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Cos’è l’Eucaristia? – La risposta di Alberto Maggi

by solidando
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AVVERTENZA: La risposta a questa domanda è stata data in modo colloquiale da P. Alberto Maggi durante una conferenza. Il testo non è stato né riveduto, né corretto

Non è un culto da rendere a Dio perché Dio non ha bisogno del nostro culto. L’Eucarestia è il momento privilegiato per la comunità cristiana, nel quale il Dio che si mette al servizio dei suoi comunica loro la sua stessa forza.

Nel Vangelo di Luca, al momento della Eucaristia, Gesù dà queste parole importanti: “Ecco, sono in mezzo a voi come colui che serve”. L’Eucarestia non è un servizio a Dio; Dio non ha bisogno dei nostri servizi, ma è la comunità che ha accettato il suo messaggio e si impegna a viverlo, che viene fatta riposare da Dio, quindi un momento di riposo; Dio passa a servirla e le comunica la sua stessa forza per un servizio ancora più grande. Nell’Eucarestia il momento centrale e determinante è quel momento nel quale Gesù, il figlio di Dio, si fa pane perché quanti lo accolgono, lo mangiano e si fanno pane per gli altri affinché diventino anch’essi figli di Dio.

Al termine del Vangelo di Luca c’è una stupenda illustrazione dell’Eucarestia che dice: pensate ad una villa dove ci sono dei servi. A mezzanotte torna il padrone da un viaggio; dice: che cosa farà? Li chiamerà e…..uno pensa, torna il padrone e si farà servire, no? No, perché invece li chiamerà e si metterà lui, a servirli. Cambia completamente l’immagine di Dio!

Il momento dell’Eucarestia nel quale i servi – noi non siamo i servi di Dio, ma siamo i figli di Dio e servi dei nostri fratelli, volontariamente – nel momento in cui ci trova, nella nostra vita al servizio degli altri, il Signore dice adesso sedetevi, perché io passo a servire. Il servizio del Signore è comunicare la sua stessa forza.

Allora il culto non è il culto da rendere a Dio, ma è l’accettare l’amore di Dio per prolungarlo verso gli altri. Allora ogni nostra preghiera, ogni nostro atteggiamento spirituale deve avere questo obiettivo. La preghiera che nasce e muore per l’interesse dell’individuo è inutile, nociva e pericolosa. La preghiera deve sempre spingere nei confronti degli altri, non deve aiutare a centrare su se stesso, ma far uscire la persona da sé stessa.

Quindi l’Eucarestia, il culto e qualsiasi momento della nostra vita spirituale deve avere sempre questo obiettivo: essere rafforzati dall’energia. Anche qui adesso, Dio è azione creatrice in continuo movimento, sempre ci offre la sua azione creatrice. Quelli che la sanno cogliere e la trasformano in una forma nuova di amore, di perdono e di condivisione realizzano sé stessi perché il flusso della creazione entra nell’uomo. Noi non siamo finiti nel creare: noi siamo continuamente in creazione e ogni persona che accogliamo nella nostra esistenza è un tassello in più nella nostra creazione.

Il momento della comunione, non è un premio per coloro che hanno tenuto una buona condotta, ma eventualmente la capacità per averla. L’Eucaristia non è – una volta si diceva – il pane degli angeli – quando mai gli angeli hanno mangiato il pane? – l’Eucaristia è la medicina per gli ammalati.Gesù dice: «Io sono il medico venuto per gli ammalati»: proprio perché noi tutti viviamo situazioni di peccato, di infedeltà, abbiamo bisogno di questa forza da parte di Dio.

Purtroppo lo so, in passato, era stato fatto diventare il premio ottenuto per la buona condotta. Ricordate quando bisognava essere in perfetta grazia di Dio per fare la comunione? E per questo si ritorna alla confessione. Ci si confessava però all’ultimo momento perché questa grazia era talmente labile che bastava un niente…

Io ricordo, da parte di tante persone, l’esperienza di confessarsi all’ultimo momento, mettersi in coda per fare la comunione, ti veniva un pensiero, – magari c’era una ragazza carina – ritornavi indietro. Si, perché la grazia di Dio era labile, bastava un niente per perderla. E se si fa la comunione che non sei in grazia di Dio, è sacrilegio e quindi un peccato gravissimo. Non è questo la comunione, non è un premio per la buona condotta, ma eventualmente la forza per ottenerla. Non dobbiamo essere puri per avvicinarsi al Signore, ma è accogliere il Signore quello che ci rende puri.

Attenzione poi quando adoperiamo il Vangelo e il Nuovo Testamento: collochiamolo sempre nel contesto. Non c’è nulla di più deleterio e tragico di estrapolare una frase dal suo contesto e darle un significato completamente diverso.

In quel brano della lettera ai Corinzi, Paolo dice: “chi mangia il pane in queste condizioni mangia la sua condanna”. Ma a che cosa si sta riferendo? La cena eucaristica, agli inizi, non aveva assunto questa forma rituale che è la nostra messa, era una cena, una cena insieme, dove tutti i credenti portavano le proprie vivande e si condividevano tra di loro.

Ebbene, nella comunità di Corinto cosa succede?

Che i ricchi portano tante vivande e tutte per loro, non danno una briciola ai poveri della comunità che stanno lì a guardare perché non hanno niente. Non hanno portato niente perché non hanno niente e i fratelli, perché sono fratelli in Cristo, anziché condividere con loro questo pane se lo tengono tutto per loro.

Allora ecco che Paolo dice: attenti perché il pane che mangiate, quella è la vostra condanna. Il pane va condiviso, quindi non si tratta di una connotazione morale o moralistica, ma si tratta che nella celebrazione eucaristica Gesù, il Figlio di Dio, si fa pane per noi perché noi a nostra volta ci facciamo pane per gli altri e diventare quindi anche noi figli di Dio. Quindi non ci sono connotazioni morali, ma una indicazione che nella comunità, nella cena eucaristica non ci possono essere queste discriminanti tra chi ha e chi non ha, chi si ingrassa e chi muore di fame.

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