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Leggerlo prima di fare spallucce davanti a certi manifesti da Farodiroma

La testimonianza di una religiosa molestata dal boia di Frigento. “Tutto questo è vero o falso? Non si sottragga al processo, padre Manelli”

“Ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione… Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…”. Questa la testimonianza di una delle religiose vittime di padre Stefano Manelli, il boia di Frigento, pubblicata oggi dal sito “La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata”.

Si tratta di una lettera aperta al religioso attualmente sottoposto per decisione di Papa Francesco ad un regime di rigida clausura. “Oggi – scrive la ex suora che ha trovato il coraggio di denunciare padre Manelli – vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta”.

“L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre? Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che il caso è chiuso’, che lei è innocente, che è stato ‘scagionato’ come scrivono i suoi nipotini? Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?”.

L’ex francescana dell’Immacolata elenca una serie di fatti, per poi chiedere a padre Manelli se “tutto questo è vero o falso” invitandolo – come ha già fatto questo giornale on line – a rinunciare alla prescrizione e a non sottrarsi alla giustizia.

“E’ vero – domanda la donna – Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale)  e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi? Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori. La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi… Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, i nemici della vocazione, è vero o falso? Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto. Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?”

“Manelli – rivela la sua ex adepta –  ha sempre mangiato cibi speciali, cucinati con cura, adottato un regime di vita personalizzato, fruito delle migliori cure e dei migliori specialisti medici, ha sempre viaggiato come, quando e dove voleva con una grossa berlina che cambiava ogni due anni e un autista personale. Noi soffrivamo la fame o dovevamo mangiare smisuratamente per sformarci, apparire più brutte; lei nel frattempo faceva quello che voleva…E’ poi iniziata la favola degli extraterrestri, degli asteroidi che dovevano cadere sulla terra, della Terza Guerra Mondiale termonucleare imminente, del grande buio, della grande carestia e ne forniva persino le date! Non ne ha azzeccata una, peggio dei Testimoni di Geova!”.

“Mi dispiace – conclude la vittima di padre Manelli – che tante persone in buona fede continuano ad andarle dietro, pendere dalle sue labbra, considerarla un oracolo e obbedirle più che al Papa… Cosa racconterà a San Pietro quando si ritroverà al Giudizio di Dio? Ha trascinato tante persone dietro le sue follie e si è lasciato trascinare a sua volta da chi era più esaltato di lei. Oggi sta invitando ad uscire dall’Istituto le mie consorelle per sottrarle all’obbedienza delle commissarie, sognare di creare una nuova corte in una chiesa dei sogni, delle fantasie, delle eresie”.

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 Manelli, manifesti, Raymond Leo Burke

Il rischio è quello di ridurre l’episodio dei manifesti anti Papa a una bischerata. Una “pasquinata”, sorride qualcuno. Ma prima di fare spallucce converrebbe informarsi su chi siano le due “vittime” che quel manifesto offensivo e criminale (anche per le leggi italiane) si vorrebbero difendere dalla severità di Papa Francesco. Poca misericordia si è detto. Li vedete in questa foto: padre Manelli, che chiamiamo il “boia di Frigento” per gli abusi efferati che sono emersi a suo carico e che si vorrebbe far passare per un martire della messa in latino (che in effetti voleva imporre come rito esclusivo per i francescani dell’Immacolata (che in maggioranza si sono ribellati), e il cardinale Leo Raymond Burke, quello che vorrebbe correggere il Papa sulle aperture ai divorziati risposati e intanto fomenta una improbabile rivolta nell’Ordine di Malta, del quale è patrono carica che formalmente gli resta, anche se ora c’è un delegato pontificio che ha poteri di indirizzo in campo spirituale. E che aiuterà questa antica e nobile istituzione a recuperare la sua credibilità messa a rischio dall’ingordigia di alcuni.

Per padre Manelli, l’ultraottantenne fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato dalla Santa Sede in seguito a denunce per comportamenti molto gravi, è bene saperlo, Papa Francesco ha ordinato un regime di clausura più stretto. Nei giorni scorsi padre Manelli ha ricevuto un documento, concordato in udienza dai responsabili della Congregazione dei religiosi con il Pontefice, e che ha il suo assenso, in cui: “Si fa obbligo a padre Stefano Manelli di rilasciare una comunicazione nella quale dichiara di accettare e osservare tutte le disposizioni della Santa Sede e di esortare i Frati Francescani dell’Immacolata e le Suore Francescane dell’Immacolata a tenere lo stesso comportamento. Il padre Manelli non potrà fare nessun’altra dichiarazione ai mezzi di informazione nè apparire in pubblico. Non potrà partecipare ad alcuna iniziativa o incontro, nè personalmente nè attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Si fa obbligo a padre Manelli di rimettere entro il limite di 15 giorni dalla consegna del presente decreto il patrimonio economico gestito dalle associazioni civili e ogni altra somma a sua disposizione nella piena disponibilità dei singoli istituti”. – Inoltre, rivela il vaticanista Marco Tosatti sul blog “Stilium Curiae”, “è fatto divieto al padre Manelli e al padre G. Pellettieri (cofondatore, ndr) di avere relazioni con i Frati Francescani dell’Immacolata a eccezione di quelli delle comunità dove abiteranno con il permesso di questo Dicastero. Evitino ogni contatto con le Suore Francescane dell’Immacolata”.

Nel convento di Albenga, in Liguria, dove ora risiede, il decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, firmato dal prefetto Joao Braz de Aviz, gli è stato consegnato a mano direttamente dai commissari dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, il salesiano don Sabino Ardito, per il ramo maschile, e Suor Noris Adriana Calzavara, per il ramo femminile. I beni di cui il Vaticano intima la restituzione entro quindici giorni sono quelli delle associazioni “Missione dell’Immacolata” di Frigento e della “Missione del Cuore Immacolato” di Benevento: azioni e immobili per 30 milioni di euro, secondo il quotidiano Il Mattino. Per questa vicenda, la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Risultano invece prescritte (perchè riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai 6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene.

Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno 2015 e sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico. Lo scorso 7 gennaio uno dei prioncipali accusatori di padre Manelli, il francescano dell’Immacolata Angelo Maria Gaeta, ha subito l’aggressione di uno squilibrato, Renzo Cerro, nella sacrestia di Santa Maria Maggiore, che lo ha ferito gravemente al volto con un coccio di vetro. Ferito è rimasto anche un confratello del religioso, il superiore della comunità, che ha tentato di difenderlo. Resta da chiarire perché Cerro volesse fare del male a padre Gaeta, del quale conosceva solo il nome, tanto che il giorno prima si era recato in sacrestia per identificarlo.

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Manelli

Papa Francesco ha dimesso monsignor Raymond Arguelles, arcivescovo di Lipa nelle Filippine, che si era reso protagonista dell’erezione di un’associazione pubblica di fedeli denominata “Fratelli di San Francesco e dell’Immacolata” attraverso la quale intendeva dare asilo ad alcuni chierici fuggiaschi dei Francescani dell’Immacolata, fedeli a padre Stefano Manelli, il religioso 83enne esautorato da Bergoglio in seguito alle accuse riguardanti numerosi e gravi abusi (confermando una decisione già approvata da Benedetto XVI prima delle dimissioni). Noto per le sue idee tradizionaliste, che condivideva con Manelli, lo stesso monsignor Arguellas aveva chiesto alcuni mesi fa di poter ordinare sacerdoti alcuni di questi frati transfughi nella cattedrale di Foggia. Il presule è stato sostituito con due anni di anticipo da monsignor Gilbert A. Garcera, trasferito dalla sede di Daet.

Alcuni mesi fa lo stesso Pontefice ha anche emanato una nuova normativa che prescrive ai vescovi diocesani di chiedere un nulla osta della Santa Sede prima di autorizzare l’istituzione di nuove comunità religiose nelle loro diocesi. Con un rescritto dettato al Segretario di Stato Pietro Parolin, il Papa ha stabilito infatti che “sia da intendersi come necessaria ad validitatem una consultazione con la Santa Sede, “pena la nullità del decreto di erezione”.

Il rescritto affidato da Papa Francesco al cardinale Parolin va certamente in controtendenza rispetto alle spinte verso una decentralizzazione impresse da Francesco ad esempio attraverso un potenziamento del Sinodo dei vescovi, ma è evidentemente dettato dalla necessità di evitare abusi, come quello che si stava consumando nelle Filippine dove il presule dimissionato aveva promesso di accogliere religiosi legati a padre Manelli nonostante questi sia stato sollevato dalla guida del suo istituto. “Ogni nuovo Istituto di vita consacrata, anche se viene alla luce e si sviluppa all’interno di una Chiesa particolare, è un dono fatto a tutta la Chiesa, vedendo la necessità di evitare che vengano eretti a livello diocesano dei nuovi Istituti senza il sufficiente discernimento che ne accerti l’originalità del carisma, che definisca i tratti specifici che in essi avrà la consacrazione mediante la professione dei consigli evangelici e che ne individui le reali possibilità di sviluppo, ha segnalato l’opportunità di meglio determinare la necessità, stabilita dal Diritto Canonico, di richiedere il suo parere prima di procedere alla erezione di un nuovo Istituto diocesano”.

“Il Santo Padre Francesco – spiegava il cardinale Parolin nel testo – nell’udienza concessa al sottoscritto Segretario di Stato il 4 aprile 2016, ha stabilito che la previa consultazione della Santa Sede sia da intendersi come necessaria ad validitatem per l’erezione di un Istituto diocesano di vita consacrata, pena la nullità del decreto di erezione dell’Istituto stesso”. La nuova norma di Bergoglio è ovviamente di carattere generale, ma certo lo spunto viene da casi particolari. Ad esempio – come abbiamo scritto – dal tentativo di monsignor Raymond Argüelles.

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