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Nella barca di Giona di Beppe Manni

(Beppe Manni
CdB Villaggio Artigiano – Modena)

Un anno fa i soldati dell’ISIS distrussero nella città di Mosul (l’antica Ninive) la tomba di Giona: un luogo sacro venerato da Musulmani, Ebrei e Cristiani.

Giona era un pio giudeo che viveva tranquillamente a Gerusalemme. Dio, preso da compassione per la corrotta città di Ninive, lo mandò a predicare la conversione: se i suoi cittadini non cambiavano vita, la città sarebbe stata distrutta. Giona non voleva rinunciare alla sua tranquilla vita di borghese. Anziché obbedire, prese una nave per fuggire il più lontano possibile verso la città di Tarsis in Spagna. Ma una tempesta terribile si scatenò. I marinai in ginocchio, in piedi o curvi a terra, si misero a pregare ognuno il suo dio perché avesse compassione di loro e li salvasse.

Giona intanto contento di essere sfuggito al comando di Dio, dormiva tranquillo. Venne svegliato e invitato a unirsi alle preghiere degli altri: più dei venivano invocati, più la preghiera sarebbe stata ascoltata. Nella barca c’era un ricco mercante, un console, un generale d’armata, un conducente di cammelli e un pastore. Tutti erano ugualmente terrorizzati e gridavano in mezzo all’urlo del vento. Pregavano e remavano.

La bufera non cessava. Il capitano della nave allora ordinò di buttare in acqua tutte le cose inutili. Il cammelliere e il pastore buttarono subito i loro miseri bagagli; anche Giona gettò in mare la cassetta con le pergamene sacre. Il ricco mercante, il console e il generale d’armata, stringevano il baule pieno di stoffe e spezie, la borsa d’oro e le armi cesellate. Alla fine anche loro furono costretti a liberarsi dei preziosi tesori.

Le onde non si abbassavano. Discussero sul da farsi. Tirarono a sorte per cercare il colpevole. Venne indicato Giona. Il profeta dormiente era fuggito per non dover parlare e denunciare il grave pericolo che incombeva sulle città di Ninive:“Tanto nessuno mi avrebbe ascoltato anzi rischiavo di essere messo a morte e poi…chi me lo fare io devo curare i miei interessi…” diceva.
I marinai con dispiacere chiesero perdono a Giona e al suo dio e lo buttarono a mare. Immediatamente la tempesta si calmò.

La barca di Giona è la terra squassata dalle onde tempestose delle guerre, dell’avvelenamento dell’aria, del suolo e delle acque, provocate dalla malvagità e dalla stupidità umana. I naviganti sembrano essersi svegliati dal sonno: ma non sanno che santi, anzi che dio pregare. La tragedia incombe su tutti e minaccia tutti: i poveri delle favelas e i ricchi dei palazzi, dobbiamo e cancellare le differenze politiche e religiose, superare gli interessi particolari. Siamo chiamati tutti a remare insieme per raggiungere la salvezza. Ciò che poveri marinai seppero fare non riusciamo a fare noi. Di fronte al preannunciato affondamento della madre terra, i padroni del mondo e noi stessi, restiamo attaccati ai nostri interessi, non pensiamo al bene di tutti.

La Bibbia racconta che un grosso pesce si ingoiò Giona. Ma poi la balena animale saggio, aveva mal digerito un profeta taciturno e dormiente e lo aveva vomitato vicino alla città di Niniva.
Il profeta negligente, capì finalmente la sua missione. Arrivò in città e si mise a gridare per le strade e nelle piazze camminando in lungo e in largo per sette giorni: “Tutti morirete compresi il re, i sacerdoti, i mercanti, gli animali e le piante, se entro quaranta giorni non cambiate vita”. Il re e tutti i niniviti lo ascoltarono, smisero di fare il male e salvarono la loro bella e famosa città.

Oggi finalmente molti profeti addormentati, si stanno svegliando. Gli uomini saggi stanno gridando che il tempo è ormai finito, possiamo ancora salvare la città, ma abbiamo solo quaranta giorni, poi la tragedia. Sembra che lo stupido homo insipiens non solo distrugga ancora una volta le tombe degli antichi profeti, ma stia preparando per sé e la sua famiglia un grande cimitero.
Gesù ci invitava a saper guardare i segni dei tempi come Noè che di fronte all’indifferenza dei concittadini si mise a costruire un’arca per salvare sé, la sua famiglia e tutti gli animali dal diluvio imminente. Impariamo da Dio ad avere pietà e misericordia della nostra città, di noi e dei nostri figli e nipoti. Osiamo sperare in un mondo diverso.

“Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande” (Adriano Olivetti)
Beppe Manni 4 novembre 2015

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