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Papa non populista ma popolare di B.Manni

Beppe Manni della CdB del Villaggio Artigiano di Modena

Dopo Milano il papa è a Carpi e Mirandola. E’ un leader ascoltato. Non dice cose teologicamente rivoluzionarie. Rimane all’interno di un complesso e compromesso mondo cattolico-vaticanista, ed è circondato da una curia che lo ostacola insieme a gruppi di cattolici tradizionalisti. Ma le sue parole tutti le comprendono e a tutti danno speranza. Stanno dentro al cuore di ogni uomo di buona volontà e di retto sentire. Se ascoltate salverebbero veramente il mondo. Le roboanti parole dei politici e dei filosofi, degli economisti e dei sociologi, sono spesso l’espressione di gruppi di pressione economiche e politiche. Anche le religioni non sempre cercano l’autentica salvezza dell’uomo, si dividono da secoli su questioni teologiche e sembrano al servizio di un proprio ruolo di potere e di proselitismo. Il profeta Gesù quando annunciava il suo progetto voluto da dio, faceva pochi discorsi teologici ma guariva, accoglieva e liberava.

Francesco è un papa populista? Meglio chiamarlo popolare, in quanto risponde ai bisogni profondi dei popoli. Era il lato anche positivo delle monarchie: quando un buon re voleva fare cambiamenti che intaccavano il potere e i privilegi di gruppi forti, non riusciva a convincere i suoi sodali, addirittura rischiava la testa. Allora si rivolgeva al popolo che non legato a particolari privilegi lo capiva, lo appoggiava e in certo modo lo proteggeva. Questo è un populismo buono, una democrazia rovesciata che viene dal basso. Un riconoscimento non da organi cosiddetti democratici, né un potere che viene da Dio, ma dal basso, dalla comprensione e dall’amore della gente che riconosce in lui una guida. Non a caso la chiesa nelle sue preghiere chiede a Dio buoni ‘pastori’ bravi re, giudici onesti, capi giusti e responsabili, che non cercano i loro interessi, che proteggano e hanno compassione dei deboli, non si fanno corrompere dai potenti, che cercano la pace.

La gente semplice, i pedoni della vita, sono presi dai problemi di ogni giorno: lavoro, figli, vecchi, malattie e sopravvivenza. Non hanno né il tempo né la capacità di comprendere e intervenire. Si devono fidare dei loro capi. Se sono disonesti e delinquenti come alle volte capita chi li aiuterà e li difenderà? Traiano stava per andare alla guerra, una ‘vedovella’ chiedeva giustizia per il figlio ammazzato “Devo andare alla guerra, diceva, non scocciare”; dietro l’insistenza della donna ebbe compassione e le fece giustizia. Per questo Dante lo mette in Paradiso.

Grazie Francesco che sei venuto in una terra laboriosa, bella e sfortunata. La tua vicinanza ci ricorda la nuova primavera della chiesa merito anche ai nuovi pastori-vescovi che sono stati donati a Bologna e a Modena. Ma questo ci impegna a una presenza civile e politica veramente al servizio non delle beghe politiche ma del vero bene di noi gente della strada.

Pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 2 aprile 2017

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