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Crisi d’identità ed abbandono della comunità sociale di C.Cifatte

Catti Cifatte
(Comunità di base di Oregina – Genova)

In questi giorni, come già in passato, rimango sconcertata di fronte ad una sequela giornaliera di uccisioni di donne, mogli, compagne, fidanzate, ex fidanzate, ex mogli, amanti e ritengo che questa pagina che mi si offre per riflessioni condivise, ancora una volta debba essere dedicata a riflettere su questa tristissima realtà, cercando di dare una lettura responsabile di questa situazione e possibilmente intravvedere qualche spunto per azione concreta da intraprendere.

Perché tanti uomini commettono femminicidi? Perché sono deviati nella loro concezione dell’amore vedendo solo la loro esigenza personale di possesso: possedere in via esclusiva la donna ed anche i figli/e, alla stregua della proprietà degli oggetti e dei beni immobiliari, come componenti essenziali del loro stesso esistere!Ma non c’è solo la mentalità patriarcale quale causa della condizione psico-sociale del genere maschile: c’è anche un’indifferenza sempre maggiore alla vita collettiva, alla condivisione comunitaria. Per me se non coincidono quanto meno si sovrappongono sia la crisi d’identità maschile sia la perdita di valore della comunità sociale: di questa contingente situazione sempre più spesso ne fanno le spese i soggetti più deboli, cioè le donne e i bambini e le bambine.

Ora mi sembra importante considerare la vita di comunità come componente essenziale delle relazioni, anche delle relazioni sessuali; una comunità conduce verso gli altri e le altre con un ottica diversa. Se la società, impregnata di patriarcato ci rende sempre di più “separati” e singoli, quali sono i veri nemici?
Pensiamo ai social network usati esclusivamente per proprio tornaconto, al lavoro competitivo, al lavoro individuale in isolamento dai gruppi, al minor uso dei mezzi pubblici per più uso dei mezzi personali, più case per single (monolocali, bilocali vanno a ruba) meno capacità di convivenza, meno spazi all’aperto, meno vita di strada e invece sempre più spazi rinchiusi, meno consapevolezza della valorizzazione dei beni collettivi, più egoismo, la “casalinghitudine” piuttosto che la vita di padri separati, lo sport come affermazione individualistica, piuttosto che come gioco di squadra, il tabù dei nudi superato solo dallo sfrontato uso del pornografico, anche e soprattutto attraverso i nuovi strumenti informatici … e via discorrendo: una società tutta improntata all’economia del profitto che genera necessariamente sopraffazione dell’uno sull’altra/o, concorrenza, competitività e violenza.

Rifletto poi, che purtroppo anche tante donne sono inserite in questa spirale malefica che conduce alla violenza e, inconsapevolmente concorrono al consolidamento di una società fondata sulla dominanza; il nostro impegno nelle comunità e nei contesti sociopolitici nei quali ci troviamo, in stretto collegamento con le tante espressioni del movimento delle donne, è dunque quello di accrescere prima di tutto la consapevolezza, la conoscenza dei fenomeni, la lettura critica della condizione delle donna nella società e nelle comunità ecclesiali e non, e soprattutto mirare alla nuova formazione dei bambini e delle bambine alla considerazione dei valori delle differenze sessuali, come di tutte le differenze umane e all’accettazione attiva della propria individualità in ragione della interdipendenza relazionale.

Abbiamo anche assistito in questi giorni ai festeggiamenti per il 70° della Repubblica con esplicito e ripetuto riferimento al primo voto delle donne in Italia: giusto, però non possiamo non constatare che oggi c’è anche un elettorato femminile largamente assente ed indifferente! Ci sono donne che non recepiscono l’esigenza di partecipazione democratica, e ciò va molto bene per un potere di stampo patriarcale e maschilista, di uomini che dominano la scena pubblica! Dunque, oggettivamente la questione riguarda tutti e tutte e l’impegno per un cambiamento di mentalità e di condizioni tra i sessi ci coinvolge con responsabilità, necessità ed urgenza. Il primo passo rendere noi donne, per tutte le donne, la possibilità di esercizio di tutte le libertà e autonomie in campo economico, sociale, culturale e religioso!

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