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Confessionalismo politico in crisi di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it

L’incalzante urgenza dei drammatici recenti episodi di violenza islamista in Siria e in Nigeria e l’esplosione xenofoba nel nord Europa non hanno impedito che, per un giorno, l’attenzione dei media si concentrasse sulla marcia su Roma degli integralisti cattolici contrari all’approvazione della legge sulle “unioni civili”. Entusiasti gli uni e ostili gli altri si sono scontrati sul numero, comunque significativo, dei partecipanti e sulla valutazione dei possibili esiti della manifestazione sul dibattito che si avvia in Senato.

C’è, però, da rilevare una convergenza nel riconoscere la radicale diversità nei confronti dell’analoga adunata in piazza San Giovanni nel 2007. Quest’anno sono mancate fra i promotori importanti associazioni laicali come l’Azione cattolica, le Acli, l’Agesci e la stessa Comunione e Liberazione. Anche l’Opus Dei si è dissociata: un suo esponente ha pubblicamente criticato la manifestazione. Più esplicite le dichiarazioni del Movimento Noi Siamo Chiesa delle comunità cristiane di base, da sempre all’opposizione, che contestano l’uso dell’appellativo “cattolici” per definire soggetti che esprimono, pur legittimamente, idee e posizioni condivise solo da “alcuni”.

Ampiamente rappresentati sono stati, invece, i neocatecumenali e altre organizzazioni integraliste a cui si sono aggiunti anche militanti di Casa Pound. La gerarchia ecclesiastica italiana è sembrata poco coinvolta, ma la Cei ha formalmente sponsorizzato l’iniziativa, mentre il Vaticano è stato del tutto assente: L’Osservatore romano ha ignorato la notizia. Sconsolato Antonio Socci scrive: Confesso che – pur avendo espresso tante critiche all’operato di Bergoglio – non ero mai arrivato a temere che egli potesse addirittura provare tanta ostilità per noi cattolici, fedeli al Magistero di sempre della Chiesa.

Ancora più significativo considera tale silenzio Valerio Gigante che commenta su Adista: evidentissimo: anche per la Chiesa i “valori non negoziabili” non esistono più. Ormai anche i più decisi oppositori della legge non si dichiarano contrari al riconoscimento per coppie di omosessuali di alcuni diritti tipici dell’istituto matrimoniale, si concentrano invece sulla condanna senza appello della possibilità per un omosessuale di adottare il figlio del convivente e ancor più del diritto di una coppia di omosessuali di adottare figli specie se nati in “utero un affitto”.

Pare evidente che dall’episodio emerge non solo una, magari significativa, manifestazione di dissenso nei confronti della gerarchia, ma anche una sempre più profonda frattura fra episcopato italiano e papa Francesco le cui conseguenze sulle dinamiche della politica in Italia non sono facilmente individuabili; anche perché vanno a sommarsi scontrandosi col sempre maggior peso dell’integralismo clericale in sedi istituzionali: ha imposto in una trasmissione televisiva della Rai il rinvio in seconda serata della parte della trasmissione televisiva di Jacona dedicata all’educazione sessuale dei giovani!

A sua volta il cardinale di Milano Scola interviene a suggerire, per non urtare la sensibilità dei fedeli all’Islam nel nostro Paese, di inserire nelle scuole iniziative loro gradite per legittimare, ovviamente, i privilegi già riservati ai cattolici. Se da un lato è un invito a incrementare la presenza delle religioni nella scuola pubblica, dall’altro è un ulteriore sintomo dell’intento di indirizzare il processo di scristianizzazione non verso un’ulteriore secolarizzazione della vita sociale, ma verso un più pesante confessionalismo.

In ben altra direzione va il coinvolgimento di cattolici nella costituzione dei Comitati per il No nel referendum costituzionale avviata per iniziativa dei costituzionalisti che si sono contrapposti al proposito renziano di cambiare la Carta Costituzionale. Hanno rivelato che le modifiche costituzionali da lui condivise, unite all’Italicum, legge elettorale da lui imposta, contribuirebbero a stravolgere l’assetto istituzionale disegnato dalla Costituzione compromettendo i fondamenti democratici della Repubblica. Il loro appello a ripetere l’esperienza della straordinaria mobilitazione nei referendum del 2011 per impedire la privatizzazione dei servizi idrici e il rilancio dell’uso dell’energia nucleare, riflette l’esigenza di garantire il massimo di impegno unitario di chi intende difendere la Costituzione e garantire un sistema elettorale rappresentativo.

Un contributo alla sua realizzazione viene indubbiamente dalla crisi del confessionalismo come ingrediente del dibattito politico e condizionatore delle scelte elettorali dei cittadini.

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