Home 36° incontro nazionale CdB Due riflessioni di E.Fasciano e G.Feltrini

Due riflessioni di E.Fasciano e G.Feltrini

Ettore Fasciano

Troppo facile, adesso che Papa Bergoglio sta ventilando una ulteriore apertura ai laici e addirittura al mondo femminile, pensare a quanto giusto ed opportuno fosse quello che già dal loro sorgere le C.d.B. manifestavano come indirizzo verso il quale la Chiesa doveva incamminarsi.

Ero tra i molti partecipanti al 36° Convegno Nazionale delle C.d.B. a fine di aprile a Verona; posso dire che quanto emerso nelle relazioni, nei dibattiti e nei gruppi di studio ha dimostrato che, quando ci si pone in ascolto dello Spirito, che si esprime in tutti e tutte, con vero atteggiamento di condivisione, allora da parte di tutte le persone di buona volontà e di coloro che si vogliono seguaci di Gesù Cristo emerge una visione positiva e costruttiva per il futuro.

Certo, le diverse posizioni si sono mostrate anche molto differenziate e critiche; ma questo è il sale che rende viva la partecipazione al cammino di fede che tutti dovrebbero perseguire con tenacia e sincera onestà. Anzi, semmai, ci si dovrebbe lamentare e rammaricare quando, nei gruppi o nelle Comunità, troppo spesso si cerchi di concordare posizioni di allineamento a scelte o atteggiamenti, ora del presbitero, ora del leader, ora della maggioranza… Troppo spesso abbiamo sentito concordare con il pensiero dominante, persone che in verità si pensavano in posizioni critiche.

In sintesi, possiamo dire che si deve, come Gesù ci insegna, usare la critica coniugata con l’amore.

Nel convegno ho trovato confronto su molti aspetti della vita ecclesiale, con soluzioni e cammini da intraprendere; molti stimoli a tradurre l’impegno nell’inventare nuovi e più efficaci presenze e positive provocazioni da parte di singoli o gruppi di partecipanti alle CdB anche nei confronti delle strutture ecclesiali, in particolare delle parrocchie.

Credo che un segno dei tempi di questa epoca sia quella della “crisi” della Istituzione Chiesa; in particolare la formazione di bambini e giovani, che ora sono lasciati allo sbando o, al massimo, seguiti in forme del tutto insignificanti e inadeguate.

Questa crisi deve essere vista, non già come negatività, bensì come momento di creatività e di bisogno di profonda spiritualità. Ci vogliono persone preparate e volonterose perché è il momento di portare ventate di nuova aria nelle stanze chiuse e buie dei vecchi arroccamenti. È bene avvicinare le stanche persone che hanno retto le Comunità Parrocchiali con un atteggiamento di sincera volontà di aiutare a risollevare la Chiesa dall’annichilimento, con iniezioni di vitalità, motivazioni e spirito profetico.

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Gianni Feltrini

Sicuramente ci ha aiutato ritrovarci assieme dopo trentasei anni dal Convegno delle CDB clebrato a Verona nel 1980 e sapere che ancora molti di noi, in questo essere comunità, si sentono rassicurati e trovano stimoli (vino nuovo) per vivere e lottare per una “chiesa” più fedele al messaggio di Gesù.

Per me, già da diverso tempo, a livello intellettivo e viscerale è buio pesto di fronte a incomprensibili situazioni, private e collettive, che la vita ci mette davanti; diciamo che la mia “poca fede” mi spinge a fare riferimento in Gv prima lettera 4,12 : “Dio nessuno l’ha mai visto.Se ci amiamo gli uni gli altri, egli dimora in noi e il suo amore in noi è perfetto”.

Quindi, per me, oggi può dirsi credente chi incontrando l’altro sa mettersi in ascolto per comprendere la sua situazione, condividendo con lui le difficoltà,le angosce,le paure, ma anche le cose belle, e insieme a lui tentare di costruire percorsi per far emergere sempre la dignità della persona.

Nel 36° Convegno abbiamo riconfermato la necessità di essere sale che da sapore al nostro vivere quotidiano e lievito per far emergere nelle persone, nelle società e nelle nazioni di oggi la compassione, che è un’energia che abbiamo tutti, come segno di una “spiritualità adulta” che dobbiamo coltivare e sviluppare con cuore grande in quanto “conoscere Dio” equivale a operare per la giustizia, è sapersi indignare difronte alla violenza con la quale oggi trattiamo i più deboli, i diversi, gli oppressi, è lasciarsi stupire e meravigliare di tutte le cose belle che assieme facciamo e possiamo ancora fare.

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