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Marianella Garcia Villas di E.Peyretti

Enrico Peyretti
Rocca, 1° luglio 2015

Anseimo Patini, Marianella Garcia Villa, Ed. Ave, Roma 2014, pp. 268, € 12,00

Marianella Garcia Villas (1948-1983), nel Salvador della dittatura militare a servizio della ristretta oligarchia ricca sostenuta dagli Usa, è stata l’avvocata dei poveri, voce dei perseguitati e degli oppressi, fino al martirio.

Il libro di Paiini è il secondo in Italia su questa donna di coraggio e di bruciante passione per la giustizia. In El Salvador non ci sono a tutt’oggi pubblicazioni su di lei, conosciuta più in Italia e Spagna che nel suo paese, perché è donna, è laica, è stata dipinta come guerrigliera.

Di famiglia benestante, preferì al privilegio l’impegno totale a denunciare e documentare la violenta oppres¬sione dei più poveri. I militari si definivano «crociati della cristianità» ed ogni oppositore era da combattere come «comunista». La divisione del mondo nella Guerra Fredda offriva l’ideologia per il dominio di pochi su tutti.

Moderna Antigone, Marianella correva a fotografare i corpi dei campesinos e degli attivisti uccisi dagli squadroni della morte quasi ogni notte, per poter denunciare anche le atroci torture normalmente inflitte prima della morte. Spera nella comparsa di partiti democratici.

Eletta parlamentare, si dimette dalla Democrazia Cristiana, troppo debole con la dittatura, e si dedica alla Commissione per i diritti umani, in patria come in alte sedi internazionali. Viaggia in Etiropa e in Italia, rilascia lucide analisi e testimonianze ad autori come Raniero La Valle, Linda Bimbi, Ettore Masina, Luigi Bettazzi, Maurizio Chierici, Lucia Annunziata, Eduardo Galeano, che osservano anche in Salvador il suo lavoro.

Angariata, violentata sessualmente per avvilirla, accusata di comunismo (come ogni resistente, anche nonviolento, al regime), alla fine è catturata e uccisa, a 34 anni, dopo torture infami, con la falsa accusa di partecipazione ad una azione «terroristica».

Fu collaboratrice del vescovo Romero, a cui forniva settimanalmente l’elenco delle vittime che Romero poi notificava pubblicamente ogni domenica nell’omelia. Come Romero e tanti altri, Marianella è esempio di quel cristianesimo latinoamericano che, con la «scelta preferenziale per i poveri», legge e vive la fede come passione per la liberazione degli oppressi, immagine reale di Dio.

1 comment

Daniele domenica, 19 Luglio 2015 at 17:31

Se il Vescovo Romero è stato riconosciuto martire, perché no la sua collaboratrice?

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