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Verso una visione inclusiva di C.Cifatte

Catti Cifatte
(CdB Oregina – Genova)

Vorrei dare un contributo di riflessione, breve e personale, alla richiesta di sostegno e maggiore collaborazione che è pervenuta dalla rivista Tempi di fraternità al movimento delle Cdb.

Sono abbonata da tanti anni a TdF e, come forse si saprà, per quasi dieci anni ho dato un contributo a questa rivista curando la rubrica Tempi di sororità che ebbe, un discreto successo visto che “il punto di vista teologico femminista” spesso non aveva trovato spazio su quella rivista ed oggi si sta affermando sempre di più. (1)

Il mio limite nel riflettere su testi importanti, come la bibbia, o il lavoro delle teologhe è che non sono una teologa, ho solo desiderio di approfondire, leggendo e studiando perché non mi accontento mai di ciò che mi propinano dal punto di vista maschile.

Forse però la caratteristica positiva è che l’interesse per la teologia femminista, nasce proprio nel contesto della mia partecipazione al movimento delle Cdb e che, oggi più che mai, mi sento in ricerca e in cammino insieme con tante altre donne delle Comunità e non solo con le quali continuamente ci si confronta.Scrivendo Tempi di sororità, con tenacia e con un relativo sacrificio mensile, all’epoca ero ancora in piena attività lavorativa, cercavo di contribuire al dibattito nascente anche all’interno del Movimento della Cdb, ed in particolare nei Gruppi-donne, sulla nuova interpretazione dei testi cosiddetti “sacri”, sulle religioni monoteiste e patriarcali, sulla necessità di riscoprire un divino declinato al femminile, sulla necessità quindi di demolire le impalcature costruite, dalle gerarchie ecclesiastiche, intorno al divino assoluto maschile, per dare sempre più spazio al nostro desiderio di valorizzazione della differenza di genere.

Mi soffermai allora molto anche sul significato del linguaggio usato ed in particolare chiesi alla redazione di TdF se fosse possibile cambiare la denominazione della rivista in Tempi di fraternità e sororità. La cosa generò un lungo dibattito interno e si evidenziarono con forza posizioni maschili di difesa ad oltranza del cosiddetto valore neutro delle definizioni, sostenendo che nella fraternità era ricompresa anche la sororità e che poi la parola ‘sororità’ non era dicibile perché non compare nemmeno nel vocabolario della lingua italiana!

La discussione fu comunque seria e il direttore di allora Brunetto Salvarani prese le mie parti, ma la redazione no… Nella mia presunzione di allora da semplice rubrica ‘tempi di sororità’, avrebbe dovuto diventare, un’impronta che poteva caratterizzare l’impostazione generale della rivista , ma la redazione si limitò ad aggiungere un sottotitolo, peraltro condivisibile ma non sufficiente: “donne e uomini in ricerca e confronto comunitario”, sottotitolo che vi è tutt’ora.

Perché oggi ripropongo queste tematiche all’attenzione delle Cdb, uomini e donne? un po’ perché la rivista chiede di dare il nostro sostegno e contributo, ma soprattutto perché credo che con il rafforzamento del ruolo delle donne nel movimento ed anche nella più vasta realtà ecclesiale, non sia più possibile dare risposte limitate alla questione della comunicazione e sull’uso di strumenti come le riviste di ‘area’.

In particolare con l’affermazione, da più parti sostenuta, di una teologia femminista molto significativa ed importante per uomini e donne in cammino di ricerca del divino, credo non sia più rinviabile una diversa impostazione della e delle riviste alle quali diamo il nostro contributo: mi riferisco sia TdF, sia Confronti, sia Adista ed altre eventuali.

Ora mi domando, cosa manca ancora oggi? Vorrei che non ci si limitasse ad ospitare, come avviene, interventi scritti e contributi di donne, che non ci si limitasse quindi a dare uno spazio a donne impegnate nella società religiosa e nel sociale, ma che la rivista diventasse uno strumento di ospitalità delle differenze di genere, strumento di ricerca veramente aperto, in grado di mettere in discussione e sviluppare con serietà ed approfondimento specifico, mostrando in quale nuova ottica ci si può muovere, tenendo in debito conto le novità teologiche e le riflessioni femministe.

Insomma per me si tratta di un dibattito ancora tutto aperto che richiede la volontà di fare spazio ad una visione di fondo, che passa sia attraverso la modifica del linguaggio sia da una interpretazione diversa ed inclusiva della tradizione, della storia cristiana e dei testi cosiddetti sacri.

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(1) Se qualcuna/o è interessata/o comunico che una parte del mio lavoro sfociò in due libretti editi da Gabrielli “L’autorità delle donne” e “Sensibilità maschili” mentre altri testi sono raccolti negli archivi dei siti delle Cdb e della rivista)

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