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Unioni gay: opportunità, non minaccia di A.Rubera

Andrea Rubera *
Adista Segni Nuovi n° 30 del 12/09/2015

E così, entro il 2015, sembra che anche l’Italia riuscirà a colmare il gap che la separa dal resto di buona parte del mondo occidentale, dotandosi di una legge che tuteli in qualche modo le unioni tra persone dello stesso sesso, a partire dal disegno di legge c.d. “Cirinnà”.

Tutto questo avviene tuttavia in un contesto assai turbolento che interessa, e non poco, il mondo cattolico. Il quale ha, in qualche modo, bisogno, e presto, di trovare su questo tema una sintesi efficace che, seppur nella differenza delle posizioni, rispecchi il messaggio di inclusione, tolleranza e giustizia sociale a cui la Chiesa Cattolica non può abdicare, neppure se parliamo di unioni gay.

Che in Italia arrivare a una legge non sarebbe stata …un’operazione indolore lo si è capito quando, all’indomani dell’annuncio di Renzi dell’inserimento delle unioni civili nel programma elettorale, si sono mobilitate, in un’alleanza inedita, le frange più conservatrici del mondo cattolico e i movimenti politici di destra, con l’endorsement di “liberi pensatori” (Adinolfi, Miriano…) che di questa battaglia hanno fatto la loro raison d’être.

Risultato? Una grande confusione, una caccia alle streghe senza precedenti che ha insinuato il dubbio della cospirazione di una fantomatica “lobby gay” pronta ad agire in ogni ambito decisionale della politica nazionale, europea e mondiale per creare un sovvertimento della famiglia e delle leggi naturali, dietro il fantasma dell’“ideologia gender”: mail e messaggi a genitori di bambini, presidi di scuole, politici, il cui unico effetto è stato generare paura e allarme ingiustificati, roghi organizzati in piazza per bruciare libri colpevoli di raccontare l’esistenza, tra le altre, anche di famiglie fatte da due papà o due mamme, come se in realtà se ne dovesse negare l’esistenza.

In tutto questo come si posiziona il resto del mondo cattolico, istituzione inclusa? In maniera ancora non definita.

Ci sono molte, troppe anime che combattono questa battaglia che definirei “tutta interna”. Chi cerca di dialogare con la politica, conscio che sia inevitabile provvedere a una forma di tutela per i cittadini omosessuali, che al momento sono privi di qualunque strumento per avviare con serenità la propria famiglia; chi di questa battaglia ha fatto la sua identità e sa perfettamente che nel momento in cui questa gazzarra venisse meno finirebbe nel dimenticatoio e quindi non esita a portare in piazza migliaia di persone gridando alla cospirazione Lgbt; chi sta nel mezzo ed è confuso, impaurito, e in attesa di un chiarimento in “Verità e Bellezza” (come diceva Keats), da parte della Chiesa o al limite del mondo politico cattolico; e poi, infine, la gerarchia che non sta brillando per chiarezza: dalle parole apocalittiche del card. Parolin all’indomani del referendum in Irlanda alle aperture di parte della Cei; dalle pressioni sui politici cattolici perché si garantisca la differenza con la “famiglia” (come se si avesse paura a definire così l’unione tra due persone dello stesso sesso che si amano e decidono di costruire una vita insieme) e perché si stralci tutto ciò che concerne la stepchild adoption al giusto chiarimento della diocesi di Padova sull’opportunità di non generare allarmismi sul “gender”.

La mia impressione è che, in questa indeterminatezza, la Chiesa stia perdendo una grande occasione. Siamo a poche settimane ormai dall’Incontro mondiale delle Famiglie a Filadelfia, dal Sinodo, dall’Anno Santo straordinario voluto dal papa nel segno della misericordia.

Tutto questo avviene in un contesto sociale che si è già evoluto per quanto riguarda le persone omosessuali e transessuali: sempre più gli ambienti sono inclusivi, le persone non sentono più l’esigenza di nascondersi, creano il loro progetto di vita così come lo sentono più calzante alla loro esistenza, mettendo in campo quella progettualità che è rimasta a lungo imbrigliata sottraendo energie positive alla società intera.

Di questo si è accorto per primo il mondo del lavoro: le aziende lungimiranti da tempo hanno superato la legge riconoscendo alle coppie gay gli stessi diritti (in termini di welfare e permessi) delle altre coppie. Si è capito insomma che, se una persona passa una porzione importante della propria vita a nascondersi, ci rimette l’intera comunità (in questo caso quella aziendale).

È su questo aspetto che spero vivamente avvenga una profonda riflessione all’interno della comunità cattolica: esistono le persone omosessuali, quelle transessuali, esistono le coppie da loro formate, i loro progetti di vita, sempre in più casi esistono i loro figli. In che modo la Chiesa può essere madre per tutte queste persone che esistono già oggi, qui, e non sono venusiani di cui dobbiamo scongiurare la venuta sulla terra?

In che modo le loro esistenze, le loro famiglie (sì, voglio utilizzare questo termine senza ambiguità) possono essere stimolo, opportunità per l’intera comunità cattolica e cessare di essere percepite come minaccia? In che modo l’affettività omosessuale può essere indirizzata e sostenuta dalla comunità cattolica, perché riconosciuta finalmente come un’entità solidale, di sostegno reciproco, in cui due persone, costruendo un progetto insieme, liberano energie positive? Una coppia gay ha o no bisogno dello stesso sostegno spirituale, sociale, comunitario di cui può, se lo desidera, beneficiare una coppia “tradizionale”?

In che modo, infine, i figli di quelle coppie, il cui disegno esistenziale passa per quei genitori e non altri, possono accedere a una vita comunitaria di fede serena, senza che le loro famiglie vengano demonizzate? In che modo la Chiesa intende prendersi cura della loro crescita spirituale e umana?

Sono tutti interrogativi che pongo a me stesso e a tutto il popolo di Dio in cammino, che è il modo in cui io ho sempre pensato alla Chiesa.

Dietro tanti interrogativi, però, una sola certezza: finché il confronto sarà solo su base ideologica è difficile che si possa costruire qualcosa e che si gettino le basi di una nuova era basata sulla misericordia e il reciproco rispetto. Se invece dall’ideologia sapremo spostarci al confronto sulle reciproche umanità, con atteggiamento non giudicantetroveremo la linfa su cui costruire comunità capaci di un abbraccio così ampio da essere in grado di accogliere tutte e tutti.

* Andrea Rubera è il presidente di Nuova Proposta, associazione di omosessuali e transessuali cristiani

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