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Il segreto degli ambientalisti di L.C.Rajola e A.Bifulco

Lilly Cacace Rajola e Aldo Bifulco
Qualevita n.169/2016 (bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta)

Due ambientalisti “di lungo corso” Lilly Cacace Rajola e Aldo Bifulco discutono di ecofelicità, una qualità comune a tutti quelli che si impegnano attivamente nella cura dell’ambiente, un particolare stato d’animo che riesce a convivere anche con la tristezza o con l’indignazione suscitate dai gravi problemi ecologici con cui si confrontano quotidianamente (*).

Lilly:  Cominciamo subito con una domanda da cento milioni: che cos’è la felicità per un ambientalista?

Aldo: Eh, non è facile… definire la “felicità”  è già un compito arduo, ma diventa ancor più complesso se la vogliamo associare all’ambientalismo. In questi anni c’è un grande riferimento alla “felicità”, filosofi, politologi e perfino economisti ne parlano.  Ci si è accorti che non basta fare riferimento al PIL per misurare il benessere delle nazioni e c’è una ricerca per trovare nuovi indicatori più sensati. Forse bisognerebbe anche fare chiarezza sul termine felicità, per me non si identifica né con il piacere né con la semplice gioia, è qualcosa di più.

Lilly: Sì, hai ragione. Matteo Garuti, che ha vinto l’anno scorso il premio Laura Conti con una tesi su felicità e ambiente, sostiene che ci sono diversi tipi di felicità, ma che il più elevato è quello che chiama “felicità-bene comune”.

Aldo: Proprio così: per me la “felicità” non può disgiungersi dalla giustizia, anche perché non si può essere felice in solitudine. Forse non è un caso che a Scampia sia nato un laboratorio politico che ha voluto denominarsi “Scampia Felice”.

Lilly: E in relazione all’ambiente?

Aldo: Sarei tentato di scansare la specificità ambientalista e affermare che la felicità è un diritto-dovere comune  e collettivo, che vale per ogni persona ed in ogni situazione. Ma forse l’ambientalismo, se ben inteso, come “cura della casa comune” può rappresentare un valore aggiunto,  un dato imprescindibile. Certo non è facile essere felici in un ambiente insostenibile, e in ogni caso la felicità ha senso se è condivisa e se si proietta anche sulle generazioni future.

Lilly: Questo senso di condivisione mi sembra un fatto importante: forse è proprio questo un nodo della questione.

Aldo: Per spiegarmi meglio ti riporto la definizione di “pace” presente nella “Carta della Terra”, che in qualche modo corrisponde alla mia visione della felicità: «la pienezza che deriva dalla relazione corretta con se stesso, con gli altri, con le altre culture, con le altre vite, con la terra e con il “tutto” di cui siamo parte».

Lilly: Quindi la felicità è l’essere in relazione… ne riparleremo. Adesso vorrei sapere se nella tua lunga esperienza ambientalista ti sei imbattuto in situazioni e/o persone che potresti definire “ecofelici”?

Aldo: Come no, sono moltissime. Comincio con le esperienze che mi hanno coinvolto personalmente: Il Giardino del Liceo, che mi ha permesso di sperimentare un modo di insegnare coniugando teoria e prassi, di trasformare un territorio brullo e arido in un’oasi, al servizio del territorio, un’esperienza che si è trasmessa di generazione in generazione, e ancora oggi continua, con altri docenti, ex studenti e studenti creando una sensibilità naturalistica ed ambientalista spendibile anche in ambito sociale; il Giardino di Montale, un giardino costruito in dieci anni in un circolo didattico di Scampia, con maestre disponibili a una pratica educativa coinvolgente e non sedentaria, e che mi ha permesso di sperimentare quanto sia bello relazionarsi ai ragazzi  più piccoli, che sanno trasferirti entusiasmo, genuinità ed affetto, esperienza ancora in atto; il Carnevale del Gridas, da trentatré anni le strade di Scampia si riempiono di gente  del quartiere, del centro, di altre parti d’Italia, di musica, di carri costruiti riciclando materiali vari, tutto ciò per consentire alla gente  di riprendersi la parola e denunciare i problemi sociali, la sofferenza dei poveri,  la perfidia del potere… infine, last but not least, il progetto “Napoli in un orto”.

Questo progetto, nato dalla collaborazione tra il Circolo “la Gru” ed il Centro diurno di salute mentale “la Gatta blu”. Un progetto che coniuga ambiente e salute, che recupera  la cultura e la cucina popolare,  che fa  della stagionalità e della dieta mediterranea i suoi cardini.  La creazione di orticelli biologici, di semenzai , di un laboratorio di cucina, un laboratorio di ceramica e di falegnameria ha permesso, la realizzazione di murales, ha permesso la trasformazione di un pezzo dell’area del centro diurno, in un luogo bello ed accogliente, per favorire momenti di lavoro comune, ma anche per fermarsi e dialogare in semplicità.  Un momento significativo di tutto il progetto è stato il pranzo mensile di condivisione tra i pazienti, gli operatori e cittadini di Scampia, realizzando ricette con l’ortaggio del mese; il giardino e il corridoio delle farfalle e il progetto di un “giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” sono le ultime esperienze appena messe in cantiere.

Lilly: Mi hanno detto che questo progetto ha avuto effetti inattesi sulla psiche dei partecipanti…

Aldo: Nei nostri progetti non abbiamo nessuna velleità terapeutica, ma sappiamo anche che lo stare insieme, lavorando gomito a gomito, il rapporto diretto con la terra, il desiderio di voler migliorare il contesto, di fatto contribuiscono al benessere generale e particolare. Lo abbiamo potuto sperimentare con gli studenti,  i ragazzi, le maestre, le persone del territorio. Nel caso particolare dell’orto presso la “Gatta blu”, la D.ssa  Carla Mangione, psichiatra del Centro di salute mentale, nella sua relazione affermava che il domandarsi se si trattasse di “ortoterapia” non aveva importanza… «sicuramente, però esperire relazioni significative in un contesto naturale ha la sua importanza. Il desiderio di creare un ambiente scevro da tensioni, orientato alla “felicità” non può non dare i suoi frutti. Inoltre credo che ci siano anche altri elementi da sottolineare come la “naturale democrazia” che si sperimenta in questo tipo di attività … Nell’orto non si può negare lo scorrere del tempo, l’alternarsi delle stagioni. C’è il tempo della semina e quello del raccolto…e impari anche ad accettare quello che la terra (o la vita) ti dà».

Lilly: E i personaggi “ecofelici”?

Aldo: Ne ho incontrati molti, ma ne cito solo tre. Il primo, Fratel Arturo Paoli, morto qualche anno fa a 102 anni, indicato come “giusto delle nazioni” per aver salvato degli ebrei  durante le retate nazifasciste, saltando poi di paese in paese nelle sue scorribande in America latina, anche per sfuggire alla caccia (presente nell’elenco dei condannati a morte) che gli davano i dittatori locali per il suo impegno a favore dei poveri e delle lotte di liberazione.  Insediatosi, infine,  in Brasile, a Foz do Iguacu, dà vita al Progetto “Madre Terra”, un’azienda  che raccoglie giovani e dà loro una prospettiva di vita.  Bisogna “amorizzare il mondo” soleva dire e tutte le volte che l’ho incontrato mi ha trasmesso sempre una serenità incredibile .Poi c’è Mirella Pignataro, la moglie di Felice, il muralista del Gridas morto alcuni anni fa, rappresenta  “la bussola etica” di Scampia, il suo sorriso e la sua accoglienza, soprattutto dei giovani, crea sempre un’atmosfera di ascolto e dialogo, pur manifestando tenacia e determinazione nei momenti di lotta. Essere “ecofelici” non significa ammantarsi di un irenismo di maniera,di una sorta di neutralità disimpegnata.

Lilly: Certo che no. Anche io, quando penso a persone “ecofelici” mi riferisco a gente battagliera, coraggiosa, non in vendita… ma sempre pronta al sorriso.

Aldo: Continuando il mio elenco di ecofelici, non vorrei dimenticare Enzino, un giovane (mica tanto) molto semplice, con poca cultura che ogni mattina mi telefona per chiedermi: «Oggi dove andiamo a zappare? Quale aiuola andiamo a curare? Nel “giardino delle farfalle” ci starei tutto il giorno».

Lilly: “La bellezza salverà il mondo”: sarà vero? Come cambia la percezione della bellezza nel corso di un’esperienza di questo tipo? In altre parole, l’ossessione per l’aspetto fisico che arricchisce i chirurghi estetici, viene rimpiazzata da un’attenzione all’autentica bellezza del mondo, dalla capacità di emozionarsi per la bellezza di un fiore o di un tramonto?

Aldo: Questa frase, tratta dal capolavoro “L’Idiota” di Dostoevskij, è stata una delle linee guida del progetto “Custodi del territorio. Conoscerlo, apprezzarlo, difenderlo” organizzato pochi anni fa a Scampia, con il Circolo “la Gru”.  Scomodare i termini “felicità” e “bellezza” a Scampia, considerando il modo in cui i massmedia parlano di noi,  è sembrato  ai più un’operazione ardita.  Per noi, invece, ha rappresentato una linea strategica per uscire da un tunnel pericoloso, oltre che alimentare la speranza e il senso di responsabilità. Scoprire lembi di bellezza a Scampia è come individuare la bellezza anche tra le rughe di un vecchio (troppo scontata è la bellezza di un volto giovanile!). E’ quello che abbiamo fatto organizzando delle passeggiate con i partecipanti al progetto, tra le strade fermandoci ad ammirare i numerosi alberi che costeggiano le nostre strade. Ci siamo accorti quanto sia vero che “ Scampia è il quartiere più verde  di Napoli”,   abbiamo riscontrata la varietà di alberi presenti sul nostro territorio, abbiamo scoperto i colori di Scampia… qui si riconoscono ancora le stagioni!  Ma la cosa più interessante è che in questi ultimi anni, sono nati altre associazioni (Pollici verdi, Volontari per Napoli, Dream Team, La voce dei luoghi…) e gruppi di cittadini che hanno cominciato a bonificare aiuole pubbliche e le hanno trasformate in piccoli  giardini. Queste esperienze sono state anche realizzate da gruppi scolastici. In uno degli ultimi Carnevale è stato allestito un carro con un grande “girasole”: ogni petalo rappresentava un’aiuola bonificata, un piccolo giardino, un orto avviato…ne abbiamo contate diverse decine. Dimenticavo di segnalare che anche gli orti noi li chiamiamo “orti felici” perché gli ortaggi sono sempre accompagnati da fiori vistosi che rendono lo scenario più bello e variegato.

Lilly: Intanto però la crisi economica degli ultimi anni ha sconvolto le nostre vite, e non è ancora finita… pensi che la crisi sia stata un ostacolo a questo processo di costruzione di ecofelicità, o che abbia offerto l’occasione di un cambiamento in meglio?

Aldo: Certo accentuando i problemi economici, creando nuove sacche di disoccupazione, gettando tante persone nella povertà, non possiamo pensare che abbia alimentato … “felicità, anche se eco…”. Ma la ricchezza in genere, non è stata da meno. Il consumismo sfrenato, l’abusivismo, la ricerca affannosa del superfluo e del divertimento a ogni costo è stata la causa principale dei mali che oggi soffre l’ambiente. La madre Terra è stata devastata dalla cultura del dominio e dello sfruttamento, perdendo di vista il senso estetico, la bellezza dei particolari che la natura ci offre… forse, come dice il buon Einstein, ogni crisi può  creare uno scatto, un salto di qualità, se viene affrontata con determinazione e intelligenza. Per ora è solo una speranza. Un buon passo è stata la Conferenza di Parigi… ma ci vorrà del tempo per vedere se i capi di stato hanno compreso la serietà della situazione e sono pronti davvero ad agire, rispettando le clausole dell’accordo. Mi conforta l’uscita dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” che è un forte richiamo ad un cambiamento di visione del mondo e dello stile di vita.

Lilly: A me la Laudato si è piaciuta moltissimo, pur guardandola da un punto di vista assolutamente laico. Ci ho trovato quella visione sistemica che forse è proprio il segreto della felicità degli ambientalisti. Visto che hai fatto diverse citazioni, ne faccio una io. È della dottoressa Marcella Danon, fondatrice della Scuola italiana di Ecopsicologia: «Quando ritroviamo la nostra connessione con la terra, recuperiamo la sensibilità a quei legami atavici che fanno di noi un riassunto dell’evoluzione della vita, ci ridestiamo dall’illusione di essere soli… perché la Natura stessa insegna che (come dicono i Lakota Sioux), “mitakuye oyasin”, tutto è correlato». Credo che, pur nelle sue mille sfumature, l’ecofelicità sia tutta qui… a proposito, qual è la tua personale ricetta dell’ecofelicità?

Aldo: Come se fosse una ricetta di cucina? Ok, allora:

  • Cambiare stile di vita, dando più importanza alle relazioni e alla cultura. 25%
  • Passare dal “lavoro come produzione” al lavoro come “servizio”.25%
  • Acquisire la “coscienza del limite” e la “coscienza di specie” 20%
  • Impegnarsi nei progetti di solidarietà e volontariato. 15%
  • Vivere il più possibile a contatto con la natura, magari coltivando un orticello. 15%

Per  un anziano come me gli ultimi due parametri avrebbero una maggiore percentuale…ho letto da qualche parte che  “la felicità è invecchiare in giardino”!!!

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Lilly Cacace Rajola: Educatrice ambientale di esperienza più che ventennale, volontaria ambientalista, scrittrice di narrativa per ragazzi, pedagogista. Laureata in filosofia con una tesi su educazione ambientale e pedagogia del gioco, ha poi continuato la ricerca  teorico-pratica e arrivando a indagare la relazione fra cura dell’ambiente e felicità individuale e sociale. Scrive per alcune testate dell’isola d’Ischia e per il mensile La Nuova Ecologia. Gestisce i blog ambientalisti Gli alberi e noi (http://glialberienoi.blogspot.it ) ed  Ecofelicità (http://ecofelicita.blogspot.it/ ). Ha pubblicato: 2005 – Alberi: Storie di amicizia tra persone e piante, Napoli: Albatros Edizioni Equosolidali (Narrativa per ragazzi in versione didattica) 2005 – (con Mariaelena Lazzaro e Angelo Di Mauro)  Fiabe e racconti del Vesuvio, Napoli: RCE  – Parco Nazionale del Vesuvio (Narrativa per ragazzi a tema ambientale) 1998 – Alberi: Storie d’umani e di piante, Napoli (Narrativa per ragazzi, versione originale autoprodotta)

Aldo Bifulco: Docente di Scienze naturali in pensione, volontario del Circolo Legambiente “La Gru” di Scampia; dell’Assoc. culturale “Gridas”; della Comunità di base del Cassano e della Scuola di Pace.  A Scampia si occupa, soprattutto, della creazione di giardini didattici, di orti e di bonifica di aiuole pubbliche e si adopera per la formazione di reti operative. Autore del libro IL Giardino del Liceo.Un ponte tra le generazioni, Ed.Qualevita, che racconta l’esperienza didattica più che trentennale nel Liceo Sc.”F.Brunelleschi” di Afragola; coautore di varie pubblicazioni, tra cui Napoli in un orto, ed.Marotta & Cafiero.

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