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Un governo ombra di V.Gigante

Valerio Gigante
(Adista – Roma)

Renzi, alla fine, il panettone non l’ha mangiato. Si è dimesso, come da mesi aveva prima esplicitamente dichiarato, poi cautamente rinnegato, quindi nuovamente ribadito. Non si è invece ritirato dalla politica, come pure aveva solennemente promesso di fare quando (il 4 dicembre 2014), all’apogeo delle sue fortune azzardò la carta del “governo costituzionale” a cui legare tutte le sue fortune (il video delle dichiarazioni è disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=jYJvR50Jljo).

Si è dimesso, ma la sua ombra sul nuovo governo è piuttosto lunga. E incombente.

L’esecutivo di Gentiloni nasce infatti sotto il patronage dell’ex premier. Lui avrebbe indicato il nome di Gentiloni al capo dello Stato (preferendolo sia a Grasso che al suo insidioso compagno di partito Franceschini), con il risultato che il n. 2 del precedente governo (ossia il ministro degli Esteri) è diventato ora il n. 1. E il n. 3 (Alfano, ministro degli Interni) è stato promosso in seconda posizione, ossia alla Farnesina. Renzi sarà presente in Consiglio dei Ministri con il suo Luca Lotti ministro dello Sport, in modo da sapere con precisione cosa si fa o si dice in quel consesso.

Certo, va rilevato che quello che ha appena ricevuto la fiducia è un governo Renzi senza Renzi. E non solo per le presenze appena citate. Ma anche per la impressionante serie di riconferme di ministri sulle loro poltrone. Essendo quello di Renzi un governo che si era specificamente caratterizzato per la sua vocazione a “fare finalmente le riforme”, bon ton istituzionale avrebbe voluto che una volta che quelle riforme sono state (sonoramente) bocciate dai cittadini elettori, si procedesse alla formazione di un esecutivo un po’ meno caratterizzato per la propria esposizione sul fronte del “sì”.

In questo senso la presenza di Maria Elena Boschi desta più di qualche perplessità. Un ministro per le Riforme che non riesce a portare a casa le riforme dovrebbe trarne le dovute conseguenze. Peraltro (anche qui c’è un filmato che lo testimonia: https://video.repubblica.it/dossier/governo-gentiloni/quando-boschi-disse-a-annunziata–se-vince-il-no-al-referendum-lascio-la-politica-/262414/262771) lei stessa lo aveva assicurato, a testimonianza della sua dedizione alla causa, che il suo destino politico era legato a doppio filo alla legge costituzionale che portava il suo nome.

Non è andata così, ad ulteriore dimostrazione che ormai le parole non hanno in politica, quasi alcun peso. Si dicono perché si ritiene opportuno dirle, affinché suscitino impressione nell’opinione pubblica ed abbiano una eco sui giornali e sulle televisioni; ma poi alle parole quasi mai fanno seguito azioni politiche conseguenti. E questo riguarda ormai un po’ tutti, in tutti gli schieramenti politici. Ed è un ulteriore segno di degrado della nostra vita politica.

Da sottolineare anche il fatto che il nuovo governo non avrà l’appoggio di Ala, la formazione che riunisce i verdiniani, che erano stati in molte occasioni determinanti, al Senato, per garantire i numeri necessari a far passare i provvedimenti del governo Renzi. Qualcuno ha ipotizzato che dietro la mancata assegnazione di ministeri al gruppo di Ala vi sia lo stesso ex premier,  e che lo stesso Verdini abbia alla fine avallato l’operazione. Con una maggioranza risicata, infatti, la fine del governo Gentiloni può essere decretata in ogni momento.

Più difficile compiere la stessa operazione se la maggioranza parlamentare avesse numeri più solidi. Paga la sconfitta alle urne la ministra dell’Istruzione Giannini. La Buona Scuola, per stessa ammissione di Renzi, è tra le riforme fatte dal governo assieme al Jobs Act più controverse e contestate. L’auspicio è che almeno in questo settore l’azione del prossimo esecutivo sia più prudente. E più rispettosa del contratto nazionale e della libertà di insegnamento.

Infine, va forse segnalato che tra i ministri vi sono tutti i principali leader delle componenti interne al Pd. Un modo per controllarsi a vicenda. Anche perché, a gennaio Renzi partirà con il camper in giro per l’Italia a riconquistare voti e il consenso di chi (specie i giovani) gli ha repentinamente voltato le spalle. Comincerà probabilmente allora la fase precongressuale del Pd, con annesse polemiche. E forse comincerà a gennaio anche la lunga campagna elettorale che ci attende in vista delle prossime elezioni politiche. In ogni caso, un governo, per quanto viva all’ombra di  qualcuno, tende sempre ad affrancarsi e a vivere di vita propria. E non è detto che nei prossimi mesi i rapporti tra Renzi e Gentiloni non si raffreddino come già avvenne tra Renzi e Letta.

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