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Concilio panortodosso di A.Tornielli

1) “Cinque mesi fa i primati erano d’accordo sull’incontro di Creta”
di Andrea Tornielli , 16.06.2016
https://www.catt.ch/

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli è arrivato a Creta, dove il 19 giugno si aprirà quello che doveva essere il primo concilio panortodosso dopo oltre un millennio, ma che dopo le defezioni delle Chiese di Antiochia, Bulgaria, Georgia e infine Russia è destinato a trasformarsi nella prima tappa di un processo più lungo e difficile.

«Il santo grande concilio – ha detto Bartolomeo al suo arrivo a Creta – è la nostra sacra missione». Il successore dell’apostolo Andrea ha osservato che la gioia per questo evento è offuscata dalla decisione di alcune Chiese di non partecipare: «La responsabilità per la loro decisione ricade su quelle stesse Chiese e sui loro primati – ha aggiunto Bartolomeo – dato che, appena cinque mesi fa, alla Sinassi dei primati ortodossi a Ginevra, abbiamo preso una decisione e abbiamo apposto le nostre firme su di essa: dovevamo venire a Creta in giugno per realizzare questa visione perseguita nel corso di molti anni: tutte le nostre Chiese desiderano, dichiarano e proclamano l’unità della nostra Chiesa ortodossa. E vogliono esaminare i problemi che riguardano il mondo ortodosso per risolverli insieme».

Il Patriarca di Costantinopoli ha anche detto che non è troppo tardi per le Chiese rinunciatarie, di riconsiderare la loro decisione: «Anche se all’ultimo momento, per onorare la loro firma, verranno a Creta, saranno accolte con gioia». L’ultima notizia in merito è stata ufficializzata il 15 giugno: il Patriarca serbo Irinej ha annunciato la decisione finale di partecipare al concilio. In un comunicato, il primate della Chiesa ortodossa di Serbia ha affermato che il punto di vista delle Chiese assenti dovrà essere preso in considerazione, altrimenti la delegazione serba abbandonerà l’assise. E ha anche aggiunto di sperare che le Chiese presenti al concilio prendano decisioni che non risultino troppo controverse per le Chiese assenti, ma che possano essere da loro condivise.

La Chiesa serba ha anche affermato che il concilio «non può essere ostaggio di regole stabilite e accettate in anticipo». Parole che riecheggiano le posizioni espresse in precedenza dalla stessa Chiesa nel momento in cui aveva messo in forse la sua partecipazione chiedendo un dibattito più aperto. Con queste premesse, quello che si apre a Creta il 19 giugno è soltanto il primo capitolo di un processo più lungo. Nel progetto iniziale, perseguito da Bartolomeo, il segno dell’unità manifestata di fronte al mondo per la prima volta dopo più di mille anni, avrebbe rappresentato il risultato più significativo, a prescindere dalle deliberazioni conciliari.

L’assenza di quattro delle quattordici Chiese della comunione ortodossa – e tra queste la Chiesa russa, che da sola ha giurisdizione su più della metà dei cristiani ortodossi – di fatto cambierà la natura dell’assise, riportando in primo piano i problemi esistenti nel mondo ortodosso più che la testimonianza dell’unità. Ma potrebbe proprio per questo favorire un approccio più diretto e approfondito agli stessi problemi, cambiando la scaletta dei lavori prestabilita e i testi già preparati. La storia dei concili dimostra che queste dinamiche non sono affatto nuove né rappresentano delle eccezioni: basti pensare a ciò che è accaduto con il concilio ecumenico Vaticano II.

2) Si apre a Creta il Concilio panortodosso
I lavori cominceranno il 19 giugno dopo la celebrazione della Pentecoste. Presente anche il segretario generale del Cec Olav Tveit.
Redazione, 17 giugno 2016
http://riforma.it/it/

Nonostante gli affanni, le rinunce, le smentite e i ripensamenti dell’ultimo minuto, si apre domenica 19 giugno a Creta il tanto atteso Concilio panortodosso. La defezione della Chiesa ortodossa russa, annunciata lo scorso 13 giugno, segna senza dubbio uno squilibrio sul “peso” dei partecipanti e delle decisioni che verranno prese – da sola la Chiesa russa ha giurisdizione su più della metà dei cristiani ortodossi – e si somma all’assenza di tre delle quattordici Chiese della comunione ortodossa, bulgara, georgiana e di Antiochia, riportando di fatto in primo piano i problemi esistenti nel mondo ortodosso più che un’auspicata testimonianza di unità.

Ci ha ripensato invece il Patriarca Irinej di Serbia, che dopo aver annunciato in un primo momento di non voler partecipare al Sinodo, ha deciso invece per il sì: un cambio in corsa che ha spinto il Patriarca Bartolomeo a sollecitare i tre patriarchi assenti a riconsiderare la posizione, «anche all’ultimo momento, per onorare la loro firma e venire a Creta».

Al suo arrivo sull’isola, l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos ha dichiarato: «Faremo ogni sforzo per considerare e affrontare i problemi del mondo, delle nostre parrocchie e della nostra Chiesa ed essere così all’altezza della situazione, come ci richiedono i nostri tempi e il popolo cristiano». A dare il benvenuto ai primati ortodossi, era presente anche il ministro greco degli Affari Esteri Nikos Kotzias, che ha assicurato l’appoggio dello Stato a una collaborazione tra le Chiese ortodosse, e tra tutta la comunità cristiana e il mondo laico.

Presenti al Concilio come osservatori e rappresentanti della comunione evangelica anche il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), il pastore Olav Fykse Tveit, e il responsabile della commissione Fede e Costituzione del Cec, il pastore Odair Mateus Pedroso, che parteciperanno alla celebrazione della Pentecoste, prevista nella mattina di domenica 19 prima dell’apertura dei lavori.


3) Ecco perché la Chiesa russa non va al concilio di Creta

Intervista con lo storico Andrea Riccardi sulla mancata partecipazione della più importante comunità ortodossa: «Mosca rimane attaccata alla sua dimensione imperiale e non asseconda la missione universale voluta da Bartolomeo».
di Andrea Tornielli, 14.06.2016
https://www.catt.ch/

«La Chiesa ortodossa russa rimane attaccata alla sua dimensione imperiale e non asseconda quella missione universale sognata da Bartolomeo». Il professor Andrea Riccardi, storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, coltiva da decenni buoni rapporti con il mondo ortodosso. In questa intervista con Vatican Insider Riccardi commenta la decisione comunicata la sera del 13 giugno dal santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa , che ha chiesto un rinvio del concilio panortodosso in programma a Creta a partire dal 19 giugno. E in caso contrario ha fatto sapere che non parteciperà all’assise, allineandosi con le posizioni già espresse dalle Chiese ortodosse di Antiochia, Bulgaria e Georgia.

Professore, che cosa rappresenta la decisione russa?
«Al momento, di fatto rappresenta il fallimento del progetto di un concilio panortodosso. È una decisione che esprime e fotografa la frammentazione degli ortodossi ristretti nei loro confini nazionali. Al contrario il grande sogno del patriarca ecumenico di Costantinopoli è sempre stato quello di portare l’ortodossia fuori dal tradizionalismo e dal nazionalismo, per dire e annunciare qualcosa al mondo. Sarebbe bastato che il concilio panortodosso si fosse celebrato, a prescindere dagli esiti, per rappresentare comunque un segno importante, per tutti i cristiani e per il mondo intero».

Che cosa sta facendo fallire questo progetto?
«Personalmente non credo che il fallimento sia interamente dovuto a una manovra dei russi. Credo piuttosto che alla fine la Chiesa di Mosca non si sia spesa per far andare a buon fine il progetto del concilio panortodosso. Mi spiego: una cosa è ipotizzare che le divisioni, i nuovi dubbi, le recriminazioni che hanno portato alcune Chiese ortodosse a chiedere il rinvio siano stati in qualche modo “provocati” dai russi. E questo non lo penso. Anche perché se avessero voluto davvero far fallire il concilio, ne avrebbero avuto la possibilità nella fase preparatoria. Un’altra cosa è invece constatare come, di fronte alle prime difficoltà e defezioni, la Chiesa ortodossa russa non abbia fatto nulla per impedirle o per risolverle. E questo è ciò che penso sia accaduto, anche a motivo di divisioni presenti nella stessa ortodossia russa».

In altre parole lei dice: non hanno agito per farlo fallire, ma non hanno fatto nulla per farlo riuscire…
«Esatto. Mosca ha scelto di lasciar correre, e così dimostra di non avere un grande interesse per il concilio. Dimostra di non sentire il bisogno di quella dimensione universale che Bartolomeo persegue, pur nella debolezza del patriarcato di Costantinopoli, una debolezza che rappresenta la sua forza. Bartolomeo vuole rilanciare la missione dell’ortodossia nel mondo, confrontandosi con i problemi del mondo e mostrando il volto di una Chiesa unita. I russi continuano invece a guardare ai confini “imperiali”, ai confini del loro grande Paese. Mentre le altre Chiese che all’ultimo momento hanno ritirato la loro partecipazione rischiano di diventare delle minoranze nazionaliste e tradizionaliste in Paesi in crisi demografica dove avanzano invece gruppi cristiani protestanti. Siamo di fronte a una grave crisi dell’ortodossia».

Che cosa accadrà ora?
«Bisogna attendere, valutare i prossimi passi e cosa verrà detto a partire dal 19 giugno, quando le dieci Chiese che hanno continuato ad aderire al progetto comune si riuniranno a Creta. Le domande sono tante. Che attrattiva può esercitare oggi la Chiesa ortodossa nel mondo moderno? Le Chiese ortodosse con una forte connotazione nazionale potranno continuare a sopravvivere come se la storia non esistesse?».

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