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Cristiani fra secolarizzazione e strumentalizzazione della religione di M.Vigli

Marcello Vigli
(Cdb San Paolo – Roma)

l complesso intreccio di eventi locali e dinamiche planetarie, che ogni giorno coinvolge, ovviamente in maniera diversa, chi non si lascia assorbire totalmente nel suo particulare quotidiano, lascia emergere momenti di vita religiosa ed ecclesiale fra cui non è facile cogliere quelli più significativi per orientarsi nella comprensione e nelle scelte.

A Creta dal 19 al 26 giugno si è svolto quello che doveva essere il primo concilio panortodosso dopo oltre un millennio, ma che ha mancato il suo obiettivo per la defezione delle Chiese di Antiochia, Bulgaria, Georgia e Russia. Nonostante queste assenze Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, alla chiusura dei lavori lo ha legittimamente definito “Un grande evento nella vita della Chiesa ortodossa”. Cominciato una settimana prima, carico di incertezze e interrogativi a motivo di quelle assenze, è giunto a conclusione con il riconoscimento unanime della sua importanza e con la decisione di farne un appuntamento regolare (ogni 7-10 anni) per poter affrontare le questioni che creano divisioni tra le Chiese. Ha elaborato, oltre ad un’Enciclica di carattere più teologico, anche un Messaggio ai fedeli ortodossi e a ogni uomo di buona volontà che, in 12 punti, espone i temi essenziali affrontati nel dibattito conciliare, uno dei quali riguarda in modo specifico le relazioni con le altre tradizioni cristiane.

Anche papa Francesco, che a Cuba, non va dimenticato, aveva incontrato Kirill capo del patriarcato ortodosso russo, ha riconosciuto il contributo che ne è derivato al dialogo ecumenico.

Analogo apporto è venuto dall’annuale Sinodo della comunità valdese italiana, svoltosi nell’ultima settimana di agosto a Torre Pellice. Ha assunto, infatti, particolare valore perché inserito nel contesto creato da due incontri significativi: il 22 giugno 2015 Papa Francesco, primo pontefice, si è recato in visita nel Tempio valdese di Torino e, ugualmente per la prima volta nella storia, il 5 marzo 2016 Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano una delegazione ufficiale della Tavola Valdese e del Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste. A Torre Pellice si è fatto il punto sui rapporti con la Chiesa cattolica dopo questi eventi che hanno rafforzato la fiducia reciproca, come ha riconosciuto il pastore Eugenio Bernardini moderatore della Tavola valdese ricordando che nell’ultimo periodo sono aumentate le convergenze con la Conferenza episcopale italiana e, localmente, le iniziative comuni fra Comunità evangeliche e parrocchie. Non si può ignorare, però, come lui stesso riconosce, che: Le diverse visioni teologiche tra protestanti e cattolici non si risolveranno in tempi brevi, ma viviamo un tempo in cui è più forte e urgente la nostra responsabilità di presentare la fede e l’impegno evangelico in modo rinnovato.

L’uno e l’altro episodio costituiscono un buon viatico per il viaggio del papa che, il prossimo 31 ottobre, andrà a Lund in Svezia per prendere parte ad una cerimonia congiunta fra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, per commemorare il 500.mo anniversario della Riforma, nello spirito del documento del 2013, “Dal conflitto alla comunione”, il primo tentativo delle comunità luterane e cattoliche di ripensare insieme, a livello internazionale, la storia della Riforma. Il 2017, sarà infatti il 50.mo anniversario del dialogo luterano-cattolico, dal quale è emersa, fra gli altri frutti ecumenici, la “Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione”, del 1999, con la quale si chiudevano dispute antiche di secoli, con cui si era data una valenza teologica alla scissione nel XVI secolo.

Questi, insieme a tanti altri, sono certo segni di volontà di dialogo e di ricerca di unità, che possono essere assunti come manifestazioni di disponibilità delle chiese cristiane a superare vecchie, e oggi incomprensibili, divisioni. Pur in loro presenza resta, però, l’interrogativo sulla loro possibilità di far fronte, in tempi adeguati, alla sempre più urgente domanda di senso ormai diffusa nel mondo dai due processi, secolarizzazione e strumentalizzazione, che le stanno investendo insieme alle altre religioni e comunità, intercettando il primo e bloccando il secondo.

La sempre più rapida accelerazione dell’una, e la diffusione sempre più spregiudicata dell’altra, compromettono seriamente la possibilità che i cristiani possano essere protagonisti assolvendo alla funzione di essere portatori di fraternità e di pace, a cui li chiama il Vangelo.

Ne è un esempio la indisponibilità, dei Paesi in cui sono maggioranza ad accogliere la domanda di redistribuzione del benessere accumulato, spesso a danno degli altri, di chi emigra dalla sua terra, costretto dalla fame e dalla miseria, dalla guerra e dall’oppressione.

Nelle loro chiese, infatti, dispute teologiche e controversie esegetiche, primazie gerarchiche e conflitti di competenza non cessano di essere alternative di comodo ad una prassi impegnata a costruire una società, e relative strutture istituzionali, finalizzata a consentire una convivenza in cui la ricerca del proprio “particulare” non solo sia compatibile con quella degli altri, ma sia anche coniugata con l’impegno a garantire a tutte/i vivibilità e rispetto.

In essa solidarietà e fratellanza non siano di moda solo e per il tempo in cui madre terra, sussultando, ricorda ai suoi figli maggiori la loro fragile precarietà!

Un tale impegno non è opzionale per chi dice di credere che Dio sia Padre e che pane vino possano tradursi nella carne e nel sangue del suo Figlio!

Roma, 11 settembre 2016

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