Home Comunità Cristiane di Base Il movimento femminista: un movimento nonviolento di P.Rella

Il movimento femminista: un movimento nonviolento di P.Rella

  • di Piera Rella della CdB San Paolo (Roma)

Da oltre due secoli le donne si battono per i propri diritti, ma anche per quelli dei gruppi più svantaggiati. Breve storia[1] con 3 date emblematiche: 1791,1848,1946

Del 1791 è la Dichiarazione dei diritti delle donne e della cittadina  di Olympe de Gouge

Nella rivoluzione francese le basi della società sono sovvertite da cima a fondo: viene creato uno spazio politico nuovo nel quale agisce un forte movimento popolare misto. Nella fase della sommossa le donne sono spesso in prima fila anche se poi le azioni rivoluzionarie vengono dirette dagli uomini. Le D. hanno dunque fatto irruzione nello spazio politico aperto dalla rivoluzione ma si sono subito scontrate con la limitazione della non cittadinanza. La Dichiarazione di Olympe de Gouge segue fedelmente il modello della dichiarazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino traducendola al femminile:  nel preambolo si dice che le donne intendono costituirsi in assemblea nazionale e che: “ …i diritti naturali inalienabili delle donne vengono proclamati in nome del sesso superiore in bellezza così come in coraggio nelle sofferenze  della maternità”
essa viene attaccata sui muri di Parigi in un periodo di fermento in cui le donne si riuniscono anche in Club femminili per discutere e portare avanti le loro rivendicazioni. La richiesta è di un’eguale dignità dei sessi: non c’è disprezzo per gli uomini, ma ricerca di solidarietà femminile. Il tutto finisce tragicamente con i club chiusi e la de Gouge ghigliottinata, perché le organizzazioni femminili vengono equiparate a corpi separati, alle vecchie corporazioni di mestiere pre-rivoluzionarie.

1848  la Dichiarazione dei sentimenti.

Se la Francia è il paese in cui con la rivoluzione le D riescono ad acquisire la cittadinanza almeno nella sfera domestica (e cercano di rivendicarla nella sfera pubblica anche partecipando alle tribune delle assemblee politiche), negli Usa esse trovano spazio soprattutto in ambito religioso e individuale.

Nella chiesa metodista possono esprimersi nelle riunioni ed arrivano persino a formare nuove sette.

La conquista dell’indipendenza dall’Impero inglese richiede anche alle donne un impegno: boicottaggio delle merci inglesi, in particolare tè e tessuti che comporta la sforzo femminile di sostituirli. E’ comunque dal 1830 al 1850 che si può parlare di femminismo negli Usa, legato ai movimenti antischiavisti. Nel 1848 esce la Dichiarazione dei sentimenti ( sul modello della dichiarazione d’indipendenza). Quando fu abolita la schiavitù, il voto fu concesso solo agli schiavi maschi. Si creò dunque una difficoltà a portare avanti le due battaglie: a favore delle donne e dei neri. La difficoltà fu particolarmente forte per le donne nere. Le statunitensi ottennero il voto solo nel 1920 dopo la I guerra mondiale e dopo il movimento delle suffragiste inglesi. Secondo studi recenti, a cui accenna Rossi Doria, l’idea del Welfare State l’idea che i cittadini/e non hanno solo di ritti civili e politici, ma anche sociali (salute, sostegno contro la disoccupazione e la povertà) nasce nel primo Novecento a livello internazionale da gruppi di donne 8anche italiane oltre che inglesi e nord-americane

1946 Il voto delle donne in Italia

Alla fine degli anni ‘90 del XIX secolo si sviluppa un movimento femminista in Italia con un forte radicamento nel sociale e una variegata presenza di associazioni che tentano di federarsi: tra cui società di mutuo soccorso cristiane. Si crearono anche concretamente servizi aperti anche agli uomini. Il movimento italiano era legato a movimenti stranieri, specie tedeschi e inglesi, disponeva di una rete cosmopolita.  Esso aveva l’ambizione, a partire dalla condizione concreta della donna di ripensare una riforma generale. Metteva sullo stesso piano la richiesta di voto alle donne con la richiesta di eliminazione della mendicità

Messo a tacere dal fascismo, riprende vigore con la Resistenza a cui le donne parteciparono soprattutto sul piano civile, oltre che militare, ottenendo il voto nel 1946. Il movimento emancipazionista che si forma nel secondo dopoguerra, porta avanti assistenza e controllo dal basso della politica e si batte per un pieno accesso ai diritti e ai servizi sociali, al fianco dei partiti e dei sindacati della sinistra: l’Unione Donne Italiane.

Il resto è storia recente, nota.

Anche in Italia il secondo femminismo si afferma nei primi anni ’70, parlando di liberazione delle donne e rivendicando il diritto di non dover passare attraverso il lavoro per il mercato.

Tali posizioni risultavano ideologicamente contrapposte a quelle dell’UDI, ma la storia successiva ha smorzato molte di quelle contrapposizioni. Anzitutto UDI e collettivi femministi hanno condotto molte battaglie insieme, sul divorzio, l’aborto e  per una legge contro la violenza sessuale, leggi per le donne, ma non solo.

Nel nostro secolo troviamo molte donne che partecipano a lotte a favore dell’ambiente come Vandana Shiva. altre che  si battono per la pace come le Donne in nero, le suore americane etc.

Un esempio recente è il movimento  di donne per la pace formato da Israeliane e palestinesi (Women wage Peace) che ha dato vita alla Marcia della speranza del 20-22 ottobre 2016

(https://invictapalestina.wordpress.com/2016/10/22/non-possiamo-contare-sugli-uomini-per-creare-la-pace-dobbiamo-fare-da-sole/)

[1] Anna Rossi Doria Le donne nella modernità, Pazzini 2007 G. Fraise e M Perrot (a cura di), Storia delle donne. L’Ottocento, Laterza, 1991

 

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