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Pastore della chiesa cattolica o capo di stato? di L.Menapace

Lidia Menapace
www.italialaica.it

A me non pare dubbio che Francesco nel viaggio in Usa, sia stato ricevuto e abbia parlato alle camere riunite come capo di stato. Il cerimoniale, (che in questi casi fa testo) così lo ha ricevuto e Francesco, comunque un po’ meno disinvolto del solito, ha accettato il gioco (sicuramente concordato durante il lavoro diplomatico di preparazione della sua visita) . Se si pensa che gli Usa sono già in campagna elettorale per la nuova presidenza, la cosa é ancora più lampante e imbarazzante.

Già nel nostro paese Francesco é citato di norma nella cronaca politica come uno dei più importanti interlocutori. E richiesto di giustificare il suo “comunismo”, invece di rinviare gli interroganti a studiare Marx e ad uscire dalla loro “cultura” intrisa di quello che un tempo si chiamava “anticomunismo viscerale”, dichiara di riferirsi alla “dottrina sociale della Chiesa”.

Qualcuno gli rammenti che Paolo VI ha scritto la “Octogesima adveniens”appunto nell’ottantesimo della “Rerum novarum” che inaugurò le Encicliche sociali. Nella Enciclica citata Paolo VI abroga tale dottrina e nomina la Chiesa come Maestra di umanità e basta. Che fare?

Garbatamente opporsi al neotemporalismo di Francesco, che altrimenti continuerà pretendendo una autorità dogmatica su una quantità di questioni almeno “miste” (come si diceva) cioè aventi una dimensione laica e una religiosa, nel qual caso degli stati sovrani si consultano e trattano. Siamo proprio a questo bivio, che mette in questione il Concordato (e l’abrogazione dell’art7cost. deve essere richiesta esplicitamente).

Ho notato che la posizione del papa a Washington è stata di schierarsi a fianco dei medici cattolici violentemente antiabortisti: é stata lasciata passare nel silenzio.

E’ molto pericoloso oltre ad essere culturalmente regressivo comportarsi così.

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Errata corrige

Confermo il giudizio meditato e non laicista, nè anticlericale sul facile entrare di papa Francesco nel campo della diretta azione politica; il suo viaggio è certamente stato preparato dalle due diplomazie e si deve chiedere assolutamente che non diventi un precedente, ma resti un unicum dovuto alla sua personalità.

Con queste parole alludo al pericolo che si risvegli in Italia la famosa “questione romana” che traversò tutto il Risorgimento, arrivò fino a papa Ratti, Pio XI, e trovò conclusione durante il fascismo col Concordato del 1929, la cui inclusione nell’art.7cost rende l’Italia un paese non laico.

L’immissione del trattato nella Costituzione italiana,oltre a costituire un privilegio del Cattolicesimo rispetto a tutte le altre confessioni religiose, ha provocato una quantità di pasticci , e non sto a fare elenchi. Ma approfitto dell’occasione per dire -come da tempo faccio- che la più urgente Riforma costituzionale è di abrogare l’art.7.

Colgo anche l’occasione per correggere un refuso nel quale sono incorsa nel pezzo in questione: Paolo VI infatti nella “Octogesima adveniens” non sostiene che la Chiesa sia Maestra, bensì “esperta” di umanità. E già che ci stiamo occupando di un papa timido e tormentato che non fu fatto “santo subito”, nè viene mai citato, voglio ricordare il suo discorso alle N.U sulla pace, nel quale corresse un motto latino rimasto vivo fino ai nostr giorni: non “si vis pacem para bellum”, bensi “si vis pacem para pacem”.

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