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I.C.I. – Incredibile Chiesa Italiana di E.Miragoli

Ernesto Miragoli
http://www.webalice.it/miragoli/

Calma, non sta succedendo nulla di catastrofico, nulla che sia pregiudizievole alla sopravvivenza umana, nulla che possa cambiare il corso del mondo.

Sì, se la sentenza della Corte dà ragione al comune di Livorno che chiede se sia corretto dal punto di vista giuridico e costituzionale che le scuole private paghino l’Ici, non è una catastrofe, ma semplicemente un pronunciamento dal punto di vista giuridico della Suprema Corte che dichiara legittimo pretendere la tassa.

Lo dico subito: è una sentenza che condivido.

E dico anche subito che non condivido sia i peana laudatori che si sono immediatamente levati a favore della sentenza, sia i commenti pesanti da parte di esponenti della chiesa italiana (in primis il segretario della Cei) che ipotizzano chissà quali conseguenze negative per la cultura italiana.

Ragioniamo con calma.

Se domani mattina decidessi di aprire una scuola privata, con un programma rispondente ai principi del Ministero della Pubblica Istruzione (a proposito, quali sono? Quelli stabiliti ai tempi di Valitutti o quelli riveduti e solo parzialmente corretti dei tempi della Moratti, poi integrati da Gentiloni? Sarebbe interessante saperlo perché vi sono un bel po’ di contraddizioni) e trovassi un edificio a norma, insegnanti, bidelli (pardon, personale NON docente) e tutto quel che serve per far funzionare bene la macchina, chi me lo potrebbe impedire? Nessuno.

E se la mia proposta funzionasse così bene da catturare l’attenzione di genitori che desiderassero iscrivere i propri figli alla mia scuola pagando una retta mensile che mi consentisse di coprire i costi, di mantenere me e la mia famiglia e di avere un buon guadagno perché non dovrei pagare le tasse sull’immobile, sui guadagni, sulla spazzatura ecc., ecc., ecc.?

Così funzionano le cose in un mondo serio dove nessuno si sente privilegiato e, soprattutto, non cerca privilegi.

Ma per la chiesa italiana – e per molti italiani che si mettono sotto l’ombrello istituzionale ecclesiale per fare businnes – non è così.
La chiesa italiana pensa che quel che fa debba essere esentasse perché lo fa in nome di Dio.

E da quando Dio ha detto che quel che si fa nel suo nome debba essere esentasse? Non è stato lo stesso Figlio di Dio che, a domanda esplicita, ha risposto: “Date a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio”?

Tanto per fare mente locale ricordo qualche privilegio riservato alla chiesa cattolica: tutte le merci che dall’estero transitano in Italia dirette in Vaticano sono esenti da imposte doganali (quelle verso la Repubblica di San Marino pagano dogana); i dipendenti che lavorano in Vaticano, ma risiedono in Italia (e pertanto godono di tutti i diritti degli italiani) non pagano l’Irpef (quelli che lavorano a San Marino e risiedono in Italia pagano Irpef); tutti i fabbricati destinati al culto cattolico non pagano tasse (quelli destinati ad altri culti, sì); gli immobili di proprietà della Santa Sede che però sono su territorio italiano e non godono del diritto di extraterritorialità non pagano Imu o Tasi (gli immobili di proprietà di altri stati stranieri non godono di questo privilegio).

Potrei continuare parlando di smaltimento di rifiuti vaticani, posti auto in zona viale Vaticano, fornitura di acqua ecc.ecc., ma l’elenco sarebbe lungo, stucchevole e potrebbe provocare qualche travaso di bile.

Torniamo alle tasse che debbono pagare le istituzioni legate alla chiesa cattolica ed alle motivazioni che si adducono per giustificarne l’esenzione.

Si dice che le scuole cattoliche forniscono un servizio di utilità pubblica e anche di supplenza alla carenze dello stato. E’ sempre vero? No, non è sempre vero. In alcuni casi lo è, ma nella maggior parte dei casi, no.

Fu vero che in paesi sperduti il parroco si organizzò mettendo a disposizione i locali della parrocchia e insegnò a leggere ed a scrivere ai ragazzi della comunità, ma oggi simili casi sono rarissimi. In questi e simili casi è giusto che lo stato intervenga e riconosca la funzione sociale di tali iniziative, ma in altri casi – per esempio in una città dove la proposta culturale è completa e concorrenziale con quella statale finanziata dal denaro pubblico – non è giusto che il privato riceva sovvenzioni, esenzioni, contributi dallo stato ad istituzioni che fanno concorrenza allo stato stesso.

Tralascio il caso (che può essere molto localizzato) di scuole private che diventano serbatoio di voti per politici locali o altri casi in cui si migra dalla scuola pubblica a quella privata perché il rigore scolastico qui è meno “rigoroso” e alunni bocciati o con debiti nella scuola pubblica, improvvisamente diventano geni in quella privata.

Si dice anche che le scuole private offrono servizi aggiuntivi che la scuola pubblica non offre quali, ad esempio, quelli di doposcuola. Vero. Ma è anche vero che tali servizi sono pagati dall’utenza e – so di essere cattivo – a tali servizi possono adire solo famiglie che possono permetterselo economicamente.

Accade così che scuole private fondate da religiosi con lo scopo di allargare la proposta culturale ai non abbienti, adesso siano accessibili solo da chi può permettersi rette molto costose.
La chiesa cattolica ha nel proprio DNA l’inciucio col potere per risparmiare soldi.

Chi ha un po’ di memoria storica non faticherà a ricordare quel falso ideologico, storico e documentale che i papi produssero e sostennero fino a quando, messi con le spalle al muro dalla scienza, finsero di dimenticarsene che si chiama “Donatio Constantini” e chi ha voglia di ricordare il grande padre Dante non può dimenticare la famosa terzina del canto dedicato ai simoniaci: “Di voi pastor s’accorse il Vangelista quando colei che siede sopra l’acque puttaneggiar co’ regi a lui fu vista” (talmente chiara che non richiede parafrasi o spiegazione).

E già che ci siamo ricordiamo il motivo per cui, quando si parla di persone furbe che sfruttano abilmente le occasioni, si dice che “mangiano a ufo”. Gli extraterrestri non c’entrano.

C’entra l’arciprete maneggione del Duomo di Milano che – ai tempi in cui questo era erigendo – s’attivò presso i vari principi affinchè i marmi che provenivano dalle varie parti d’ Italia non pagassero dogana.

Fu talmente abile a persuadere tutti che le cose che servivano per la casa di Dio dovevano essere esentasse che si convenne di scrivere un acronimo su tutto quello che era destinato alla Fabbrica del Duomo in modo che i gabellieri non pretendessero dazio. L’acronimo era AUFD (Ad Usum Fabricae Domi) e la lettera “D” scritta un po’ malamente divenne una “O”. Da qui: ad ufo.

Siamo stanchi di sentir predicare bene e veder razzolare male.
Siamo stanchi di sentirci imporre fardelli sulle spalle da gente che non li tocca nemmeno con un dito.

Siamo stanchi di veder “puttaneggiar co’ regi” pastori della chiesa che sull’altare celebrano un Mistero segno di Amore, Sacrificio, Donazione e in sacrestia trescano a base di eros, sprechi ed egoismo.

Siamo talmente stanchi che non c’importa più di loro. Ci limitiamo ad osservarli celebranti e predicatori paludati di sfavillanti abiti ornati da croci d’oro e li rispettiamo, ma non li riteniamo credibili; li udiamo parlare, ma non li ascoltiamo perché salmeggiano, ma non vivono; cantano, ma non condividono il canto della vita; celebrano un Mistero di cui si sentono padroni e non servi.

2 comments

Alberto Bencivenga lunedì, 3 Agosto 2015 at 11:41

Bravo! Ma attento alla “santa” Inquisizione!!!

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Anonimo venerdì, 7 Agosto 2015 at 18:19

D’accordo. Dispiace vedere prendere queste posizioni da parte dell’attuale segretario della CEI che sembrava diverso… E invece! Saluti, Franco Brescia

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