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Religioni ideologizzate e teologie confessionali di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it

Petrolio, dietro le tensioni Arabia Saudita-Iran il crollo dei prezzi.

Così il 3 gennaio Il Fatto Quotidiano titolava l’articolo in cui analizzava lo scontro, esploso sulle sponde del Golfo Persico, che sta infiammando i Paesi islamici e allarmando i governi di tutti gli altri e la stessa Presidenza dell’Onu, anche perché va ad aggiungersi agli altri conflitti in corso in Siria, in Iraq e nello Yemen.

In verità gli interessi economici legati alla produzione e all’esportazione del petrolio per il ritorno sul mercato di quello estratto dai pozzi iraniani, s’intrecciano con le reazioni confessionali, seguite all’esecuzione a Riad dello Sheikh sciita Nimr al Nimr, in un clima segnato da un’antica rivalità tra arabi e persiani per la supremazia nella regione. Le conseguenze invadono anche i rapporti politici internazionali: l’Arabia, i Sultanati del golfo e il Sudan rompono le relazioni diplomatiche con l’Iran. A conferma c’è la coincidenza fra la condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite degli attacchi contro le missioni diplomatiche dell’Arabia Saudita a Teheran e Mashhad, senza alcun riferimento all’esecuzione del religioso sciita a Riad, e la sospensione del pellegrinaggio alla Mecca imposta dal governo iraniano finché Riad non garantirà migliori condizioni di sicurezza rispetto al tragico incidente del settembre scorso alla Mecca, quando in una calca incontrollata morirono migliaia di pellegrini.

Interroga la laicità questo innegabile intreccio fra economia, politica e religione ugualmente presente in Europa, seppure non così evidente e in un diverso rapporto.

Nelle scuole italiane, la proposta, di evidenziare il carattere “cristiano/cattolico” dell’evento Natale, ha opposto quelli che convenivano nel rifiutarla, per non urtare la sensibilità di alunni non cattolici, a quelli che intendevano esaltarla proprio per contestare tale presenza. Ancora non è maturata la generale consapevolezza che il regime democratico esige che l’uguaglianza di fronte alla legge di ogni religione o ideologia, con esse compatibile, non può che essere garantita non da una generica neutralità dello stato, ma dalla laicità delle sue istituzioni cioè dal loro ispirarsi ai soli principi costituzionali.

Meno ovvia la valutazione del conflitto suscitato in Francia dalla vignetta, pubblicata nella copertina del numero speciale del 6 gennaio del settimanale Charlie Hebdo. Presenta l’immagine di dio raffigurato secondo la tradizionale iconografia ‘cristiana’ con indosso, però, una tunica macchiata di sangue e sulle spalle un kalashnikov, sotto il titolo L’assassino è ancora in giro.

Duri, ma non polemici, nella loro reazione i vescovi francesi; più puntuale e critica la denuncia del presidente del Consiglio del culto musulmano che, “ferito” dalla copertina, dichiara: Colpisce tutti i credenti delle diverse religioni mentre abbiamo bisogno di segni di distensione.

Anche il vicepresidente della comunità religiosa islamica italiana associa alla critica la preoccupazione per i Toni così esasperati /che/ risultano offensivi, non solo per le tre religioni monoteiste, per cristiani, ebrei e musulmani; ma anche per buddisti, induisti, per chiunque abbia un sentimento religioso, per chi crede in un principio assoluto supremo e divino.

Condivide tale preoccupazione l’Osservatore Romano che scrive: il settimanale non rispetta la fede in Dio di ogni credente, qualunque credo professi nascondendosi dietro la bandiera ingannatrice di una “laicità senza compromessi”.

Il vezzo, tutto cattolico, di etichettare la “laicità” questa volta pone un reale interrogativo sul contenuto e il valore delle sue diverse espressioni.

Non c’è dubbio, infatti, che la circostanza, l’anniversario del tragico eccidio della redazione del settimanale, e la situazione, il drammatico coinvolgimento della “religione” nella conflittualità diffusa in Medio Oriente, giustificano il dubbio sull’opportunità di una rappresentazione così gratuitamente offensiva della religione come fonte di odio e di violenza.

Sempre più comuni sono parole e gesti, fra loro contradditori, che, al di là di tali contraddizioni, di strumentalizzazioni, più o meno ciniche, e di pericolosi fanatismi, vengono definiti, ugualmente e senza opportune distinzioni, “religiosi”.

Ieri tale confusa complessità era di moda fra le ideologie dei partiti, oggi nei diversi continenti è il politeismo, non più antropomorfico ma carico di idee di dio, valori morali e prassi liturgiche diverse, a caratterizzare classi e gruppi sociali in movimento. Lo stesso jihadismo, secondo alcuni l’ultima ideologia disponibile a livello mondiale, è saturo di confessionalismo ideologizzato.
La laicità resta, perciò, la sola guida per orientarsi fra le differenti religioni e le loro rappresentazioni, ma anche fra le diversità che oppongono fra loro quelli che fedelmente le credono e le praticano.

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