Home Gruppi e Movimenti di Base I preti della “Lettera di Natale” stanno con papa Francesco

I preti della “Lettera di Natale” stanno con papa Francesco

Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot,
Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai,
Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Piero Ruffato, Paolo Iannaccone

www.noisiamochiesa.org, 5 Nov. 2015

Spettabile Redazione, siamo un gruppo di preti conosciuti come quelli “della Lettera di Natale”. Riuniti per riflettere sul contenuto della prossima, rispetto ai fatti accaduti ultimamente riguardanti la persona di Papa Francesco, esprimiamo preoccupazione e gli inviamo questa lettera, che desideriamo rendere pubblica.
I preti firmatari

Carissimo fratello Francesco,

se guardiamo solamente a queste ultime due settimane in cui si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi, ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa nel permetterle, in continuità con il Concilio Vaticano II, di crescere in umanità facendo proprie le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo. Siamo convinti con te che se la Chiesa non è pronta a svolgere questa missione con grande attenzione al nuovo che matura, perde l’appuntamento con la Storia! Per questo, soprattutto in questo tempo di gravi attacchi intestini, vogliamo dirti grazie per quello che stai facendo e per come lo stai facendo, garantendoti la nostra preghiera e la nostra condivisione di pastori che, con umiltà e con questo spirito, cercano di operare nel Nord Est del paese in contesti di estrema fragilità.
Soprattutto notiamo in te una debolezza che è per noi forza nella fede in Gesù di Nazareth.
Amiamo in te la debolezza che non pretende risultati immediati, magari imponendoli in modo autoritario senza dare alla Chiesa il tempo di maturarli. Amiamo quel lavorare a lunga scadenza senza ossessione, senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci, sapendo rischiare di attendere, perché è forte in te la certezza che a guidarci sia lo Spirito del Risorto e che Suoi sono i tempi del cambiamento. È con questa fede che riesci a dare spazio a tutti, non omologando, ma cercando quella «convivialità delle differenze» che, nel confronto, porta arricchimento e condivisione fraterna pur nel rispetto delle diversità di identità, di idee e di opinioni.
Amiamo in te quella debolezza, così poco diffusa anche nei nostri ambienti ecclesiali, che non porta a «diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione» (Evangelii Gaudium, 223). Amiamo decisamente quel voler «camminare insieme», occupandoti di «iniziare processi più che di possedere spazi» (ibid.).
Amiamo ancora in te quella debolezza che, non cercando compromessi col potere di turno e non arrendendosi alla logica del mondo, afferma il primato del Vangelo, favorendo franchezza apostolica e amore preferenziale per gli «scartati» della Storia. Perché, se vogliamo essere davvero figli di Dio, non c’è nessun grido che prorompe da tante parti della terra che debba risultare a noi estraneo o lasciarci indifferente.
Allo stesso tempo amiamo in te la debolezza che si fa tenerezza capace di disarmare e far crollare barriere; che fa risuonare la «misericordia», parola chiave del tuo magistero petrino tesa a ridonarci il Volto di quel Dio «ricco di amore e di fedeltà» (Esodo 34,6) che fa pulsare il suo cuore al battito del misero, incrociando il suo sguardo e accogliendolo tra le sue braccia, usandogli vera compassione e perdonandolo sempre. Perché non c’è nessuna situazione umana, per quanto degradata, che possa impedire a Lui di essere presente e operante con la sua misericordia per rinnovare la vita e la gioia anche dell’ultimo del mondo.
Grazie, fratello Francesco, perché, da innamorato di Gesù di Nazareth e partendo sempre dal Suo punto di vista, ci aiuti a capire che anche nel nostro tempo è importante che la legge mai schiacci l’uomo, ma sia l’uomo ad essere tutelato, salvaguardato e accolto nel grembo di una Chiesa che – per restare fedele al suo Maestro – è chiamata a mostrarsi ancora e sempre più madre dalle viscere d’Amore.
Zugliano (UD), 23 ottobre 2015

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