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Un intellettuale cristiano nella trasformazione sociale di L. Boff

Leonardo Boff, Teologo/Filosofo

Ricevuto dall’autore e tradotto da Lidia Arato e Romano Baraglia 10 Nov. 2015

Il Cristianesimo di stampo coloniale, specialmente nelle Americhe, ha avuto oltre che una funzione specificamente religiosa, una innegabile funzione sociale: da una parte, tener buoni i poveri, scoraggiare i ribelli e costringerli ad accettare la loro posizione di secondo piano; dall’altra legittimare il potere dei governi coloniali e dei potenti e sacralizzare le loro decisioni politiche.

Così si manteneva un certo ordine, che, analizzato ammodo, era ordine nel disordine, perché fondato sulla diseguaglianza e sul privilegio, non scordando il carattere funesto di una società schiavista. Comunque non sono mancati  religiosi che ruppero questa alleanza illegittima in nome della libertà e dell’Indipendenza del Brasile.

 Emblematica,  tra le altre, la figura di Frei Caneca nello Stato del Pernambuco, un uomo che predicava ideali repubblicani e l’indipendenza del  Paese. Prese parte alla rivoluzione del Pernambuco (1817) e componente della leadership dell’ Ecuador (1822), movimenti risolti a ferro e fuoco, con Frei Caneca fucilato nel 1825, perché i boia si rifiutarono d’impiccarlo.

In Brasile non è esistito per secoli un laicato impegnato e di spirito libertario. Ma, a partire dagli anni ’50 del secolo passato, spuntarono molti movimenti cattolici: la JEC, la JOC e la JUC, che prendevano parte ai dibattiti nazionali. Negli anni ’60 sorsero altri di stampo chiaramente trasformatore e rivoluzionario come AP e altri.

Con il golpe del 1964 molti furono arrestati, torturati, cacciati in esilio, e assassinati dagli organismi della repressione militare.

E’ in questo contesto che s’iscrive l’azione di un laico illustre per la sua preparazione accademica, in diritto, in scienze politiche e in sociologia, profondamente imbevuto di ideali cristiani, tradotti in patteggiamenti di trasformazione di una società ingiusta: il Gaucho  –  carioca per elezione –  Luiz Alberto Gomez de Souza.

Il suo libro autobiografico  Um Andarilho entre duas Fidelidades: Religiao e Sociedade  (Educam/Ponteio, 2015) possiede un interesse singolare: Non si perde in una narrazione dove lui – come soggetto – proietta la sua luce, ma racconta le condizioni materiali politiche e ideologiche delle molte realtà in cui ha vissuto e lavorato: in Brasile, Chile, Messico, Francia e Italia.

Quello che caratterizza il suo racconto è la capacità di vivere due fedeltà: religione e società. Ma sempre filtrate su valori evangelici e in  chiara etica di solidarietà e impegno con gli emarginati, in vista della trasformazione delle relazioni perverse  che ci caratterizzano.

Luiz Alberto realizza – a mio modo di vedere – quello che e deve essere un intellettuale, nel contesto del mondo attuale: un intellettuale che sta sempre attento alla realtà nel suo insieme e non solamente ai suoi frammenti; capace di analisi religiose per arrivare a sintesi che illuminano e fanno  avanzare la comprensione e la prassi.

Per compiere questa ricerca accurata, l’autore prende le dovute distanze dalla realtà, per poterla osservare da un punto di vista più alto. Un intellettuale come Luiz Alberto, non compare soltanto come figlio del suo tempo, ma di tutti i tempi nella misura in cui analizza la realtà, partendo da un ‘oltre’ degli interessi contingenti e cerca le radici più profonde nel passato per fare spazio al futuro.

Per questa ragione, Luiz Alberto è un critico esigente con le mode e le facili ideologie sia in politica che in religione. Il luogo  scelto per pensare e agire è la società, le organizzazioni popolari, le Comunità Ecclesiali di Base, là dove s ingaggia la dura lotta per la sopravvivenza  e dove fermentano nuove idee e progetti. 

Seguendo l’indimenticabile Betinho, è arrivato a convincersi che le trasformazioni, nelle nostre società complesse e dominate da poteri anti-popolo e anti–vita potranno fare irruzione solo dal basso della società. E’ la sofferenza che fa pensare e permette di creare. Per questo, l’intellettuale Luiz Alberto è un uomo “della seconda innocenza” (Hegel). E’,  secondo Gramsci (che lui conosce molto bene), chi sa elaborare criticamente quello che esiste in ogni persona.

Tutto questo costituisce la base che sostiene il suo compromesso storico. E’ da ingenui immaginare che l’intellettuale sia completamente avulso dai vincoli delle forze  sociali. Luiz Alberto ha fatto una chiara opzione per la società, per le classi popolari, ha conferito centralità agli invisibili  affinché  possano apparire  e, organizzati, si trasformino  in forze sociali di cambiamento. Per questo, gira per il mondo dando corsi, assessorie, scrive libri e  incontabili articoli sulla situazione storica attuale, ma sempre nella prospettiva strutturale, captando le tendenze più fondamentali al di là di ciò che è meramente fattuale.

Sono cosciente di non avere riassunto il ricco contenuto del libro. Ma ho tentato di captargli il filo conduttore, l’ispirazione basica che soggiace ai vari capitoli. Serve mettere in risalto, alla fine del libro, i vari ritratti che delle figure che hanno ispirato la sua vita, a cominciare dalla sua amata Lùcia, ispiratrice di tante luci; Dom Helder col quale lavorò, Gustavo Gutierrez, fondatore della Teologia della Liberazione, l’indimenticabile Betinho, suo maestro,  Alceu Amoroso Lima e Candido Mendes nella cui università dirige il programma di Studi Avanzati in Scienza e Religione.

Mi sento onorato ad appartenere alla sua generazione e celebrare con fede e utopia una calorosa amicizia.

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