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Da dove verrà la salvezza ? di C.Giambelli

Claudio Giambelli
CdB S.Paolo – Roma

Questo era il titolo del canto che per tanti anni io e Ornella abbiamo suonato alla chitarra e cantato, prima a Spello e poi nella parrocchia di S.Fulgenzio, a Roma, Balduina. Il canto metteva in musica le parole del Salmo 121 [1] “…..il mio aiuto verrà dal Signore che ha fatto cieli e terra…… “

Un salmo dalle parole potenti di speranza e sostegno che tanto ha attivato le nostre risorse interiori tramite la fede, in molti passaggi critici della vita e ancora risuona in noi.

Eppure, a ben vedere, con occhi disincantati, è anche un salmo disperato , ultima spiaggia davanti all’angoscia esistenziale; il suo intimo messaggio è : ci sentiamo perduti, non siamo capaci di salvarci da soli, l’unica speranza è affidarci all’esterno, al “Signore di tutte le cose”, che in realtà non interviene, perché non c’è, nella forma di cui talvolta avremmo bisogno o forse lo immaginiamo nei posti e modi sbagliati.

La domanda è: anche se trovassimo risposte individuali all’angoscia, si possono poi trascurare le necessità di risposte collettive? E’ come dire, se io personalmente (e la mia famiglia) siamo (temporaneamente) pacificati e forti in noi stessi, questo è sufficiente, oppure la nostra intima “salvezza” dipende anche dalla “salvezza” collettiva ? In altre parole, ci salviamo soli?

Io sono convinto che i due piani di “salvezza” individuale e collettiva, qualunque siano i significati che vogliamo dare a questa parola, siano strettamente collegati, non possono prescindere l’uno dall’altro e quello che li collega è una coscienza responsabile “cosmica”: per i credenti, poi, l’immaginario di Dio risuona, in modo speciale, con tale coscienza responsabile.

Quindi, al di là delle angosce personali, che pure possono essere tante e anche gravi, vediamo quali sono le angosce collettive che ci troviamo di fronte, evidenziando alcuni passaggi estratti da alcuni acuti osservatori della realtà, non pensando con questo di aver esaurito l’analisi.

Secondo Boff [2] , lo stato vitale del pianeta Terra peggiora sempre piu’ :

“Questa crescita (n.d.r.: crescita del PIL mondiale) peggiora ancor di più lo stato della Terra. Il prezzo dei tentativi di riproduzione del sistema (n.d.r.: neo-liberista) è quello che i suoi corifei chiamano “esternalità” (il che non rientra nella contabilità degli affari). Essi sono fondamentalmente due: una degradante ingiustizia sociale con alti livelli di disoccupazione e crescente diseguaglianza e una minacciosa ingiustizia ecologica, con il degrado di interi ecosistemi, erosione della biodiversità (con la scomparsa fra 30-100 mila specie di esseri vivi ogni anno, secondo i dati del biologo E. Wilson), crescente riscaldamento globale, scarsezza di acqua potabile e insostenibilità generale del sistema-vita e del sistema-Terra.

Secondo Franco Berardi (Bifo) [3], lo stato di guerra si trova ormai ovunque:

“Stiamo andando verso una guerra globale? Non esattamente. Non ci sarà nessuna dichiarazione di guerra, ma una proliferazione di innumerevoli zone di combattimento. Non ci sarà unificazione dei diversi fronti, ma micro-conflitti frammentati e improbabili alleanze prive di qualsiasi visione strategica generale. Guerra mondiale non è la definizione giusta per la forma originale di apocalisse che stiamo vivendo. Penso sia meglio definirla guerra civile frammentata globale.
I frammenti non convergono, perché la guerra è dovunque.”

Jeff Halper, l’antropologo ebreo statunitense attivista, che ogni estate raduna volontari palestinesi, israeliani e da ogni parte del mondo per ricostruire le casa distrutte dai soldati israeliani, offre un altro punto di vista nel suo libro «War against the People» [4]:

“L’abilità israeliana nelle tecnologia di armi, «è accompagnata da una contro-offensiva, da una guerra contro la gente, e dalla necessità di raccogliere sostegno per le politiche di occupazione». ….L’occupazione rappresenta una risorsa per Israele in due sensi: economicamente provvede a un terreno di prova per lo sviluppo di armi, sistemi di sicurezza, di modelli di controllo della popolazione e di tattiche senza cui Israele sarebbe incapace di competere nei mercati di armi e sicurezza. …… Israele è un piccolo paese che tenta di trovare una nicchia nelle rete militare-industriale transnazionale. ….. Proprio nel ‘modello’ Israele, si trovano ingredienti fondamentali dell’occupazione…..I metodi israeliani contro le insurrezioni sono stati documentati da molti libri, e Halper sottolinea l’ingombrante politica di Armi, Sicurezza e Militarizzazione instaurata da Israele, per poi esportarla nei punti decisivi del globo. Sì, è una realtà di cui non ci si rende conto completamente, ma il sistema del potere che Halper ha indagato e studiato negli ultimi cinque anni, si riassume tristemente in Pacification Securization e Militarization, anche se la gente comune non ne capisce molto…..«Vorrei rendere consapevole sempre più gente che è importante capire a che livello di ‘globale’ siamo arrivati…… Qui ci sono davvero tanti soldi». Precisa poi che l’industria americana delle Armi e della Sicurezza raggiunge i 2 Trilioni e mezzo di dollari all’anno…… Così non cambia niente ma, se si avesse il quadro completo, allora si capirebbe come tutto si organizza in una rete globale. …. Ma se non riconosciamo il sistema, e diciamo solo di non sopportare il tal primo ministro o la tal Corporation, vediamo solo frammenti del problema, problemi tedeschi, americani, inglesi, ma mai il quadro generale. Con la Pacification, il sistema vuole essere ‘morbido’, non cerca mai frizioni, perché ci sono altri problemi che bisogna risolvere e sconfiggere. …..Ogni cosa che disturba il capitalismo è un nemico. La Pacification serve a fare in modo che si stia nelle regole, mentre ogni critica può diventare pericolosa, perché così stai solo aiutando il nemico.”

Adam McKay offre un’altra prospettiva, sempre di carattere globale [5]. Adam è il regista del recente film “La grande scommessa” (tratto dal libro The Big Short, di Michael Lewis), un film per smascherare la gigantesca frode finanziaria delle banche che negli ultimi decenni ha cambiato il destino delle nazioni :

“…..La forza d’urto della deflagrazione subprime al ground zero di Wall Street si è propagata concentricamente sull’economia mondiale e le ultime scosse di assestamento si avvertono tuttora alle periferie dell’impero, come quelle dove in questi giorni alcuni istituti di credito sono assediati da risparmiatori inferociti che reclamano vanamente i risarcimenti dei propri averi.
La crisi americana del 2008 è stato l’evento scatenante, il big bang che ha originato il nostro presente fatto di debiti sovrani e tragedie greche e in cui la esoteriche dinamiche finanziarie si sono instaurate come nuova politica e filosofia, il nuovo paradigma, che ci obbliga ad improvvisarci esperti part-time in astruse teorie monetarie e impenetrabili strumenti finanziari che hanno acquisito l’apparente potere di far fallire le nostre vite. Il crack del subprime ha squarciato il velo rivelando un congegno colossale per trasferire ricchezza dai poveri verso i ricchi……”

Andrea Baranes, nel suo articolo “La finanza al potere e l’Europa contromano “ [6] affronta invece la questione delle politiche economiche europee, criticando il “documento dei cinque presidenti”, presentato alla Commissione UE da Jean-Claude Juncker a giugno 2015:

“…..I piani di austerità non solo sono devastanti dal punto di vista sociale, ma sono nocivi anche da quello macroeconomico, con un rapporto debito/PIL che continua a peggiorare. A fronte di una situazione confermata da sempre più studi ed economisti, non solo le politiche economiche non cambiano, ma se possibile accelerano ulteriormente. La visione per il futuro prevede di esasperare tagli e controlli su una finanza pubblica considerata per definizione il problema, mentre la soluzione consiste nell’espandere dimensione e ruolo della finanza privata.
Questo paradosso emerge dalla lettura del documento “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa”, conosciuto come documento dei 5 presidenti, in quanto presentato a giugno 2015 da Juncker per la Commissione UE, in stretta collaborazione con Tusk (Consiglio europeo), Dijsselbloem (europgruppo), Draghi (BCE) e Shulz (Parlamento UE). Il testo che dovrebbe quindi riassumere le proposte di tutte le istituzioni europee, sembra porsi l’obiettivo da un lato di espandere ulteriormente e dall’altro soprattutto di rendere permanente e istituzionalizzare delle scelte ben determinate in ambito economico e finanziario: la competitività come valore a sé stante, non il benessere dei cittadini ma la potenza commerciale come obiettivo delle politiche, sacrificando diritti sociali, ambientali e del lavoro pur di vincere una gara globale a chi esporta di più…….. In quattro pagine in tutto compare diciassette volte la parola “competitività” (17!). In compenso, in un testo intitolato alla coesione sociale, si riesce nell’impresa di non menzionare mai parole quali “diritti”, “reddito” o “disuguaglianze”…..”

Naturalmente, la panoramica delle “angosce globali” è ben piu’ ampia di quella appena proposta; ricordiamo, non ultime, le lucide analisi di questo papa Francesco nell’ “Evangelii Gaudium” e nell’enciclica “Laudato sì”.

A fronte di questo scenario apocalittico, perché ormai globalizzato e pervasivo di ogni aspetto esistenziale, ognuno degli osservatori, che esprime analisi critiche, offre anche azioni di mitigazione o anche percorsi ambiziosamente risolutivi.

Tuttavia, le forze disgregatrici dei tessuti ambientali e umani appaiono incontenibili e inarrestabili, il che è già scritto nel destino dei macro-sistemi fisici, come si può facilmente comprendere alla luce delle recenti scoperte scientifiche dei cosmologi teorici e sperimentali [7]:

“….Purtroppo per gli adoratori dell’ordine unitario e della perfezione immutabile, da quel momento (il Big Bang) è scoccata la freccia del tempo, che va, per i macro-sistemi di cui facciamo parte, e anche i sistemi sociali lo sono, in un’unica direzione, in accordo alla legge dell’entropia, cioè dall’ordine iniziale alla dispersione e dissoluzione finale; dal meno disordine al piu’ disordine, dal piu’ ordine al meno ordine: apparentemente il “Male” ha il sopravvento e erode ogni spazio di “Bene”, inteso come ordine ideale in equilibrio. L’esperienza piu’ sconvolgente è quella della morte dei nostri corpi: si decompongono e non si ricompongono all’indietro……”

Se questo scenario di disfacimento puo’ apparire sconvolgente, tuttavia ci offre anche la possibilità di comprendere, nel nostro intimo, che tutti i nostri sforzi per un cambiamento definitivo e duraturo sono sforzi prometeici, destinati al fallimento; ne dovrebbe conseguire un salto di sapienza, di pacata e distaccata compassione, unitamente pero’ all’ atteggiamento “contemplattivo” proposto da don Tonino Bello, tutte caratteristiche che si sposano bene con la necessità di una coscienza responsabile “cosmica” e di un atteggiamento attivo quale quello proposto da Boff: “…..In questo frattempo noi abbiamo il compito, dal di dentro del sistema, di allargare le spaccature, sfruttare tutte le sue contraddizioni per garantire specie ai più deboli della Terra, l’essenziale per la loro sopravvivenza: cibo, lavoro, casa, educazione, servizi di base e un po’ di riposo.

Dovremmo quindi fare quel salto sperimentato da Etty Hillesum, ben espresso dalle sue parole, che si possono intitolare “Un cuore pensante per la baracca umanità”:

Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano – donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno “non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” – a volte provavo un’infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno troppo lungo, e pensavo “Su, lasciatemi essere IL CUORE PENSANTE di questa baracca”. E poi, vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento.”

Un passaggio fondamentale per questo “salto di sapienza”, secondo me, passa attraverso la preghiera, non intesa come richiesta di aiuto o di intercessione, ma come ascolto silenzioso; sì proprio il silenzio interiore, una pausa serena del lavorio della nostra mente, è il pre-requisito per ascoltare il pensiero di Dio, il “respiro” di Dio, a partire dall’ascolto del respiro della natura e dei nostri simili umani e animali, vicini a noi.

E’ l’esperienza proposta da Tiberia, in Comunità, il 13 Dicembre 2015 in occasione della festa del suo matrimonio, quando ci ha chiesto, alle vibrazioni del suono di un gong, di chiudere gli occhi, di concentrarci sul nostro respiro, di ascoltare e entrare in sintonia con il respiro del vicin@.

Devo confessare che avverto nostalgia per un tempo di meditazione silenziosa.

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RIFERIMENTI

[1] Salmo 121 musicato: https://www.youtube.com/watch?v=KfXtwonM4Cs

[2] “Il Capitalismo sarà sconfitto dalla Terra” Boffhttps://www.dropbox.com/s/ucsdbak56lo4qfy/Il%20Capitalismo%20sconfitto%20dalla%20Terra%20-%20Boff.docx?dl=0

[3] C’è una via d’uscita dalla guerra civile globale? (parte I) , Franco Berardi, Zeroviolenza, 15 Dicembre 2015 – https://www.dropbox.com/s/ji1zal0k79afj43/Una%20via%20di%20uscita%20-%201.docx?dl=0

[4] “Disobbedienza civile di nuovo tipo” – Estratto dal Manifesto del 2 Gennaio 2016 – https://www.dropbox.com/s/qiy65ftjovpmxsp/Disobbedienza%20civile%20di%20nuovo%20tipo.docx?dl=0

[5] “Big Short”, la scommessa , Estratto dal Manifesto del 2 Gennaio 2016 – https://www.dropbox.com/s/h389hcqstkvy9ud/Big%20Short%20-%20LA%20SCOMMESSA.docx?dl=0

[6] “La finanza al potere e l’Europa contromano – Critica al “documento dei cinque presidenti”, presentato alla Commissione UE da Jean-Claude Juncker a giugno 2015”, Andrea Baranes – https://www.dropbox.com/s/8xw4b0lhnrqtq40/La%20finanza%20al%20potere%20%20-%20Baranes.docx?dl=0

[7] “Cosa è successo dopo l’eccidio di Charlie Hebdo (Gennaio 2015) ? Il Male nel mondo è diminuito?”, Primo Piano CdB, Claudio Giambelli – 25 Maggio 2015 – https://www.dropbox.com/s/pfcvfm1nvfvwgtt/Primo%20Piano%20CdB%2025%20Maggio%202015-16.docx?dl=0

1 comment

Casimira Furlani (detta Mira) venerdì, 12 Febbraio 2016 at 11:19

Considero appropriato aver terminato con una donna, Etty Hillesum, la lunga esposizione fatta con richiami di soli uomini; questo dimostra che chi scrive possiede “il senso della differenza sessuale”. E a questa “differenza fra uomini e donne” vorrei aggiungere anche Simone Weil, portatrice di “un pensiero che ha lasciato una traccia profonda nella cultura filosofica, politica e religiosa del Novecento…”.(S. Weil “Diario di fabbrica”, ed. Marietti 2015. Dalla prefazione di Giancarlo Gaeta).
Mira

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