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FAMIGLIE – eucarestia del 26 marzo 2017 di CdBSanPaolo

FAMIGLIE – eucarestia del 26 marzo 2017

Comunità Cristiana di Base di San Paolo – Roma

Introduzione

La riflessione che il nostro gruppo propone parte da alcuni fatti accaduti nelle scorse settimane che ci hanno fatto riflettere sul significato della genitorialità, anche se questo termine non è apparso adeguato a molti di noi. E’ stato difficile dare una definizione univoca del tema che proponiamo per le molte sfaccettature che implica.
I fatti che ci hanno sollecitato gli spunti di riflessione che vi proponiamo sono ricollegabili ad alcune vicende giudiziarie. La Corte di Appello di Torino ha deciso che una bimba, pur ingiustamente sottratta ai genitori naturali, dovesse continuare a vivere con i genitori adottivi a tutela della stabilità affettiva e della filiazione radicata nella vita quotidiana. La stessa motivazione ha indotto il tribunale di Roma a riconoscere in Italia a due genitori gay l’adozione di un bimbo (o bimba) avvenuta nel Regno Unito.
Molto più problematica la decisione di dare in adozione la figlia della coppia che ha sfregiato con l’acido l’ex fidanzato di lei e ha fatto vari tentativi anche in altri casi, per fortuna non riusciti.
Tutte questa vicende ci fanno riflettere su come il significato della maternità e della paternità stia superando gli stretti confini della biologia per incardinarsi all’interno di un percorso in cui acquistano significato il concreto rapporto di filiazione, le relazioni di cura, di affetto e di amore che concretamente si instaurano tra le persone. Anche quando ci si addentra, come nel caso della bimba sottratta ingiustamente ai genitori naturali, in situazioni delicate dove non è tracciabile la linea di confine e dove ciò che è giusto per qualcuno è fonte di dolore e ingiustizia per altri.L’attuale realtà dei rapporti tra genitori e figli e, in generale, la realtà riconducibile alla famiglia, o meglio, alle famiglie, si presenta complessa, carica di problematiche nuove, poco suscettibile di essere calata in schemi rigidi. E’ difficile delineare il confine della famiglia, che si presenta sempre più plurale. Riteniamo che in questa situazione, in cui è saltato lo schema rigido della famiglia tradizionale (madre e padre uniti in matrimonio, con figli nati nel matrimonio), sarebbe un errore calare la molteplicità delle situazioni esistenti in un altro schema, di contenuto diverso e più ampio, ma ugualmente basato su principi generali e astratti.
Con riferimento al caso di Torino, Chiara Saraceno, nell’articolo di cui proponiamo la lettura di un piccolo brano, auspica, ad esempio, che i genitori naturali della bimba data in adozione senza che ne sussistessero i presupposti, anziché continuare una battaglia legale che prolunga l’incertezza, chiedano la possibilità di essere sostenuti dai servizi sociali nella richiesta ai genitori adottivi di aprire i confini della famiglia, aiutando la figlia a elaborare in modo positivo alla complessità della propria nascita e della propria collocazione al mondo. E’ un caso limite, ma i casi limite ci offrono spunti di riflessione più generali sulla realtà che sta cambiando velocemente, nelle coscienze e nei costumi sociali e che, probabilmente, sta andando verso forme di famiglie più “condivise”.
Rispetto a tutto questo pensiamo che, più che teorizzare, dobbiamo ascoltare, porci degli interrogativi senza cadere nella trappola dei giudizi preconfezionati.
Per concludere, Levi Strauss, del quale proponiamo un piccolo brano tratto da un articolo di La Repubblica di qualche giorno fa, ci ricorda che in diverse società studiate dagli antropologi, il conflitto tra procreazione biologica e paternità sociale (noi diremmo anche maternità sociale), che ci imbarazza così tanto, non esiste e che gli antropologi “si augurano che si lasci fare, e che ci si rimetta alla logica interna di ogni società per creare nel suo seno le strutture familiari e sociali che si rivelano più vitali, o per eliminare quelle che faranno sorgere contraddizioni che solo l’uso potrà dichiarare insormontabili”.

Canto iniziale: 4 marzo 1943

Testimonianze su eventi / coinvolgimenti recenti

da “La famiglia tradizionale è un eccezione” di Claude Levi Strauss (la Repubblica del 15 Marzo 2017)
L’antropologo non propone ai suoi contemporanei di adottare le idee e i costumi di tale o talaltra popolazione esotica. Il nostro contributo è più modesto, e si esercita in due direzioni. Anzitutto, l’antropologia rivela che quanto consideriamo come “naturale”, fondato sull’ordine delle cose, si riduce a costrizioni e abitudini mentali proprie della nostra cultura. Ci aiuta dunque a sbarazzarci dei nostri paraocchi. In secondo luogo, i fatti che raccogliamo rappresentano un’esperienza umana molto ampia perché provengono da migliaia di società che si sono succedute nel corso dei secoli.

da ”Quella figlia perduta” di Chiara Saraceno (la Repubblica del 14 marzo 2017)
Quale è il diritto da privilegiare nel decidere con chi deve stare un bambino, quello alla stabilità affettiva e identitarie di una bambina che non conosce altri genitori se non quelli che la hanno allevata negli ultimi 5 anni o quello dei suoi genitori naturali, cui è stata ingiustamente sottratta quando aveva ancora poche settimane? Quello della filiazione e genitorialità basati sulla cura e assunzione di responsabilità quotidiana o quello dei legami di sangue e dell’importanza della gestazione?

Testimonianze dei presenti:

Massimo: Dalla casa famiglia all’affidamento familiare
A margine della strage di stato dell’8 marzo in Guatemala, nella casa famiglia Hogar Seguro, che Antonietta ha evocato nell’eucarestia di domenica scorsa, riporto brevemente l’esperienza vissuta da Molli e me in quel di Modena negli anni 70.
All’epoca c’era a Modena la casa del Buon Pastore, un istituto dove una confraternita di suore “ospitava” una decina di ragazzine con problemi (molte avviate alla prostituzione dagli stessi genitori).

Nella nostra Comunità di Casa del Pozzo, sensibile ai temi dell’accoglienza e della famiglia allargata, decidemmo di dare una mano a queste ragazzine, che si trovavano in stato di costrizione nell’istituto (la porta da cui nella parabola entrano ed escono le pecore accudite dal Buon Pastore, era un porta chiusa e l’istituto era vissuto da loro come un carcere):
• dapprima aiutandole, attraverso una pluriclasse all’interno dell’istituto gestita da Molli e altre due ragazze della comunità, a conseguire la licenza media che sarebbe stata utile nella ricerca di un lavoro per inserirsi meglio nella società, una volta uscite dall’istituto
• poi proponendo loro l’uscita dall’istituto mediante un affidamento familiare, per condividere relazioni di cura e affetto

Contemporaneamente perseguivamo l’obiettivo politico di chiudere l’istituto.
Così è stato, e, con la mobilitazione di tutta la comunità, siamo riusciti ne 1971:
• a portare alla licenza di terza media tutte le ragazzine
• a farle uscire tutte dall’istituto e a prenderle in affidamento presso le nostre giovani famiglie della comunità (eravamo tutti appena sposati)
• a far chiudere l’istituto (ora al suo posto c’è un parco pubblico!)

Per alcune di queste ragazze l’esperienza non si è conclusa positivamente (una si è suicidata, qualcuna è fuggita) ma per la maggioranza di loro c’è stato l’inserimento familiare e sociale: ad esempio, la ragazza che abbiamo avuto in affidamento Molli e io, ha vissuto con noi 5 anni a Milano, facendo corsi di addestramento professionale e sperimentando diversi impieghi, fino a quando si è sposata;, ha avuto poi due figli, e ha perfino assistito il padre e la madre che l’avevano avviata da piccola alla prostituzione.
Allo stesso modo funziona la Casa 8 marzo del Mojoca in Guatemala ribaltando la logica dell’Hogar Seguro incendiato l’8 marzo scorso.

Nino: Dal punto di vista dei figli. Ma non solo.

Una mattina d’estate, Maria Teresa, i due più piccoli dei nostri 4 figli – Francesca e Paolo – ed io andavamo in macchina da Fondi a Castellammare di Stabbia per far visita a nonno Roberto, il padre della mia prima moglie, che era stato trasportato d’urgenza in ospedale da Sant’Agata sui due Golfi dove era andato in vacanza qualche giorno prima.
Lungo il viaggio chiacchieravamo per preparare i due bambini all’incontro con il nonno, ovviamente anziano e non in buona salute. Il discorso cadde, come del resto accadeva spesso a quel tempo, su mamma Anna Maria che non c’era più. I bambini però spostarono presto il discorso sul presente e Francesca prese ad interrogare Maria Teresa: ? . ? . <Mamma, perché non hai fatto anche tu il concorso, così io sarei nata in Indonesia>?
Un paio d’anni prima Paolo aveva chiesto a Maria Teresa: <Mamma, per diventare veramente figlio tuo devono tagliarmi a pezzi e mettermi nella tua pancia>? .
E’ vero: sul piano esistenziale basta volersi bene; ma su quello giuridico no. Volersi bene per la Legge non basta, anzi vale nulla.
Quando ci fece caso, Maria Teresa corse da un avvocato ed adottò i quattro figli che non aveva partorito, ma aveva rimesso al mondo.
Maria Teresa non ha voluto far figli in senso biologico. Quando ci sposammo mi disse . Secondo il Diritto Canonico quindi il nostro matrimonio potrebbe essere dichiarato nullo, essendo la procreazione finalità imprescindibile del matrimonio.
In base alla mia esperienza posso concludere che la genitalità è una dimensione psicologicamente molto importante sia per i piccoli, i figli, sia per gli adulti, i genitori.
Una sera però nella pizzeria “da Mario” a via Cavalleggeri a Napoli, dove cenavo quando lavoravo a Città della Scienza, il figlio del pizzaiolo, parlando con me del più e del meno, mi disse: <Dotto’, e figlie so’ e chi s’ e cresce>. Con questa frase semplice, pronunciata rigorosamente in napoletano, l’unica lingua che padroneggiava bene, il giovanotto mi spiegò che la genitalità, per importante che sia, non è condizione né sufficiente, né necessaria per essere genitori.
Circa vent’anni dopo la sociologa Chiara Saraceno ha scritto che si diventa figli quando si trova qualcuno che ci vuole bene e ci aiuta a crescere. Dunque “o figlio e Mariettiello o pizzaiuolo” aveva ragione.
La vita non è semplice, mi pare; anzi è proprio complessa e complicata. Per questo, per viverla e cercare di capirla non sono adatti gli spara sentenze.

Letture

Giovanni 19, 26-27
Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!»
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.

Matteo 12, 46-50
Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti». Ma egli rispose a colui che gli parlava: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?» E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre».

Per queste letture… ringraziamo il Signore

Silenzio di riflessione

Commenti

Preghiere

I vostri figli di Kahlil Gibran (1883 – 1931)
I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Preghiere dei presenti

Canone e frazione del pane

La famiglia di Gesù
“Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio,
che è nei cieli,
mi è fratello e sorella e madre”

Abbiamo la certezza che molteplici siano state
le forme e le esperienze di “famiglia”
nella storia dell’umanità,
e tante altre ne verranno,
perché infinite sono le esperienze di amore.

Oggi viviamo la violenza di chi ci ricorda
che “naturale” è solo l’unione
tra un uomo e una donna,
ma a volte il rapporto diventa solo un contratto
a fini patrimoniali o riproduttivi,
contrassegnato spesso da legami autoritari.

E anche la giusta ricerca del bene del minore
non sempre riesce a risolvere situazioni
in cui il degrado culturale e l’ignoranza umana
portano a scelte comunque dolorose.

Si dà il nome di “case-famiglia” a luoghi
dove la mancanza di libertà e di rispetto
portano a soprusi e sofferenze, fino alla morte,
come nell’”hogar seguro” del Guatemala,
nel quale decine di ragazze sono state rinchiuse
per essere punite ed “educate” o “rieducate”
alle norme e ai modelli dominanti.

Vogliamo ribadire il nostro impegno
per la costruzione di un mondo inclusivo,
nel quale non si parli più di potere ma di servizio
e nel quale le giovani generazioni
possano entrare a pieno titolo,
rispettate e libere di crescere insieme,
condividendo le loro diversità.

Questo è l’esempio che Gesù ci ha lasciato,
quando, avvicinandosi la Pasqua,
riunì attorno a sé le amiche e gli amici,
per condividere le ultime ore della sua vita.

Una volta a tavola, prese il pane,
rese grazie a Dio e lo spezzò dicendo:
“mangiate, questo è il mio corpo”.
E, allo stesso modo, preso il calice del vino,
lo offrì loro dicendo:
“bevetene tutti, questo è il mio sangue”.

E aggiungendo “fate questo in memoria di me”
ci ha affidato il compito
di continuare a vivere ricordandolo
e cercando di realizzare un mondo
in cui non esistano più guerre, ingiustizie e povertà,
e si possa vivere insieme con pari dignità.

Padre nostro

Scambio di pace

Pensiero alla condivisione del pane e del vino

Fa abitare la sterile in famiglia,
quale madre felice tra i suoi figli.
(Salmo 113,9).

Condivisione del pane e del vino

Canto alla condivisione del pane e del vino: La mia casa

Destinazione delle offerte – Raccolta delle offerte

Canto alla raccolta delle offerte: Preghiera di un contadino

Comunicazioni su eventi / coinvolgimenti prossimi

Canto finale: Come è bello

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