora si era nutrito dell’effervescenza politica e sociale che pervadeva il paese dopo la caduta di Zine El Abidine Ben Ali, avvenuta il 14 gennaio 2011 [1]. Da allora, la Tunisia è cambiata. Questa volta, il FSM ha trovato un paese a lutto per gli attacchi jihadisti del Museo del Bardo e piegato dalle molteplici crisi – economiche, sociali, politiche e geopolitiche – che gli si parano davanti.

Dagli avvenimenti del 2011, nessun governo ha migliorato le sorti del paese. Peggio ancora, la povertà e le insicurezze di ogni genere sono aumentate. I vecchi partiti sono sotto accusa, ma lo è anche quello religioso, che ha promesso il cambiamento. Così, una volta al potere, Ennahda ha attuato un programma neoliberista in fatto di politiche sociali, ed è riuscito a nutrire risentimento e frustrazione tra i settori della società sobillati dal movimento politico islamico.

Un tale sviluppo ha contribuito a rendere la corrente salafita sempre più radicale in Tunisia come altrove, in una regione ormai «entrata in un lungo periodo di fermento durante il quale la contro-rivoluzione potrà incontrare forse tante difficoltà per consolidarsi quante la rivoluzione stessa», come riportato dal giornalista britannico Patrick Cockburn in un saggio illuminante sul jihadismo, sullo stato islamico e sulla situazione del Medio Oriente. [2]

In questo contesto, la valutazione quantitativa del FSM è positiva. Lo shock del Bardo non sembra aver influito – o poco – sulla partecipazione alla manifestazione. Questa è una vittoria in sé. Essere presenti, dopo i drammatici eventi è stato un atto di solidarietà politica e test di credibilità collettivo per il FSM e per il movimento «un altro mondo possibile».

È difficile annunciare dati verificabili sulla partecipazione finale, ma la cifre di 50.000 persone provenienti da 125 paesi è ampiamente accredita. Tuttavia, si può notare che le delegazioni estere provenienti da Europa, Asia, America e Africa sub-sahariana sono apparse meno del solito.
Più di 5000 organizzazioni (di cui la metà è venuta dal Maghreb / Mashreq) sono state rappresentate. È impossibile spiegare la diversità e la qualità delle 1500 attività organizzate in questi giorni di «Dignità e diritti».
È certo che questo FMS ha permesso a molti gruppi di organizzazioni di prepararsi alle prossime scadenze cruciali, come la Conferenza delle Parti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. È stata anche un’occasione per scoprire molte lotte sociali ed ecologiche – come in Algeria contro gas shale -, come anche per ospitare più riunioni sulla situazione in Medio Oriente o in Europa dopo la vittoria di SYRIZA in Grecia e la crescita di Podemos in Spagna, le migrazioni causate dalla globalizzazione ecc.

In sostanza, il FSM può essere assimilato a una sorta di Festival internazionale dell’Umanità aperto a tutte e a tutti, un punto di riferimento per raggruppamenti stabili (comprese le ONG) che lavorano insieme regolarmente – con risorse ad hoc – da ormai quindicina d’anni per progredire sulle varie Agende internazionali comuni.

Il FSM offre uno spazio ed una cultura organizzativa favorevole a tali obiettivi. Attinge alla tradizione della ‘Fiera’ medievale. Qui, i partecipanti sono attori della ‘Società Civile’ e produttori intellettuali critici. In questa prospettiva, il FMS apre uno spazio favorevole allo sviluppo di relazioni, scambi e transazioni tra mondi lontani, ma collegati, alla ricerca di stabilire rapporti proficui durevoli. Da questo punto di vista, è quindi uno spazio utile. Utile, è anche perché è l’unico disponibile a livello internazionale. Tuttavia, il FSM non rappresenta uno strumento di ‘Potere’ in mano alla società civile, e si sta ora spostando in direzioni storicamente distinte da quelle che hanno portato alla sua creazione.

All’origine nel 2001 fu progettato per essere una risposta dei popoli al World Economic Forum di Davos, in un momento caratterizzato dalla crescita delle lotte sociali e politiche in America Latina – dinamiche che contribuirono in modo significativo a far emergere i governi progressisti nella zona. Ora rappresenta un momento della vita di un movimento di movimenti iper-diversificati dominato dalle ONG che dispongono di risorse stabili. Inoltre, il FSM opera in un periodo meno favorevole verso la sinistra nel mondo.

Da questo punto di vista, non fornisce la chiave per risolvere una questione più generale nella nebulosa di organizzazioni e movimenti che sono coinvolti: quale strategia, quali attori, quali leve per trasformare il sistema economico e politico internazionale? Il processo FMS non deve essere preso per quello che non è. Si tratta di una questione politica e sociale ‘liquida’ nel senso di Zygmunt Bauman. Un filosofo poco conosciuto in Francia, dove comunque alcune delle sue opere sono state tradotte. Fra queste opere vanno menzionate «Dentro la globalizzazione – le conseguenze sulle persone» (Ed. Laterza, Roma – Bari 1999 ISBN 978-88-420-6258-5) e «La Vita liquida» (Ed. Laterza, Roma-Bari 2006) [3]. Un momento in cui un ‘tutto diversificato’ confluisce prima di riorganizzarsi in nuovi flussi.

Come giustamente rilevato una delle principali dirigenti del FSM italiano intervenuta nel corso di un seminario organizzato in collaborazione con «Memoria di lotte» [4], la natura del FSM e dei movimenti che lo compongono porta con sé una fragilità attualmente insuperabile «Qual è la nostra funzione, di noi, movimenti sociali?» si è chiesta. «È quella di produrre la partecipazione sociale». E ha aggiunto: «Ma oggi che il WSF o i nostri paesi, mancano di della necessaria trasposizione politica delle nostre idee e delle nostre proposte, conduce ad una nuova situazione: produciamo frustrazione!».
Questo è il traguardo del FMS in quanto prodotto della realtà materiale dei movimenti contro la globalizzazione neoliberista.[5]

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Note
[1] Per saperne di più leggere Christophe Ventura, « Un Forum social mondial au cœur des convulsions tunisiennes », Mémoire des luttes, avril 2013.
[2] P Patrick Cockburn, Le Retour des djihadistes. Aux racines de l’Etat islamique, Equateurs, Paris, 2014
[3] (Rouergue, Chambon, 2006), La Décadence des intellectuels. Des législateurs aux interprètes (Actes Sud, Arles, 2007). Ignacio Ramonet, « Vers un automne chaud en Espagne ? ».
[4] “Come comprendere la questione del potere politico? Sinistra e movimenti sociali internazionali alla sfida deella crisi sistemica del capitalismo: quali punti deboli? quali punti forti? quale progetto? Seminario co-organizzato il 26 marzo con la rete europea “Transform, Fondazione Rosa Luxemburg Italia, Espace Marx, et l’Institut Nikos Poulantzas
[5] La prossima edizione potrà aver luogo nel 2017 in Quebec o in Grecia.

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