Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Veneto: quando una bufala diventa legge. Il Consiglio regionale dice no al “gender” nelle scuole di G.Petrucci

Veneto: quando una bufala diventa legge. Il Consiglio regionale dice no al “gender” nelle scuole di G.Petrucci

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n° 30 del 12/09/2015

A nemmeno un anno dal voto della mozione omofoba in difesa della famiglia “naturale” (v. Adista Notizie n. 37/14) – redatta per molti governi locali guidati dal centrodestra dall’associazione ultracattolica no-choice “Giuristi per la vita” – il Consiglio Regionale del Veneto ha di nuovo fatto parlare di sé. Lo scorso 1° settembre è stata infatti approvata – con 24 voti favorevoli della maggioranza di centrodestra e 9 voti contrari del Pd e del M5s – la Mozione 13, presentata il 24 agosto dal consigliere di Fratelli d’Italia Sergio Antonio Berlato, “La scuola non introduca ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti quali l’ideologia gender”. E, anche in questo caso, pare che la regia sia tutta esterna al Consiglio e la mozione ricalchi fedelmente la petizione lanciata da ProVita Onlus, altra associazione della galassia tradizionalista cattolica, come riporta il sito di informazione Lgbt Gayburg.

Nero su bianco…

Il dispositivo, pubblicato integralmente sul sito ufficiale del Consiglio Regionale, sottolinea il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose e culturali, anche e soprattutto in ambito affettivo. Il testo sottolinea che «la Repubblica Italiana, all’articolo 29 della Costituzione, privilegia la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione»; che «la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna rappresenta l’unica istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita»; che infine – e qui cita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo –, in quanto «nucleo naturale e fondamentale della società», «ha il diritto ad essere protetta dallo Stato».

La mozione lancia poi l’allarme su una presunta «emergenza educativa», denuncia una «educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali», una «sessualizzazione precoce dei ragazzi», discriminazioni della famiglia “naturale” composta da padre e madre. Nei Paesi in cui questa cultura gender è già radicata – sostengono gli estensori – si registra un netto aumento di attività sessuale prematura, abusi sessuali, dipendenza da pornografia, gravidanze e aborti nella prima adolescenza, persino della pedofilia.

«Errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni forma di unione e di famiglia e giustificare e normalizzare qualsiasi comportamento sessuale», ammonisce ancora il testo, sbrodolando l’ormai nota lista di j’accuse: perfide “lobby gay” si sono infiltrate nei gangli del potere economico e politico, con il solo intento di distruggere la famiglia tradizionale e condizionare gli scolari a cadere nell’errore dell’omosessualità; l’Unar (l’Ufficio antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio) diffonde pericolosissimi libricini nelle scuole per “Educare alla diversità” – per la verità ritirati già da tempo a causa delle pressioni di parte cattolica –, accusando di omofobia tutte quelle brave persone preoccupate per la sanità mentale dei propri figli. Insomma, tira le somme il documento, attualmente la lotta alla discriminazione promossa dall’Unar – ma anche dall’Onu e dall’Europa, anch’esse evidentemente manipolate dalle “lobby gay” – rappresenta «il cavallo di Troia con il quale si sono introdotti progetti di chiara ispirazione ideologica gender» che negano le determinazioni biologiche e genetiche del genere, aprendo «scenari inquietanti» e minacciando lo «sviluppo del bambino perché creano confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise».

La mozione, infine, impegna la Regione a tener lontana la cosiddetta “ideologia gender” dalle scuole venete, monitorandone i programmi e promuovendo un’educazione che “valorizzi” le differenze di genere, che educhi al valore costituzionale della famiglia “naturale” e che stimoli il protagonismo delle famiglie nella progettazione dell’offerta scolastica.

Tanta indignazione

Lo scorso 3 settembre, Adista ha chiesto un commento a Cinzia Gatto, referente politica di Famiglie Arcobaleno Triveneto, associazione che riunisce coppie o single omosessuali che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità, o che aspirano a farlo. «La Mozione 13 approvata in Consiglio regionale del Veneto è un concentrato di falsità scientifiche e giuridiche; una sconfitta per la laicità delle istituzioni, per il diritto internazionale, che parla di fratellanza e non discriminazione, e per il confronto democratico; un’aggressione alla comunità Lgbt che chiede riconoscimenti e diritti; il tentativo di trasformare in legge delle menzogne o addirittura delle cose che non esistono, dal momento che l’ideologia gender altro non è se non un éscamotage ideato dalla destra di impronta cattolica per discriminare le persone omosessuali sfruttando la paura delle persone ingenue e poco informate».

Insomma, l’ideologia gender è una bufala colossale, ribadisce Gatto: «Quello che invece esiste è l’“approvazione” per voto di una serie di nozioni distorte e fatte passare per diritti delle famiglie cosiddette “naturali”, come il diritto a discriminare e il diritto a non riconoscere l’amore come unico legame indissolubile che prescinde dalla biologia. Io sono figlia adottiva e mai, nemmeno per un secondo, ho pensato che mia madre sia stata meno madre di altre donne che hanno partorito o che mio padre sia stato meno padre di altri che lo sono per complementarità di basi azotate».

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