Home Comunità Cristiane di Base Lettera aperta della comunità dell’Isolotto in Firenze a Krzysztof Charamsa

Lettera aperta della comunità dell’Isolotto in Firenze a Krzysztof Charamsa

Comunità cristiana di base dell’Isolotto
via degli Aceri, 1 – 50142 Firenze
www.comunitaisolotto.org

Firenze, 11 ottobre 2015

Ci sentiamo partecipi del gesto di testimonianza che hai voluto compiere in coerenza con il messaggio di apertura, accoglienza, rispetto delle diversità che ci viene dal Vangelo e dal cammino di tanti uomini e donne di buona volontà.

Contrariamente a quanti esprimono critiche, pur sempre legittime in una società che rispetta il pluralismo delle idee e delle opinioni, noi riteniamo che la scelta del momento per fare una simile dichiarazione sia stata utile ed opportuna per dare voce, pagando di persona, a chi non ha voce e spazio nelle “assise dei poteri” anche ideologici, che si ritengono detentori delle verità assolute ed immutabili e perché possa essere un invito affinchè il Sinodo possa assumere in pieno una dimensione evangelica di apertura.

L’esperienza del movimento delle Comunità di base italiane è stata ed è tuttora il “luogo” della ricerca di cammini creativi ed accoglienti , di crescita culturale, umana e di fede anche per tantissimi preti italiani che hanno pagato con l’emarginazione, gli anatemi, l’esclusione, l’accusa di “eresia e di scandalo”, le loro scelte di coerenza, trasparenza, fraternità ed amore.

Si tratta di una esperienza di “chiesa altra” che esprime una grande ricchezza di contributi culturali, teologici, esperienziali ma totalmente ignorata e messa a tacere dalla chiesa istituzionale.

Enzo Mazzi, che ha vissuto e condiviso con noi della Comunità la sua storia e l’impegno nella ricerca di cammini di fede nel suo libro “Il valore dell’eresia” a proposito di chi effettua scelte di vita fuori da certi canoni convenzionali alle istituzioni, scrive:

“All’inizio, quando l’eresia si abbatte sulla propria esisten­za come un marchio infamante, si è portati a rinchiudersi o a reagire. Nessuno accetta di buon cuore il saio della proscrizione. L’accusa di eresia è vista e sentita come perdita, negatività, col­pa, lutto. Si è assaliti da un senso di vittimismo o di rabbia impotente. Poi, chi sopravvive alle aggressioni, comincia a elaborare, come si dice, il lutto e a vedere e vivere l’eresia nei suoi aspetti positivi: liberazione da angosce, paure, costrizioni, dipendenze, paraocchi, blocchi mentali e affettivi, vuoto dell’ anima. Le stesse relazioni personali acquistano un significato nuovo, di freschezza, libertà, importanza. E appare in una luce piena il senso della vita.
L’eresia vissuta nei suoi aspetti positivi diviene nella sostan­za un cammino di liberazione dal dominio del sacro che soffoca il senso del vivere.”

Non solo questo, ma il tuo gesto ci è stato di stimolo e pretesto per fare una serie di riflessioni più generali sul modo di concepire l’affettività, il corpo e la sessualità, considerazioni che riguardano uomini e donne, laici e preti, etero ed omosessuali e che ci consentono di affermare
non solo il valore del corpo e della sessualità come una dimensione positiva della vita, essenziale per ogni persona, ma anche l’importanza e il diritto per ognuno di vivere l’affettività e la sessualità, ciascuno secondo le proprie declinazioni e propensioni e in forme che siano rispettose di se stessi e degli altri e che siano portatrici di crescita personale e relazionale.

Infine il diritto di ognuno, anche dei preti, di vivere l’affettività e la sessualità, in quanto esseri umani.

Concepire il corpo, l’affettività e la sessualità come elemento positivo e come fonte di gioia, di crescita, di benessere – personali e collettivi – apre orizzonti di riconoscimento reciproco, di rispetto, di cui le persone in questo nostro tempo (come di tutti i tempi) hanno grande bisogno.

Vediamo la Chiesa cattolica (e non solo) ancorata a una dottrina morale, a immagini, concezioni e tabu che costituiscono spesso, per molti, pesi ingiusti e inumani (“Essi legano pesi gravi e importabili e li impongono sulle spalle degli uomini” (Mt 23)).

E vediamo che essa è chiamata ad una trasformazione, ad un cambiamento che non è più eludibile se vuole camminare insieme alle donne e agli uomini di questo tempo con umanità e spirito evangelico.

Con questo messaggio di condivisione e solidarietà vogliamo dirti grazie per il tuo gesto coraggioso.

La Comunità dell’Isolotto riunita in Assemblea Eucaristica

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