Home Comunità Cristiane di Base Se la mia casa brucia non sto a guardare la televisione di B. Manni

Se la mia casa brucia non sto a guardare la televisione di B. Manni

Beppe Manni – CdB del Villaggio Artigiano di Modena
pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 18 giugno 2017

A Bologna l’altra settimana si sono incontrati i 7G i sette grandi: Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Stati uniti, Canada, Giappone. Oggetto dell’incontro l’ambiente. Gli argomenti trattati dai maggiori responsabili della terra, in genere non ci toccano. Siamo poco informati, non siamo competenti. Ci comportiamo come nel nostro quartiere: fin che la cosa non ci riguarda personalmente, difficilmente partecipiamo ad un’assemblea pubblica.

L’ambiente oggi ci riguarda direttamente. Non ci imbrogliano più le parole bugiarde di alcuni sedicenti scienziati (Zichichi ad esempio) al servizio di certe economie come “l’effetto serra non esiste, l’aria è respirabile, nuove malattie e tumori ci sono sempre stati, il cambio climatico è ciclico, magari l’anno prossimo ci saranno gelate siberiane…”. Se del terrorismo ci possiamo difendere e l’immigrazione la stiamo gestendo, il degrado ambientale ci sta distruggendo, lo vediamo ogni giorno e ci sentiamo impotenti. La mancanza di piogge regolari, la desertificazione e la siccità, la sparizione di molte specie di uccellini e insetti: le rondini, i passeri, le lucciole, le farfalle e le libellule scomparse dalle nostre città, le acque senza vita (chi vede più pesci e rane nei ruscelli e canali?), sono fenomeni evidenti da tutti leggibili. Non voglio essere apocalittico ma la cancellazione progressiva della vita sono segni anticipatori della morte del pianeta. E poi l’aumento sensibile del caldo e la scomparsa della neve, il ritiro dei ghiacciai, sono segnali di altri disastri che si stanno abbattendo sopra le nostre teste.

I più giovani si stanno abituando, non hanno la percezione che stiano avvenendo cose nuove e allarmanti. La scelta irresponsabile di Trump che si è defilato dagli accordi di Kioto e Parigi fa pensare che “Se lo dice lui, vorrà dire che non ci sono pericoli immediati”.

Ecologia, dal greco ecos significa casa. La terra è la nostra casa. L’aria, il mare, l’acqua, le piante sono la nostra vita. I politici sono relativamente interessati forse perché il petrolio e i gas fanno girare il mondo di questo tipo di economia distorta e suicida. Non a caso l’impegno ambientale ed ecologico non appare se non come un paragrafo nei progetti dei politici per le loro elezioni. Avete per caso guardato la fotografia dei grandi e dei loro accompagnatori e accompagnatrici a Bologna? Sono sorridenti e paghi delle loro parole. Ma come si può ridere di fronte alla tragedia ambientale che si abbatte su tutta la terra provocando morte distruzione e guerra?

Cari amici dobbiamo pensarci noi ne va della nostra pelle. Lavoriamo su due fronti. Da una parte un impegno politico non pilotato dai segretari di partito e dai sindaci ma dalla necessità di fare cose rivoluzionarie e nuove secondo gli otto obiettivi della carta di Bologna, per lo sviluppo sostenibile: riciclo dei rifiuti, difesa del suolo, prevenzione disastri, transizione energetica, qualità dell’aria, risparmio dell’acqua, mobilità sostenibile,  più verde urbano. Dall’altra una modificazione significativa dei nostri comportamenti quotidiani. Mi sembra che non ci sia, purtroppo, ancora un cambiamento visibile ad esempio sull’uso dell’auto: si gioisce anzi della crescita del 10% di nuove immatricolazioni; bici: sono aumentate le piste ciclabili, ma non lo è l’uso della bicicletta; mezzi pubblici: gli autobus e i treni locali sono semivuoti: la gran parte dei genitori, ad esempio, continua a portare i figli a scuola con macchine e suv pericolosi e inquinanti. Riciclo: a Modena siamo virtuosi nella raccolta differenziata, ma non mi sembra che si sia una politica per la diminuzione dei rifiuti.

Salvare la nostra casa non è un optional, ma un drammatico dovere.

  1. A Modena era stato promesso dal sindaco, zero consumo territorio verde: vengo a sapere che è sta programmata la costruzione di 500 appartamenti su terreno agricolo, credo, in zona Morane.

 

Ecco gli otto macro obiettivi individuati dalla Carta di Bologna per l’Ambiente da inserire nelle agende metropolitane lo per sviluppo sostenibile

1) RICICLO DEI RIFIUTI
L’economia circolare, in particolare, può consentire alle Città metropolitane di slegare lo sviluppo dal consumo delle risorse naturali esauribili ed evitare la distruzione di valore insita nel modello economico attuale. E proprio da qui parte la Carta di Bologna per l’Ambiente: le città metropolitane si impegnano infatti a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo 70% e discarica max 5% dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale).

2) DIFESA DEL SUOLO
In relazione alla tutela del territorio, le città si impegnano a ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale) e centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati.
L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda Onu richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.

3) PREVENZIONE DISASTRI
I sindaci si impegnano inoltre ad aggiornare il Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’energia (siglato nel 2015) per prevenire il rischio di disastri generati dai cambiamenti climatici. Obiettivo è la redazione di piani integrati con gli strumenti di pianificazione nazionale per poter essere operativi entro il 2020. In questo ambito il quadro di riferimento nazionale è l’integrazione tra le iniziative Italia Sicura, Casa Italia e la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici del Ministero dell’Ambiente, superando l’attuale separazione con il Sendai framework for disaster risk reduction 2015-2030 del Dipartimento per la Protezione civile. Le parole chiave sono: rigenerazione urbana, attenzione alle periferie, riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente e sicurezza sismica e idrogeologica.

4) TRANSIZIONE ENERGETICA
Sul fronte della transizione energetica e della qualità dell’aria le città italiane mirano a risultati ancora più ambiziosi rispetto a quanto imposto dalle direttive europee: per l’energia raggiungere nel 2025 (e non nel 2030) la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, migliorando l’efficienza energetica del 30% e producendo il 27% dell’energia da fonti rinnovabili. In tema di qualità dell’aria è guerra dichiarata alle polveri sottili: si punta entro il 2025 al rispetto del limite massimo stabilito dall’Oms per il particolato sottile (10 μ/mc, più restrittivo di quello europeo: 25 μ/mc al 2015; 20 μ/mc al 2020). Per farlo servirà mettere a sistema i Piani regionali e il Piano congiunto Governo – Regioni della Pianura Padana del 2013, per valutare l’efficacia delle azioni adottate nei diversi ambiti (trasporti, industria, agricoltura, energia).

5) QUALITÀ DELL’ARIA
Serviranno inoltre accordi di programma fra i diversi enti territoriali per coordinare le politiche necessarie al contrasto delle emissioni in atmosfera, con misure di livello locale (quali blocchi del traffico, ZTL, congestion charges) ma anche strutturali (es. incentivi rinnovo impianti riscaldamento, per la mobilità sostenibile). Necessario anche il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio locale con strumenti di analisi dei dati per la previsione di picchi di inquinamento e la programmazione anticipata degli interventi di contrasto (blocchi del traffico).

6) RISPARMIO DELL’ACQUA
Acque: parola d’ordine sprecare meno. L’obiettivo per le Città metropolitane in questo ambito è ridurre entro la soglia fisiologica del 10 – 20% le perdite delle reti di distribuzione idrica entro il 2030 (2/3 terzi in meno rispetto ad oggi) e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, portandoli allo stato di “buono” per tutte le acque entro il 2025.

7) PIÙ VERDE URBANO
Città più sostenibili significa anche città più verdi. L’obiettivo in questo senso è raddoppiare entro il 2030 la superficie media di verde urbano per abitante, arrivando a 30 mq per abitante (2/3 in più rispetto al 2014). Per farlo bisogna riconoscere il verde urbano nella sua totalità (pubblico, privato, urbano, periurbano), pianificare nuove categorie di aree e infrastrutture verdi adatte a fronteggiare il riscaldamento climatico, incentivare l’inserimento della componente vegetale nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove edificazioni.

8) MOBILITÀ SOSTENIBILE
Infine, il capitolo mobilità sostenibile: le città si impegnano a raggiungere almeno il 50% del riparto modale tra auto e moto e le altre forme di mobilità entro il 2020. Anche su questo tema imprescindibile è il lavoro di squadra con il Governo nazionale che punti ad incentivare i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità ciclabile e pedonale, lavori a misure infrastrutturali per la diffusione delle ricariche per le auto elettriche e a idrogeno.

Ambiente a Bologna
8 Giugno 2017

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