Home Politica e Società Oltre il Natale: Appello contro Daesh delle Donne musulmane “Madri per la Vita” di D.Goracci

Oltre il Natale: Appello contro Daesh delle Donne musulmane “Madri per la Vita” di D.Goracci

Doriana Goracci
www.agoravox.it

A proposito di nascite… “Madri per la Vita” è un appello che è nato sui social network a giugno, lettera aperta ai figli partiti con Daesh, più noto come Isis. “Noi non volevamo che tu partissi. Vogliamo che torni”.

Il gruppo di madri ha chiamato i giovani coinvolti, ricordando loro che tra i postulati del Corano, ci sono quelli che impongono di onorare i genitori e proteggerli dalla sofferenza. “Anche se tu pensi che la morte ti darà una vita migliore come ricorda anche il Profeta Muhammad: Il Paradiso si trova ai piedi di tua madre”.

“Madri per la Vita” è un nuovo progetto dell’Istituto tedesco di studi sulla radicalizzazione e la de-radicalizzazione. Secondo il sito di notizie tedesco Spiegel Online, le madri provengono da Belgio, Germania, Francia, Danimarca, Svezia, Canada e Stati Uniti. In alcuni casi, il figlio era già morto, e allora queste madri si stanno mobilitando per i figli degli altri: è il caso di Christianne Boudreau e Saliha Ben Ali, con un figlio di 19 anni morto ad Homs a combattere per la Siria, manipolato in pochi mesi.

Ha detto Christianne Boudreau  in un’intervista telefonica con Associated Press: “I social network sembrano ormai essere il loro punto di forza per reclutare i nostri figli. Siamo costrette a combattere il fuoco con il fuoco… Convincere i figli a tornare indietro è davvero difficile: da un lato sanno che li aspetta la prigione, dall’altro hanno il terrore di disertare per paura di essere giustiziati da Isis. Più facile allora dissuadere i ragazzi dalla partenza e imparare a riconoscere i segnali. Nella cultura islamica la figura della madre è centrale, dobbiamo fare leva su questo. Daesh e i gruppi terroristi usano la religione in modo strumentale per fare breccia nella mente e nel cuore delle persone, noi dobbiamo impedirglielo».

Il gruppo intende inoltre aiutare le famiglie che stanno cercando di riportare a casa i loro figli e lotta per avere l’attenzione delle autorità alla loro causa.

Secondo i dati del Centro internazionale con sede a Londra, il numero dei soggetti appartenenti a Daesh (Stato islamico) in Iraq e Siria supera attualmente le 20.000 persone, circa il 20% di loro sono cittadini di paesi dell’Europa occidentale.

Scriveva nel 2004, in un lungo e molto interessante articolo dal titolo l’islamismo contro le donne, Mimouna Hadjam, politica femminista e attivista della comunità Hajam e dell’Associazione Africa: “Vogliamo continuare a lottare per l’esistenza dello Stato sociale, duramente conquistato dalle lotte nel corso degli ultimi due secoli e di soddisfare la nostra domanda di politica economica, sociale, civica, per il diritto al lavoro, l’alloggio, l’assistenza sanitaria, l’istruzione gratuita, libera e laica, le sole in grado di operare resistenza alla crescita della povertà, e del fondamentalismo.”

Intanto circola pure un documento di propaganda attribuito alla Brigata Al-Khanssaa, composta da donne Daesh, operanti in Iraq e in Siria, in ogni caso dello Stato Islamico: “Le donne sono fatte per stare a casa, sotto il dominio degli uomini. Possono sposarsi da quando compiono 9 anni. L’ Islam ha dato all’uomo il ruolo di dominatore e la donna gli deve obbedire. Dio ha ordinato alle donne un’esistenza sedentaria e la loro funzione fondamentale è a casa, dove i devono rimanere nascoste e velate. Le donne nionb devono essere analfabete e ignoranti, si formeranno dai 7 anni e massimo a 15 anni, per imparare la religione, conta essere una brava casalinga: cucire, cucinare, prendersi cura dei bambini… si può diventare un medico o insegnante, ma rigorosamente secondo le regole della Sharia e praticando la jihad…”

Un invito poi a non dire e scrivere più ISIS ma DAESH:” L’invito ad usare la parola Daesh e non Isis è rivolto anche alla stampa italiana: lo chiedono i delegati Nato, che per due giorni si sono incontrati a Firenze proprio per affrontare i problemi mediorientali. “Bisogna usare questa definizione perché è importante incoraggiare il mondo islamico che vuole combattere con noi questa minaccia”, ha dichiarato il rappresentante per l’Italia, Andrea Manciulli, nel suo intervento”.

Si erano precipitati tutti a scrivere di queste donne dell’unità della milizia femminile dello Stato islamico, la Al-Khanssaa Brigade, io direi che basta e avanza e per questo condivido oggi il Manifesto per la Vita.
Come disse la Cassandra di Christa Wolf, tra le donne che vedono senza essere vedute: “Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere”.

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