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Grecia. La parola alla democrazia di P.Fagan

Pierluigi Fagan
pierluigifagan.wordpress.com

Non ci occupiamo dell’affaire greco da un po’ di tempo. Ammiro chi ha tanta pazienza e intenzione nel seguire le cose politiche nel loro altalenante svolgersi quotidiano anche se, temo che, con lo sguardo così ravvicinato, si perda la visione delle dinamiche essenziali. Avevamo detto (quasi cinque mesi fa) che la Grecia si sarebbe trovata certo con molti problemi ma anche con qualche opportunità (accordi con i russi e/o cinesi) e così è stato.

Il problema greco ha tre livelli, uno geopolitico, uno europeo, uno nazionale.

Quello geopolitico riguarda principalmente gli USA da una parte, Russia e Cina dall’altra, lasciar la Grecia diventare una testa di ponte per l’asse orientale o tenerla ben stretta all’interno della frontiera occidentale.

Quello europeo è ben noto: paesi con la minaccia di una loro Syriza interna, paesi orientali schierati con gli USA nel gioco geopolitico e diffidenti verso un governo di “sinistra”, burocrazie eurocratiche, buona parte dei tedeschi, che non vogliono cedere alcunché nella “trattativa” per non creare precedenti (i “precedenti” fanno norma) e che vogliono mettere in difficoltà Tsipras nella speranza di poterlo sostituire con un governo di allineati. Il Fondo Monetario Internazionale che prima si mostra compiacente ad una soluzione, poi s’irrigidisce chissà se per ordini superiori o per interessi tattici nella rielezione della Lagarde come dicono alcuni giornali.

Ma questi due giochi sono livelli esterni intorno all’arena principale e questa arena è la Grecia, col suo popolo, i suoi interessi conflittuali, la sua dialettica interna. Sopratutto nell’area “alternativa” ho letto di tutto ed il suo contrario. Tsipras fa bene, no fa male, dovrebbe trattare ma rimanere, dovrebbe rovesciare il tavolo, dovrebbe stampare dracme, valute parallele, rubli, figurine panini e chissà cos’altro. Il problema è che Tsipras e Syriza non sono enti che vivono su facebook o nel mondo immaginario dell’online, governano un paese di 11 milioni di anime con tutti i relativi attriti, scontri, divergenze, un universo che non è liscio come i pensieri dei picchiettatori di tastiera. Ora Tsipras fa quello che personalmente ritengo la cosa più giusta, la cosa più onesta, coerente, efficace: chiede al popolo cosa pensa.

Qualche giorno fa, un conoscente greco mi raccontava (spero sia così) che il governo ha imposto nelle scuole la lettura ripetuta del famoso discorso di Pericle, quale si trova nella Guerra del Pelopponeso di Tucidide, che in Italia è conosciuto nella versione manipolata da Paolo Rossi mentre consiglio vivamente l’originale (qui, I e II parte).

Non è solo una preferenza ideologica, la democrazia (diretta) è l’unica forma di trasmissione della volontà politica -immediata e non distorta-, tra tutte le parti di una comunità. Cosa farà il popolo greco lo dirà il popolo greco. Ridurre la complessità al più semplice possibile è questo: collegare, tra loro, tutte le parti in modo che le parti prendano a muoversi in maniera coordinata, senza passare per un centro, una élite, un capo, una minoranza, un illuminato, un condottiero. I greci ci provarono già quattro anni fa (ne parlammo qui) ma l’intenzione non era così forte. Oggi forse si riuscirà a dare la parola al popolo: che i Molti prevalgano su i Pochi, qualunque cosa decideranno.

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Il paziente greco

James Galbraith
informationclearinghouse.info (Tradotto da ComeDonChisciotte.org)

Il “paziente greco” è in cattive condizioni e ha bisogno di un rimedio potente per poter migliorare efficacemente, ma a quanto pare l’ospedale finanziario Europeo ha dimenticato il suo giuramento d’Ippocrate.

Un ospedale moderno è composto di vari reparti specializzati, tra cui c’è il reparto cure intensive e rianimazione, dove vanno i casi gravi che richiedono il massimo di attenzioni. L’esistenza di questo reparto dimostra che non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo. Alcuni, più robusti, recuperano alla svelta; altri più deboli, più anziani, più malati, possono avere bisogno di trattamenti diversi e di maggiore aiuto.

L’ospedale finanziario Europeo è stato molto impegnato negli ultimi 5 anni con le vittime della crisi mondiale e della sbornia di credito facile che l’ha preceduta e provocata. Irlanda, Portogallo, Spagna e (in qualche misura) l’Italia hanno occupato i posti letto di questo ospedale ed hanno preso le loro medicine nei dosaggi indicati e seguito tutte le raccomandazioni. E nemmeno uno ha pienamente recuperato, nonostante il fatto che nessuno di questi paesi fosse mortalmente ammalato, al peggio avevano subito declini attorno a 5-10 punti di PIL ed erano stati tutti perlopiù molto stabili nei precedenti anni.

La Grecia è un caso a parte: Un paziente debole di costituzione sin dal principio, con istituzioni deboli, una industria non competitiva. Aveva usufruito smodatamente del credito facile pre-crisi, e quando arrivò il collasso l’ “Europa” e il FMI gli prescrissero enormi dosi della solita medicina, qualcosa attorno a tre volte le dosi assunte dagli altri pazienti. I risultati sono tossici: la Grecia ha perso circa un quarto delle sue entrate fiscali, la disoccupazione è al 29% e il Governo non possiede riserve di liquidità.

In qualunque ospedale moderno, un paziente simile sarebbe attaccato alle macchine in rianimazione. Gli si darebbero delle trasfusioni, idratazione endovenosa, una flebo e una maschera di ossigeno. Non ci sarebbe niente di strano per i dottori, abituati al fatto che spesso i trattamenti standard non sono sufficienti e ci vuole qualcosa di più.

Ma l’Europa di oggi questo reparto non c’è l’ha affatto, e al contrario la Grecia rimane nel reparto dei pazienti ordinari e ogni tanto qualcuno passa a controllare la cartella clinica per constatare che non è cambiato nulla, e si mette a sgridare il paziente. Deve fare più esercizio! Alziamo i dosaggi delle medicine! Guarda gli altri pazienti, loro se la stanno cavando! E avanti su questa falsariga, finché il dottore se ne va con un nulla di fatto.

Nel frattempo dietro le pareti dei loro uffici, nel feudo dei dottori, discutono, uno l’FMI, sostiene che serve la chirurgia, bisogna ristrutturare il debito. Altri, il governo Tedesco ed altri si lamentano che l’intervento chirurgico e costoso e non vogliono pagare la fattura. Nel frattempo la Banca Centrale Europea amministra liquidità salina, goccia dopo goccia, alle banche del paziente.

Dopo 5 anni avanti così, con la morte sempre in agguato, i Greci hanno deciso di rifiutare i trattamenti. Hanno chiesto, nel corso degli ultimi mesi degli incontri con i primari, per vedere se si possono modificare i protocolli. Gli hanno risposto no, no a meno che tutti i dottori non sono d’accordo. Ma ai dottori non va che la loro autorità sia messa in discussione. E immagina soltanto, riferiscono ai loro capi, che succederebbe se ci pieghiamo a un accordo? Anche gli altri pazienti inizierebbero ad avanzare pretese, saremmo rovinati! Così i trattamenti restano sempre gli stessi e i loro risultati sono sempre peggiori.

C’è un importante principio da ricordare, il giuramento d’Ippocrate, di incontestabile origine Greca. Il suo punto fondamentale è “sei non puoi fare del bene evita almeno di peggiorare le cose”. Dobbiamo chiederci se questo principio non sia stato del tutto rimpiazzato da un altro, con origini invece nella sordida cultura della finanza internazionale: “prima di tutto non rimetterci mai soldi”.

E se è così, dovrebbe forse, il paziente, andarsene dall’ospedale? Questa è la vera decisione fondamentale adesso. E non è una facile scelta. Se va a casa il “paziente” potrebbe morire senza nessuno ad aiutarlo. I dottori poi, non lo lasciano andare e mettono bastoni tra le ruote. Per farla franca ci vuole grande coraggio e non c’è neanche certezza che una volta lasciato in pace a casa sua il paziente possa riprendersi. Forse questo debito si può semplicemente amputare, una operazione rozza ma che spesso è volentieri salva vite. Forse l’aria buona e la buona cucina di casa possono fare miracoli! Immaginate come sarebbero furiosi, i dottori, a vedere il paziente, finalmente libero, che guarisce sempre di più!

Siamo esattamente a questo punto nella lotta tra la Grecia, l’ “Europa” e il FMI. Non ne sappiamo ancora gli esiti e, comunque vada a finire, sarà solo la Storia a giudicare. Eppure sento che quando la Storia giudicherà, la sua simpatia sarà tutta per la Grecia, mentre questi comitati di dottori petulanti, gelosi del loro potere e dogmaticamente incapaci di ridiscutere i loro vecchi metodi, non ne potranno in ogni caso uscire sotto una bella luce.

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