Home Primo Piano Cosa è successo dopo l’eccidio di Charlie Hebdo (gennaio 2015)? Il Male nel mondo è diminuito?

Cosa è successo dopo l’eccidio di Charlie Hebdo (gennaio 2015)? Il Male nel mondo è diminuito?

Claudio Giambelli – Roma

Ho iniziato questa lunga riflessione il 15 Gennaio dopo i fatti di Parigi di Charlie Hebdo. Nel frattempo tante altre morti e stragi sono accadute: l’annegamento nel Mediterraneo di piu’ di 900 migranti, le migliaia di morti con il terremoto in Nepal e tante altre: quindi il “Male” apparentemente prevale.

Mi accingo cioè a ri-affrontare temi complessi: Chi è “Dio” e come permette il “Male”, visto che è immaginato come il creatore amorevole e benevolo del tutto ? Perché esiste il “Male”, o, per meglio dire, perché esiste il “Male” contrapposto al “Bene” (e quindi cosa è il “Bene”) ?

Li ripercorro in un condensato di quattro mesi di approfondimenti, con evidenti dissintonie con i percorsi tradizionali della fede cristiana. Lo faccio nella consapevolezza che è anche da eventuali “errori” che si aprono strade nuove di coscienza, che avvicinano alla pacificazione.

E io, come tutt@, sono famelico di pacificazione.

I fatti di Parigi hanno scosso i sentimenti di milioni di individui nel mondo “occidentale”, perchè si è sperimentata la percezione “fisica” dell’odio di religione o, per meglio dire, dell’odio che proviene dal credere in un dio. E questo è, per il mondo “occidentale” un doppio scandalo. Primo, perché l’idea di dio è associata a “amore”, “bene”. Secondo, perché, nel mondo occidentale, dio è morto e non si accetta che ci sia ancora qualcuno che si muova in nome di dio: “……abbiamo imparato a fare a meno di Dio e a detestare il potere e il suo godimento perverso. Non abbiamo altro maestro all’infuori del sapere” – dicono i quattro professori di Seine-Saint-Denis, nella loro lettera sull’eccidio al Charlie Hebdo [“Noi siamo Charlie. Ma siamo anche i genitori dei tre assassini”].

Ma non è sempre stato così e non dimentichiamo che, per molti sulla Terra, Dio è ancora ben vivo: “….c’era un tempo in cui – per esempio nel Medioevo – (Dio) era vivo, tanto che l’arte era arte sacra, la letteratura parlava di inferno, purgatorio, paradiso, persino la donna era donna-angelo. Allora Dio era vivo al punto che, se togliessimo la parola “Dio”, non capiremmo nulla di quell’epoca.– dice U.Galimberti in un articolo del 10 Gennaio 2015, su Repubblica delle Donne.

Il problema quindi inizia dalla questione di chi è Dio.

Dal punto di vista metodologico, propongo di intrecciare strettamente la questione con l’esperienza esistenziale dei fenomeni naturali (precedentemente interpretati come espressioni divine); se adottiamo questo metodo e ci distacchiamo dal mondo pervasivo delle dottrine religiose, i due piani, Dio e leggi naturali, si confondono e si accavallano, cioè non si sa piu’ chi viene prima e chi viene dopo.

E’ come se ci fossero legami piu’ che simbolici tra le leggi naturali e Dio: l’una rimanda all’altra e viceversa. E’ come dire che c’è sul tavolo l’ipotesi che Dio, se esiste, stia usando la natura, cioè i suoi fenomeni e le sue leggi, come un linguaggio accessibile ai sistemi biologici viventi: per farsi conoscere, per trasmettere messaggi, altrimenti non comunicabili.

In altri termini, come si comincia a dire con una certa insistenza, l’unico vero Libro “sacro” è il Libro della Natura, non il Corano, non la Bibbia, non altri testi sacri.

Questa modalità interpretativa, all’inizio dei tempi umani, era al centro del sentimento religioso, ma fu poi considerata “ingenua” e rimossa come paganesimo, rimpiazzata da una sola e unica verità: l’esistenza di un unico dio trascendente, creatore benevolo del cielo e della terra, motore di tutte le cose. Non solo Dio veniva separato dalla natura, ma anche l’umanità ne prendeva le distanze, e la natura poteva essere indagata “asetticamente” dalla scienza.

Ma a ben vedere, il credere in un unico Dio trascendente è anche questo una forma di paganesimo, solo un poco piu’ sofisticato; infatti discende da una piu’ acuta osservazione che tutti i cicli naturali non sono dovuti al caso, alla bizzarria di divinità, ma sono mossi da un unico “motore”, dal sole, dalla sua energia, il dio Ra per gli antichi egizi, poi trasformato, simbolicamente, nel roveto ardente che brucia senza consumarsi, un dio-sole questa volta non lontano dalla terra, ma prossimo all’uom@, nella teologia biblica.

Dove sta quindi il bandolo della matassa ? Nasce prima Dio e poi l’uom@, oppure il concetto di dio è soltanto una costruzione mentale di cui l’umanità ha bisogno per poter sopportare la durezza dell’esistenza e per orientare dottrinalmente l’agire comune? Oppure?

In teoria, non abbiamo bisogno del concetto di dio: tutto il mondo ateo ce lo dice da tempo.

Abbiamo invece un immenso bisogno di capire le nostre origini, chi siamo, da dove veniamo.

Questa profonda nostalgia è finalmente quella che ci accomuna tutti, credenti, non credenti, diversamente credenti, in tutto il globo, in tutti i tempi. La questione dell’origine è talmente pregnante, che è fondamentale per tutte le religioni, che le hanno dedicato lunghe riflessioni ( e relativi testi ) e per tutti i sistemi politici che cercano di impossessarsene per usarla come strumento di potere, perché sanno che ha un potere enorme.

Non solo, ma l’ansia di scoprire le origini è anche strettamente connessa alla consapevolezza (bruciante) della catena causa-effetto, cioè la ricerca indietro della causa prima che ha creato e crea continuamente il “Male” nel mondo: la teoria del peccato originale nasce da qui; la convinzione è che se riuscissimo ad arrivare alla causa prima ed eliminarla, avremmo risolto il problema del “Male”.

Ma se assumiamo che le cose naturali e quelle divine sono collegate ( d’altra parte è fin dall’inizio dei tempi che gli sciamani / sacerdoti erano contemporaneamente i piu’ esperti interpreti dei misteri del cielo, stelle, cosmo ) dovremmo provare a reinterpretare, come moderni sciamani, gli afflati religiosi alla luce delle recenti scoperte scientifiche dei cosmologi teorici e sperimentali: anche Einstein affermava che gli importava poco la questione delle particelle quantistiche e delle relative proprietà: a lui interessava scoprire Dio, a dimostrazione che l’anelito della conoscenza dei fenomeni naturali e di Dio non sono separabili. Affermano i neuro-scienziati, che una delle piu’ grandi sfide attuali delle neuro-scienze è il mistero della coscienza, cioè di come sia possibile che la materia (perché di materia siamo fatti) riesca a pensarsi, a ragionare su sé stessa, a prendere consapevolezza del sé e a ricercare, quindi, le sue origini.

La ricerca incessante delle origini ci ha portato a trovare evidenze scientifiche del così detto big-bang (apparentemente il momento della “creazione”), quando la luce non usciva, perché rimaneva intrappolata in questa prima densa miscela bollente e uniforme di tutti i suoi fenomeni elementari, fino a quando, dopo circa 380 mila dei nostri anni, si è raffreddata, c’è stato un primo cambiamento di fase e le particelle hanno assunto massa, la luce è riuscita a uscire e la materia, come la conosciamo, ha iniziato a formarsi, uniformemente, con le stesse medesime componenti in tutto l’universo. E, cosa ancora piu’ importante, in questa prima fase, questo “sistema” era nel suo stato di massimo ordine e perfezione uniforme e simmetrico, con tanta materia quanta antimateria e le due si scontravano annichilendosi, generando fotoni, che scontrandosi con altri fotoni generavano materia e antimateria (dimostrazione perfetta che materia e energia sono la stessa cosa). Quindi è esistito, all’origine, uno stato di massimo ordine e perfezione unitario, di cui, guarda caso, percepiamo (o ricordiamo?) l’esistenza, sentendone una profonda nostalgia e, in fondo, vorremmo ritornare indietro nel tempo, a quel momento, che percepiamo perfetto, ideale, in equilibrio: perché la materia di cui siamo costituiti, gli atomi i protoni e neutroni sono quelli creati a partire da quella fase, siamo tutti figli e figlie “carnali” di quell’evento.

Purtroppo per gli adoratori dell’ordine unitario e della perfezione immutabile, da quel momento è scoccata la freccia del tempo, che va, per i macro-sistemi di cui facciamo parte, e anche i sistemi sociali lo sono, in un’unica direzione, in accordo alla legge dell’entropia, cioè dall’ordine iniziale alla dispersione e dissoluzione finale; dal meno disordine al piu’ disordine, dal piu’ ordine al meno ordine: apparentemente il “Male” ha il sopravvento e erode ogni spazio di “Bene”, inteso come ordine ideale in equilibrio. L’esperienza piu’ sconvolgente è quella della morte dei nostri corpi: si decompongono e non si ricompongono all’indietro.

Non possiamo tornare indietro alle origini ideali, non possiamo tornare fisicamente indietro nel tempo per riscrivere la storia; infatti, fare viaggi nel tempo in avanti, cioè nel futuro, è possibile e ben dimostrato, perché il tempo non è una variabile assoluta indipendente dall’universo, ma è una componente che dipende dal livello di forza di gravità e dalla velocità relativa nello spazio (ormai innumerevoli esperimenti lo hanno dimostrato); ma, sebbene sia teoricamente possibile fare anche viaggi a ritroso nel tempo, con la teorica curvatura dello spazio-tempo, questo non appare realistico.

Insomma, per gli adoratori dell’ordine e perfezione è assai dura sapere che siamo orientati, in un processo non reversibile, alla dissoluzione, genericamente al “Male”.

Ma torniamo alla materia, già la materia: ecco un altro elemento di scandalosa deviazione dall’ordine e uniformità costituiti, a cui aspiriamo. Esistiamo come materia, ma questo è frutto di un “errore” inspiegabile alla perfezione della simmetria, così cara ai fisici teorici: infatti non si capisce dove sia finita l’antimateria che dovrebbe essere uguale come quantità alla materia. Se non ci fosse questa imperfezione, la materia, cioè noi e tutto l’universo “visibile” non esisteremmo e il processo perfettamente simmetrico di annichilimento in fotoni sarebbe continuato e noi non saremmo qui a pensarci sopra. “Se la simmetria tra materia e antimateria fosse stata perfetta, il nostro universo, oggi, sarebbe fatto solo di luce e noi non saremmo qui a porci queste domande. Un discorso simile vale per la vita. Inizialmente l’embrione è sferico e le suddivisioni cellulari sono identiche in tutte le direzioni. Ad un certo punto, senza apparente motivo, la simmetria si rompe e inizia a formarsi la testa, gli arti, il corpo. Senza rottura di simmetria, non ci sarebbe la vita così come la conosciamo noi. A livello microscopico tutte le particelle sono identiche, tanto identiche da essere indistinguibili. Lo sono anche i legami tra le diverse particelle, e così non solo ogni protone è identico a ogni altro protone, ma lo è anche ogni atomo dello stesso elemento. Il fatto che le particelle e le loro interazioni siano sempre identiche è quello che garantisce la stabilità della materia, ma l’insieme di tutte le cose uguali forma elementi macroscopici tutti rigorosamente diversi fra loro. Dove avviene questa rottura? In quale punto le cose da tutte uguali passano ad essere tutte diverse ?” [da Simmetrie imperfette – dialogo fra Giorgio Parisi e Giancarlo Carofiglio]. Insomma, senza la rottura della perfezione, non ci sarebbe vita biologica e neanche senza la differenziazione nella molteplicità e neanche senza una direzione previlegiata della freccia del tempo.

Un altro elemento di sconcerto è il concetto di unicità a cui tanto teniamo ( se c’è un’origine questa deve essere unica e, siccome deve esserci un dio creatore, questo deve essere unico e siccome non lo vediamo, questi deve essere trascendente). Ora, questo concetto di unicità richiama quasi immediatamente i concetti di unitarietà e unificazione; questo processo è praticamente inevitabile, perché fa parte delle nostre aspettative umane. Il concetto di unicità di dio porta con sé che tutt@ devono credere, in modo unitario e uniforme, allo stesso dio e alle stesse regole e dottrine che ruotano intorno a quel “dio”, ma questo immediatamente contraddice la necessità della vita di evolversi liberamente attraverso imperfezioni e differenziazioni nella molteplicità.

Tuttavia rimane vera l’insopprimibile ricerca dell’unificazione. Nell’evoluzione delle scienze si è andati man mano a ricercare e a scoprire formulazioni unificanti di teorie che, isolatamente, spiegavano bene le parti, ma non il tutto. Einstein è morto nel suo letto con accanto a sé, fino all’ultimo, un quadernetto di appunti dove cercava la formulazione unificante tra la Relatività Generale (che ruota intorno alla forza di gravità) e la Fisica quantistica con le sue forze dell’elettromagnetismo, interazioni nucleari forti e interazioni nucleari deboli. Gli scienziati sono riusciti a formulare spiegazioni funzionanti per i due sistemi distinti, ma non erano ancora riusciti a trovare una formulazione unificante del tutto.

Solo recentemente dopo vari tentativi, durati anni, i fisici teorici hanno messo a punto una teoria unificante basata sulle stringhe, anelli chiusi o segmenti aperti di energia vibrante a differenti frequenze, estremamente piu’ piccoli della piu’ piccola particella elementare conosciuta: il quark. La teoria delle stringhe, nella sua ultima formulazione univoca prevede l’esistenza di altre dimensioni oltre le tre spaziali, nelle quali ci muoviamo e il tempo, come quarta dimensione. Ne prevedeva, inizialmente altre 6, arrivando così a dieci dimensioni e infine, perché la formulazione fosse veramente unica, una undicesima. Attraverso questa elegante formulazione unificante si puo’ spiegare qualsiasi fenomeno naturale energetico e massivo dell’universo. La teoria pare funzionare egregiamente dal punto di vista teorico, ma è così strana che alcuni scienziati si chiedono se sia veramente una teoria scientifica oppure filosofia: il fatto è che ogni teoria ha bisogno di una sua dimostrazione sperimentale e, in questo caso, la cosa appare veramente difficile.

Ma oltre a questo, ironia della sorte, la teoria unificante del tutto apre l’esistenza ………..…di universi paralleli; cioè il nostro universo non sarebbe l’unico esistente, ma molti altri universi coesisterebbero accanto al nostro, solo che ognuno di questi rimarrebbe confinato all’interno di una membrana multidimensionale non visibile, né percepibile, anche se teoricamente molto prossima, al punto da poter dire che continuamente sfioriamo i limiti del nostro universo. Questa ipotesi ci pare tanto strana ? Ricordiamo Giordano Bruno e le sue intuizioni su un Universo molteplice: “Il Dio di Giordano Bruno è da un lato trascendente, in quanto supera ineffabilmente la natura, ma nello stesso tempo è immanente, in quanto anima del mondo: in questo senso, Dio e Natura sono un’unica realtà da amare alla follia, in un’inscindibile unità panteistica di pensiero e materia, in cui dall’infinità di Dio si evince l’infinità del cosmo, e quindi la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’etica degli “eroici furori” [da Wikipedia].

Come in un gioco degli specchi, la scoperta dell’unicità rimanda ad una molteplicità e la brama di unicità perfetta si infrange nella constatazione dell’esistenza della variabilità nell’imperfezione: se Dio esiste ed è unico nell’inclusione di tutto cio’, allora il suo messaggio è chiaro: dal punto di vista metafisico, unicità e molteplicità, uniformità e differenziazione, “Bene” e “Male” sono le due facce della stessa medaglia; questo non puo’ non avere profonde ripercussioni sulla nostra fede e sulle inter-relazioni con la realtà fisica, psichica, sociale in cui siamo immersi. Se ci soffermiamo anche solo un attimo a contemplare questa suggestione, ci sentiamo talmente piccoli da desiderare da un lato ardentemente l’intimità con Dio-amore e dall’altro il rifuggire dalla violenza distruttrice anche della piu’ piccola cosa esistente, come cosa massimamente ripugnante.

Le consapevolezze di Dio-amore e di nonviolenza si esaltano reciprocamente, al punto da fondersi l’una con l’altra; l’una rimanda all’altra in una oscillazione continua, che alimenta un insopprimibile senso di coscienza responsabile.

Perché, non solo, noi viventi tutt@ siamo simili, ma addirittura uguali, perché di uguale origine e costituiti degli stessi elementi elementari: ognun@ è il riflesso dell’altr@, nelle possibili molteplicità permesse dai sistemi biologici, in continua evoluzione.

Ma torniamo al concetto di “Male”, che è piuttosto una costruzione simbolica umana (ovviamente non lo sono le sofferenze morali, psichiche, fisiche o, in antitesi, le gioie, i piaceri che concretamente sentiamo). E’ una mia ipotesi, credo pero’ ben condivisibile, che il concetto di “Male” nasca, nell’origine dei tempi umani, da una inequivocabile sensazione di sofferenza per due angosce basilari, quella di non sapere chi siamo, cioè l’ignoranza delle nostre origini e, seconda, l’angoscia della freccia del tempo, cioè la consapevolezza del disfacimento irreversibile; cioè, il concetto di “Male” nasce dall’osservazione delle malattie, delle ferite nei corpi, delle morti e relativo disfacimento dei corpi, sia umani, sia sociali, sia dell’ambiente naturale, senza possibilità di rimedio.

Cosa ci dice la scienza contemporanea a riguardo ? Beh, le cose non sono così lineari come appaiono. Se è riconosciuto vero che i macro-processi sono irreversibili verso la “degradazione”, non è così evidente a livello di processi elementari sub-atomici, il cui verso (nel tempo) non è riconoscibile e il rispetto di certe formule “sacre” per gli scienziati, perché fino ad ora mai disattese, come l’impossibilità della violazione della simmetria CPT (destra-sinistra, materia-antimateria, tempo positivo-tempo negativo) non puo’ che essere spiegata, se non con un tempo negativo, per alcuni fenomeni sub-atomici che violano la simmetria CP. Sembra complicato, ma, al di là del tecnicismo scientifico, veramente gli scienziati non sanno spiegarsi perché se per i processi sub-atomici vale il concetto di reversibilità, questo non si ritrova anche per i processi dei macro-sistemi con cui abbiamo continuamente a che fare (es. se un bicchiere casca e si rompe, non esiste il processo inverso naturale di ricomposizione del bicchiere sano). Tutto ci riporta alla questione del tempo e della sua apparente irreversibilità.

Einstein era convinto che il tempo fosse un’illusione, anche perché tutte le formulazioni teoriche che spiegano i fenomeni cosmologici non contengono il tempo come variabile.

Gesu’ dice: “Il tempo è compiuto…” e abbiamo compreso, non subito, che non del tempo Kronos, il tempo cronologico, si parla, ma di un altro tempo, il kairos, il tempo contratto, quel fenomeno di contrazione che non è solo una sospensione in attesa di uno slancio in avanti, come quando un felino si accinge a spiccare il balzo verso la preda; è forse una contrazione che piega il tempo e riporta l’uomo, la donna che sperimentano questo stato ad un tempo originario di purezza esistenziale, come se tornassero ad essere bambin@, senza riserve e pregiudizi verso la vita che li attende da lì in avanti (…se non vi convertirete e non diventerete come bambini….). E’ una sorta di processo di reversibilità del tempo; è un po’ la risposta di Gesu’ a Nicodemo: “se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”, mentre Nicodemo recrimina: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».

Sarebbe, come dire, che non è vero che non possiamo fare viaggi indietro nel tempo: la meditazione sul kairos ci permette di riconoscere che questi viaggi a ritroso, per poi ripartire in avanti con nuove consapevolezze, avvengono continuamente e sono viaggi della coscienza; è un continuo viaggio nel tempo, all’indietro e in avanti e quello che accade tra un istante è il frutto dell’esperienza e delle riflessioni dei viaggi indietro, spinti fino alle origini dei tempi e anche Il principio di causa-effetto non è inevitabile.

Gesu’ sembra sottolineare la relatività e illusorietà della freccia del tempo, sfidandoci con i suoi miracoli (perché non dovremmo assumerli per veri, una volta tanto?) dove le malattie regrediscono e anche la morte fisica ritorna indietro alla vita.

Mi pare centrato, in conclusione, estrarre alcuni passaggi dal testo “Rivoluzione nella evoluzione” di Leonardo Boff – inizio Aprile 2015:

Gira nell’aria un sentire generalizzato che l’essere umano esistente è un qualcuno che deve essere superato. Non è ancora nato, ma è vivo dentro ai dinamismi del processo evolutivo. Questa ricerca dell’uomo e della donna nuovi potrebbe essere uno di quei desideri che mai hanno fatto progressi nella storia…..Il cristianesimo si situa all’interno di questa utopia (dell’immortalità), con la differenza che non si tratta piu’ di una utopia, ma di topia, vale a dire un evento felice e inaudito, che ha fatto irruzione nella storia. La testimonianza piu’ antica del paleo-cristianesimo è questa “Cristo è veramente risorto ed è apparso a Simone”. Immaginarono la resurrezione non come la rianimazione di un cadavere come quello di Lazzaro – che poi è morto un’altra volta – ma come l’emergere dell’essere umano nuovo, dell’ultimo Adamo (1Co 15,45), l’Adamo piu’ recente, come realizzazione piena delle virtualità nell’umano. Non hanno trovato parole adeguate per esprimere questo fatto inaudito. Lo chiamarono “corpo spirituale”………E’ corpo ma trasfigurato; è spirito, ma libero dei limiti della materia e con dimensioni cosmiche. Dicono ancor di piu’: la resurrezione non è soltanto un fatto personale, realizzato nella vita di Gesu’. E’ qualcosa per tutti, anche per il cosmo……….Questo è un discorso di fede e religioso. Ma non lascia di possedere un suo rilievo antropologico. Rappresenta una delle tante risposte all’enigma della morte, forse la piu’ promettente. Se è così, abbiamo a che vedere con una rivoluzione dentro l’evoluzione. Come se l’evoluzione anticipasse il suo lieto fine, al colmo delle sue potenzialità nascoste. Sarebbe una miniatura che fa vedere a che gloria e a quale destino sommamente felice siamo chiamati. Così vale vivere e morire. In verità, non viviamo per morire, moriamo per risuscitare, per vivere piu’ e meglio.”

Mi associo a Leonardo Boff, quando conclude: “A tutti quelli che credono e a coloro che sospendono il giudizio.”.

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Riferimenti

Istituto Nazionale Fisica Nucleare: La freccia del tempo 1 – https://www.youtube.com/watch?v=sJiSGtT4QrY

Istituto Nazionale Fisica Nucleare: La freccia del tempo 2 – https://www.youtube.com/watch?v=jNF4ybDU4wg

L’illusione del tempo: https://www.youtube.com/watch?v=T11oXSPgYec

L’antimateria – https://www.youtube.com/watch?v=j03c0bZ239w

Materia oscura – https://www.youtube.com/watch?v=rseJeC9nK3M

La teoria delle stringhe – https://www.youtube.com/watch?v=jVvwWIBlgmo

LA MECCANICA QUANTISTICA — spiegata a chi non ne sa nulla: https://youtu.be/8eVeWkKLH_E

Bosone di Higgs – https://www.youtube.com/watch?v=LqEVxfHmn4A

1 comment

Bruno Antonio Prof.Bellerate lunedì, 1 Giugno 2015 at 17:35

Caro Claudio, da una parte, non posso che farti i complimenti per aver osato affrontare una tematica complessa e coinvolgente, ma, dall’altra, ti faccio notare che è stato molto difficile seguirti sia per l’inevitabile dimensione del problema, sia per il linguaggio tecnico, che hai cercato di fare tuo. In ogni caso, mi pare che il tuo pregevole e prezioso intervento sia un po’… fuori luogo in questa sede… Non ti scoraggiare, comunque, continua a porti e ad affrontare i problemi, nonché a condividerli (il confronto è indispensabile in ogni ricerca!), magari tentandone prima una… , se non semplificazione. Un caro saluto.

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