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A Cuba con il Papa di S.Toppi

Stefano Toppi
Cdb San Paolo – Roma

Confesso subito, il titolo è una provocazione per attirare l’attenzione.

A Cuba non sono andato con il papa ma con un bellissimo viaggio organizzato da Confronti, o come meglio si definisce un “seminario itinerante”. Però il papa ce l’abbiamo trovato, domenica 20 in Plaza della Revolution di La Habana, ed è stato anche questo un evento utile a conoscere l’umore della gente di questa splendida isola.

Andiamo con ordine. Siamo atterrati a Santiago de Cuba, ad est della grande isola che si estende appunto da oriente ad occidente, dove si avvicina alle coste della Florida. E da qui abbiamo viaggiato zigzagando dalla costa atlantica a quella caraibica per toccare le località più significative del paese: Bayamo, il santuario del Cobre, playa Santa Lucia, Camaguey, Sancti Spiritus, Trinidad, Cienfuegos, Santa Clara, con il treno blindato con cui il Che diede la spallata finale alla rivoluzione, ed infine La Habana quasi all’estremo occidentale.

Dalle guide che ci accompagnavano (il nostro Luigi Sandri e Octavio, la guida locale) abbiamo appreso meglio cose già in parte note, come la bontà del servizio sanitario e dell’istruzione gratuiti per tutti, e tante cose in più, affrontando argomenti di carattere sociale e religioso. I lunghi trasferimenti in bus sono ideali per queste disquisizioni.

E abbiamo percepito (non certo conosciuto come lo hanno sofferto i cubani) il peso che l’embargo ha provocato su questa piccola nazione da 56 anni ad oggi. Da qui anche le difficoltà di mantenere sempre alto il livello della sanità che impedisce l’importazione di medicinali prodotti altrove (abbiamo visto farmacie con scaffali semivuoti e con liste di medicine mancanti) e anche di attrezzature diagnostiche e operative adeguate alle ultime tecnologie.

Viaggiando si potevano vedere nei paesi attraversati, abitazioni modeste, molte evidenziavano il “fai da te”, ma sempre minimamente dignitose. Sicuramente niente faceva pensare alle favelas di altri paesi latino-americani. Nelle città più grandi, alcune abitazioni sono assimilabili ai bassi delle nostre città del sud.

Molti abitano in vecchie case da un passato glorioso, in stile coloniale o art-decò, rappezzate alla meglio. Ma queste case, una volta restaurate e tornate all’antico splendore vengono restituite a coloro che già le occupavano. Però l’opera di recupero procede lentamente per ovvi motivi economici.

Il nostro è stato anche un viaggio attraverso le religioni. Abbiamo incontrato il mondo cattolico, e il mondo protestante, chiese Battista e metodista. Abbiamo anche visitato la sinagoga di La Habana, parlando con il responsabile, che non è un rabbino, perché non ne hanno più. Il rabbino viene solo 5 o 6 volte l’anno per le cerimonie più importanti dal Cile. Dopo il ’59 la maggior parte degli ebrei è emigrata negli USA o in Israele.

In realtà ci dicono che il regime è stato tollerante con le religioni, ma fino al ’93 non era possibile per un credente di qualsiasi fede iscriversi al Partito Comunista e quindi avere incarichi politici o amministrativi.

Dal ’93 il partito ha consentito l’iscrizione dei credenti e il viaggio di Giovanni Paolo II , nel ’98, ha finito per dare ulteriori possibilità alle religioni presenti.

Statistiche ufficiose danno i cattolici tra il 65 e l’85 % della popolazione e la rimanente parte tra le altre religioni e gli atei. Ci hanno detto però che gli anni dell’ateismo di Stato hanno contribuito ad un allontanamento della popolazione dalla pratica del battesimo dei figli e delle figlie. La signora cattolica che abbiamo incontrato a Santiago de Cuba (responsabile dell’archidiocesi per la comunicazione) ci ha detto che i cattolici praticanti sono l’1%.

In effetti la visita di papa Francesco non ha visto le folle straripanti che ci hanno detto essere state presenti durante la venuta di Giovanni Paolo II; ma quella era stata una prima volta e vissuta come una possibilità di apertura di Cuba al mondo e tale infatti è in parte diventata.

Confesso anche che sono stato ad assistere alla messa papale, cosa che abitando a Roma non avevo mai fatto! Presenti almeno 200.000 persone; centinaia di bus avevano portato gente a La Habana sin dal giorno prima. Dal fondo della piazza dove mi trovavo non percepivo una partecipazione intensa, anche perché il palco con il papa era lontanissimo.

Però faceva sensazione vedere le donne con intrecciate nei capelli la bandierina cubana e vaticana. Emozione destava l’enorme profilo del Che disegnato sulla facciata del Ministero dell’Interno, proprio alla sinistra del papa. (Più lontano e meno noto a noi, il volto di Camillo Cienfuegos, giovanissimo comandante dell’esercito rivoluzionario morto in un incidente aereo nel ’59). E però al momento della comunione un muro umano ha reso impossibile avvicinarsi ai preti che la distribuivano tra la folla.

Abbiamo scoperto anche una Chiesa Battista molto impegnata nel sociale e una Chiesa metodista che ha abbandonato lo stile austero del culto tradizionale per aprirsi a forme simili a quelle dei movimenti neo pentecostali, che si stanno espandendo a macchia d’olio in tutta l’America latina.

Ci siamo affacciati ad un loro culto domenicale: chitarra, basso, tastiere, batteria , percussioni, “ministri”(?) cantanti salmi lunghissimi e ritmati che facevano ballare e battere le mani ai presenti; poi un lungo sermone di un pastore Statunitense in inglese (tradotto). Non ho retto fino alla fine (più di 2 ore).

L’incontro con il pastore battista e con il vescovo metodista è stato molto utile per capire i problemi e le contraddizioni ancora presenti.

Alcune di queste contraddizioni sono visibili a occhio. Accanto al gran numero di auto americane anni ’50 e di Lada sovietiche (le nostre FIAT 124), circola qualche auto nuova; e accanto alle case dalle facciate cadenti con finestre chiuse in qualche modo, ci sono case linde e spaziose.

E questo fa pensare che di differenze di condizione ne esistano ancora molte. Una fonte di contraddizione la si vive quasi subito da turisti. Infatti chi visita Cuba cambia il proprio denaro in CUC (pesos cubano convertibile), mentre la popolazione e pagata in pesos cubani e il rapporto di cambio è 24 a 1.

Dato che un medico cubano ha uno stipendio di circa 400 pesos, si capisce subito cosa voglia dire lasciare una mancia anche di un solo CUC (=circa ad 1 euro) ad un cameriere (1/16 di stipendio alto cubano).

Il giorno prima di ritornare a casa abbiamo infine incontrato esponenti dell’associazione per l’amicizia con i popoli, legata alla nostra associazione Italia-Cuba e una giornalista argentina innamorata di Cuba ; con loro abbiamo potuto ascoltare anche la voce più militante che ci ha dato una visione convinta dello spirito rivoluzionario che ancora anima almeno le persone iscritte al partito comunista.

Certo, per noi disincantati appartenenti ad una sinistra italiana che non c’è più, molte risposte alle nostre domande hanno lasciato più di qualche perplessità.

Spero di sbagliarmi e che l’auspicata fine del “bloquero” lasci a Cuba questa speranza di rimanere incontaminata dalle tentazioni e dai vizi del capitalismo che presto potrebbe arrivare qui. Questo viaggio almeno è stata anche una occasione per vederla com’è nel suo eroico isolamento forzato da 56 anni ad oggi.

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