Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Discutiamo di “gender” di I. Montini

Discutiamo di “gender” di I. Montini

Ileana Montini

www.ildialogo.org, 9 Nov. 2015

Dopo le “sentinelle in piedi “ ci sono “le sentinelle del mattino”: organizzazione cattoliche preoccupati di difendere la legge divina, ovvero la legge naturale dai presunti assalti della “teoria Gender”. A Torino, sezione locale delle “sentinelle del mattino”, ha parlato recentemente il leader bresciano neocatecumenale medico neurologo Massimo Gandolfini, per spiegare la “teoria gender”. Una nefasta teoria che predica la libera scelta dell’identità sessuale in un vasto, vastissimo ventaglio. Cancellando così l’eterna legge (divina) dei due sessi maschio/femmina, base della famiglia eterosessuale con padre e madre. Teoria che apre la strada a una strana genitorialità nominata genitori uno e due; soprattutto, due maschi o due femmine.
In un volantino a cura del Caffè teologico delle “sentinelle del mattino” bresciane, si legge l’invito a partecipare a incontri dove si discuterà se “I rapporti prematrimoniali sono utili”, e se le pillole contraccettive uccidono.E si può ancora parlare di “valori nn negoziabili”. Sembra di ritornare indietro di decenni!

Perché questo accanimento contro il termine gender ? Crescono e si diffondono a tale scopo organizzazioni in ambito parrocchiale e diocesano, con protezioni ecclesiastiche in alto loco.
E’ appena uscito alle stampe un libretto ben fatto, per chiarezza e moderazione dei toni: “La questione gender una sfida antropologica” (ed.Queriniana, 2015) del prete ambrosiano Aristide Fumagalli ,docente di teologia morale presso la facoltà teologica dell’Italia settentrionale, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e il seminario Arcivescovile di Milano.
Il libro è stato inserito nella bibliografia sul tema, a cura della diocesi padovana, non allineata , a quanto pare, alle altre .
L’attuale questione del gender, rileva il sacerdote, si muove su due direttive: l’essenzialismo naturale e il costruzionismo socio-culturale.
L’essenzialismo sancisce che le differenze di genere derivano dalla diversa natura psicofisica dell’uomo e della donna.
Il costruzionismo nega che ci sia un dato originario che determina i modelli identitari e i conseguenti ruoli sociali. L’autore, con estrema correttezza, descrive lo sviluppo storico del femminismo lungo gli assi della parità di genere, la costruzione del gender, la decostruzione del gender, l’individualizzazione del gender.
Per esempio, l’interpretazione del gender in chiave costruzionistica, si avvalerebbe della distinzione tra sesso biologico e identità di genere. In fondo, in fondo dai tempi delle ricerche antropologiche di Margaret Mead. Fumagalli non sbaglia scrivendo che il sesso biologico costituisce un elemento diversamente interpretabile nelle varie costruzioni storico sociali; non riducibile ,dunque, al codice binario maschile o femminile. Con ragione nomina anche gli ultimi approdi del dibattito, che portano a scompigliare il gender con il provocatorio termine queer. In altri termini:” Il programma di decostruzione del gender va estendendosi allo stesso sesso biologico, il quale, dato il potere acquisito dalle tecno-scienze sul corpo umano, non sarebbe più fissato in forma invariabilmente maschile o femminile, ma potrebbe essere trasformato e altrimenti configurato.”. Si ha così la figura del cyborg, organismo cibernetico che integra biologia e tecnologia.
I cattolici che hanno promosso le manifestazioni nazionali recenti, e che si dicono mossi soltanto dal diritto dei bambini a un padre e a una madre, cioè a una famiglia eterossessuale, ritengono le idee queer e cyborg maggioritarie?
Questi cattolici invitano ,con qualche successo a destra ,i sindaci a proibire libri nelle scuole e nelle biblioteche, e a inquisire gli insegnanti che curerebbero programmi didattici di trasmissione/imposizione della libera scelta dell’identità sessuale a partire da tre/quattro anni. In realtà se la prendono con i programmi, previsti dall’Europa e dal ministero P.I. di lotta agli stereotipi e condizionamenti di ruoli tradizionali di impronta patriarcale.
Probabilmente ,se ci fosse una ristampa ministeriale del libro di Elena Giannini Belotti “dalla parte delle bambine” (ed.Feltrinelli, 1973) che analizzava i condizionamenti nella differenziazione dei caratteri maschile e femminile, lo denuncerebbero come blasfemo. Perchè dalla parte delle bambine? La Giannini Belotti, insegnante montessoriana, conosceva per esperienza la situazione sfavorevole alle femmine perché basata sulla conferma/esaltazione della presunta naturale superiorità maschile . Un costante condizionamento tramite stereotopi educativi che inchiodavano i maschi nel mito della virilità come razionalità, contro la ,presunta, debolezza dei sentimenti e delle emozioni dotazione femminile .
In realtà , in una fase sociale e storica, almeno in occidente, segnata dalla rivoluzione pacifica delle donne per diritti eguali delle persone indipendentemente dall’anatomia sessuale, i giochi non sono più dati una volta per tutte in quanto volere di dio o presunta scientifica . Fumagalli commenta la posizione del Coordinameno Teologhe Italiane (CTI) che adotta il termine gender in una visione antropologica che “lungi dal dissociare e screditare il sesso biologico rispetto al genere socio-culturale, riconosca il corpo sessuato nella duplice forma di maschile e femminile come ‘elemento –base’ sul quale si innesta e si sviluppa l’identità soggettiva, inevitabilmente connotata in senso sociale, culturale e politico. Entro questa visione, la categoria di genere sfuggirebbe alla decostruzione, rappresentando, invece, un ‘prezioso strumento analitico-critico ‘ e fornendo ‘una prospettiva politico-trasformativa’.”.
Di più, le teologhe , scrive Fumagalli, sottolineano il fatto che “la categoria di genere contesterebbe la definizione di un genere, storicamente quello femminile, sulla base dell’altro, quello maschile, smascherando al contempo la presunta neutralità della cultura sociale, elaborata piuttosto, lungo tutta la storia, in chiave maschile.”
Il teologo invita a correggere il determinismo biologico “che riconduce l’identità sessuale alla sola natura corporea maschile e femminile, dalla quale deriverebbero anche tutte le caratteristiche sociali e culturali dell’essere uomo e donna.”
Comunque ci sarebbe una sorta di ideologia gender che ritiene necessaria l’apertura alla legittimazione di codici alternativi, a diverse opzioni, per inventarsi l’identità sessuale anche come antidoto ai condizionamenti patriarcali antichi. Siamo in un ambito di discussione, di riflessione, di somma variazione sul tema che non giustifica l’attuale deriva integralista cattolica e di destra.
 Il fenomeno sembra muoversi piuttosto in difesa coatta di un’immagine della società -e della Chiesa- in nome della riaffermazione delle norme e dei “valori non negoziabili” fondativi della divisione sessuale del potere politico e religioso.

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